Di fronte all’epidemia governo e articolazioni territoriali agiscono in ordine sparso

Politica regionale, nazionale e internazionale

La potestà dello Stato può esercitarsi su tutto il territorio nazionale, ovviamente entro i limiti stabiliti dalla Costituzione e per fini di interesse pubblico. Per evitare confusione va detto che le articolazioni territoriali, Comuni, Province, Regioni e altri enti autonomi, fanno parte integrale dello Stato. Pertanto tutti (Comuni, Province, Regioni e enti autonomi) devono concorrere alla realizzazione dell’interesse generale. Perché lo Stato non si identifica nel Governo o nel Parlamento, che sono organi costituzionali attraverso i quali (lo Stato) si propone di conseguire l’utile pubblico, quindi con la necessaria collaborazione delle articolazioni territoriali. Ma anche con il coinvolgimento dei cittadini sia come singoli sia nelle formazioni sociali.

Le Regioni godono di sovranità derivata dallo Stato, la loro autonomia si svolge nel rispetto delle norme costituzionali e nei limiti posti dall’ordinamento giuridico. Lo stesso discorso vale per i Comuni e le Province che hanno per lo più funzioni amministrative. Lo Stato è l’insieme delle sue articolazioni, attraverso le quali agisce per la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini. Non si comprende, dunque, il perché delle posizioni dei Comuni e degli altri Enti locali rispetto all’attività loro affidata dal Governo centrale per il contrasto all’epidemia virale che miete tante vittime e crea enormi difficoltà all’organizzazione sanitaria.

La previsione in Costituzione delle autonomie locali si giustifica per consentire una maggiore celerità amministrativa e per una più puntuale individuazione degli effettivi bisogni locali. L’accusa che gli Enti locali, in primis i Comuni, rivolta al Governo centrale di fare dello scaricabarile, è affatto infondata. Sono, ad esempio, i Comuni che, dotati di polizia locale, possono intervenire nelle aree e nei locali dove abituaalmente si verificano gli assembramenti che contribuiscono alla maggiore diffusione dell’epidemia.

Ora che il numero dei contagiati ha superato la soglia dei diecimila al giorno si rivela ancora più importante la necessità che lo Stato, in tutte le sue articolazioni, agisca in modo deciso per evitare un lockdown totale che, secondo tutti gli esperti di economia, sarebbe esiziale. Quindi, ognuno faccia la sua parte, senza polemiche che sarebbero letali per l’intero sistema economico. E non solo. Potrebbero verificarsi sollevazioni popolari causate dall’indigenza in cui cadrebbe la maggior parte di noi.

Il Governo ha adottato decisioni non condivise dall’opposizione salviniana e meloniana che ha espresso giudizi che vanno ben al di là dell’etica politica. Giudizi di inadeguatezza e incapacità nei riguardi di Conte sono stati espressi con irresponsabile profusione, al limite di ogni decenza. Le critiche espresse da alcuni politicanti contengono solo giudizi negativi, senza uno straccio di proposta. Anzi, occorre sottolineare che i rappresentanti dell’opposizione, che oggi si dichiarano rigoristi, quest’estate erano al contrario aperturisti. Come, del resto, lo erano alcuni politici della maggioranza che, nell’intento di scongiurare il crollo dell’economia turistica, hanno accolto con sollievo la decisione di allentare i freni dell’inverno appena trascorso.

Marco Travaglio, nel notare il cambio di atteggiamento di alcuni politicanti, ha dichiarato la sua grande sorpresa rispetto alle posizioni di coloro che, negazionisti estivi, si sono trasformati in rigoristi autunnali. Ma la musica non è cambiata. Salvini e compagni continuano a sperare nella caduta del Governo. I giornaloni che sostengono la musica del coro salviniano e meloniano pubblicano continuamente articoli con i quali invocano le dimissioni del Governo. E non esitano a definire criminale il Presidente del Consiglio che con le sue decisioni, peraltro prese collegialmente dal Governo e fatte proprie dal Parlamento, avrebbe causato il rifiorire del virus con conseguente morte di alcuni innocenti cittadini. A questo punto manca solo l’accusa che il Premier si sarebbe messo d’accordo direttamente con questi virus o con strane e indefinite organizzazioni internazionali produttrici di virus per attuare quella che viene definita dittatura sanitaria. Insomma Conte potrebbe essere, bontà loro, un serial killer a sua insaputa. La speranza, ultima a morire, è che questi signori si rendano conto che il virus è un nemico comune, che non ha colore politico e, soprattutto, non conosce confini territoriali.

Conte si dimostra al di sopra di questi attacchi e continua ad agire per il meglio, chiedendo la collaborazione di tutti, Regioni, Province, Comuni e singoli cittadini: “I principi che muovono oggi l’azione del governo nel contenimento del contagio sono sempre gli stessi e sono quelli che ci hanno consentito di superare efficacemente la prima ondata della pandemia: massima precauzione, adeguatezza e proporzionalità, nella prospettiva della prioritaria tutela della vita e della salute dei cittadini”. Del resto gli Italiani non sono cambiati. Sono gli stessi che, pochi mesi fa, hanno agito con compostezza e senso di responsabilità. Nelle città si vedono cittadini rispettosi delle regole: indossano la mascherina e mantengono il distanziamento prescritto dalla scienza.

Superata la bufera virale occorrerà rivedere il Titolo Quinto della Costituzione per definire meglio le competenze dei vari Enti Territoriali, in special modo in ordine alla sanità pubblica che ha mostrato enormi lacune causate da una politica dissennata che negli ultimi trenta/quaranta anni ha privilegiato quella (la sanità, s’intende) privata.