Ficodindia dell’Etna Dop: coltivazioni naturali per un sapore unico

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Ficodindia dell’Etna Dop: coltivazioni naturali per un sapore unico

Cresce alle pendici dell’Etna con tecniche a bassissimo impatto ambientale. Ne abbiamo parlato con Giovanni Crispi, responsabile vendite del Consorzio Euroagrumi

SICILIA

Il Ficodindia dell’Etna Dop nasce alle pendici dell’Etna, restituendo i doni di una terra preziosa. Questa specialità dall’anima siciliana si riconosce infatti per la polpa croccante e succosa, ma anche per la conservabilità e la brillantezza dei suoi colori. Merito del terreno vulcanico sul quale questi fichidindia Dop crescono, letteralmente tra le mani di esperti agricoltori locali. A confermarlo è Giovanni Crispi, responsabile vendite del Consorzio Euroagrumi O.p. che, tra le sue produzioni, conta anche il Ficodindia dell’Etna Dop.  “Questo frutto ha caratteristiche organolettiche ben definite che si devono proprio alle terre in cui viene coltivato” spiega Giovanni. “In particolare mi riferisco alla consistenza della polpa che risulta particolarmente croccante e succosa, ma anche il buon grado brix (misura del grado zuccherino ndr.) che supera il dodici e mezzo, arrivando a toccare anche quota sedici”. Il segreto sta appunto nei territori vulcanici, “ricchi di potassio e poveri di azoto, che consentono al Ficodindia dell’Etna Dop di formare il suo carattere unico, contraddistinto anche da una speciale lucentezza nei colori esterni e un’ottima conservabilità”.

Non è un caso, dunque, se il Disciplinare di produzione circoscrive la coltura di questa Dop in una precisa area compresa nella provincia di Catania che, in parte, rientra nel Parco Regionale dell’Etna. Spiega Giovanni: “Le coltivazioni sono suddivise in piccoli appezzamenti che consentono di portare avanti la tradizione in modo quasi del tutto manuale. Inoltre, grazie alla resistenza di questa pianta, le produzioni sono pressoché prive di pesticidi o altre sostanze, tanto che per circa il 98% dei casi risultano a residuo zero, nonché a bassissimo impatto ambientale”. “L’unico ‘attacco’ davvero temuto dal Ficodindia – ha chiarito – è quello della mosca mediterranea, che tuttavia agisce solo in autunno e si può combattere con specifiche trappole”.  Una produzione tipica e naturale, dunque, che racconta del fortunato sodalizio tra questo frutto e le terre siciliane dove ha trovato casa arrivando secoli fa dall’America. Oggi la coltura dei fichidindia sull’isola è tra le più rinomate d’Europa, anche perché è qui che crescono i frutti più precoci.

I Fichidindia dell’Etna Dop si differenziano infatti secondo il periodo di maturazione delle tre cultivar, bianca, rossa e gialla. Spiega Giovanni: “Dai primi di agosto fino al 18 settembre si raccoglie il primo fiore. Dal 16 settembre circa si passa invece al secondo fiore, chiamato anche bastardone, che, in base al clima, può protrarsi anche fino a dicembre”. Quest’ultimo caso si ottiene con la scozzolatura (eliminazione) del primo fiore, verso la fine di maggio e l’inizio di giugno, per consentire una seconda fioritura, appunto. “Si raccolgono così prodotti dalle caratteristiche organolettiche migliori, poiché con l’allungamento della stagione i fichidindia possono maturare più lentamente, godendo del clima fresco che contribuisce a donargli la tipica consistenza”. E per gustarli al meglio? Giovanni suggerisce di tenerli in frigorifero per consumarli freddi, e di provarli anche come ingrediente per cocktail o centrifugati di stagione.