Ricordando Ughetto Bertucci e Angelo Musco

Arte, Cultura & Società

C’è stato un tempo in cui le riviste di cinema erano un appuntamento fisso presso l’edicola. “Cine Illustrato”, “La Fiera del Cinema”, “Cine Sorriso Illustrato”, “Ciak”, per citarne solo alcune avvicendatesi nel tempo, facevano bella mostra sulla rastrelliera del giornalaio e per talune era prudente prenotarne una copia. Oggi sono molto meno, giacché sostituite da trasmissioni televisive quotidiane il cui buon gusto non è il caso di misurare.

Il 18 ottobre avrebbe rappresentato una giornata appetibile per uno di quei periodici, visto che nel mondo del teatro e della celluloide, tale data segna due compleanni. Quello di Ughetto Bertuci e del più blasonato, sicilianissimo, Angelo Musco.

UGHETTO BERTUCCI

Nato a Roma il 18 ottobre del 1907 vi muore il 25 giugno del 1966. Non ci sono molte notizie che lo riguardano prima dell’esperienza cinematografica. Aveva un banco di frutta e verdura in un mercato romano. Un po’ come Aldo Fabrizi che, rimasto orfano di padre, lasciò gli studi per adattarsi, tra l’altro, ad aiutare la madre verduraia in Campo dei Fiori.

Un giorno lo vide Mario Mattoli che lo scritturò per un film: “La vita ricomincia”, si era nel 1945. Da quel momento, pur non lasciando completamente l’attività commerciale, si dedicò progressivamente al cine e al teatro nell’avanspettacolo.

Il suo fisico lo aiutò molto nella carriera. Infatti, di bassa statura, tozzo, con una faccia simpatica e fatta apposta per essere presa simpaticamente a schiaffi (soprattutto da Totò), con l’aria scanzonata, interpreta moltissimi film, oltre 50,  accanto ai migliori comici del momento: TotòMacarioBilli e RivaWalter Chiari, Ugo Tognazzi ecc. L’ultima presenza fu nel 1962 in “5 marines per 100 ragazze”.

Chi ha visto il film “Fifa e Arena” con Totò, ricorderà Ughetto Bertucci nella parte dell’autista, il quale a ogni gesto inusuale del principe della risata (es. quando si fa un panino con la spugna da bagno e il sapone per la barba) esclamava. “Che fenomeno!”.

ANGELO MUSCO

La sera del 25 ottobre 1925, l’attore siciliano recitava a Milano, quando, dopo uno sguardo d’intesa con un collega interruppe lo spettacolo e rivolto al pubblico gridò: «Masculo è, e milanese per giunta!». Gli era nato il primo figlio. Questo era Angelo Musco.

Nato a Catania nel rione popolare di San Cristoforo il 18 ottobre del  1871, era l’ultimo di quattordici figli. La sua infanzia povera la ricordava spesso alla figlia Francesca, quando questa si mostrava riluttante a mangiare l’uovo. Era solito dire: anch’io da piccolo non lo volevo l’uovo, se c’era, a Pasqua.

Fece tanti mestieri, anche il cantante di serenate sotto i balconi delle ragazze, fino a che fu scritturato nella compagnia dell’Opera dei Pupi (teatro marionettistico siciliano) di Michele Insanguine, per poi passare, dopo altre esperienze, in qualità di attore, nella compagnia dialettale di Giovanni Grasso, nome altisonante della commedia teatrale dell’epoca. Nei primi anni del ‘900 conobbe Nino Martoglio che gli scrisse due commedie memorabili, “L’aria del Continente” e “San Giovanni Decollato”. Anche Luigi Pirandello scrisse per lui, ricordiamo ‘A birritta cu’ i ciancianeddi (Il berreto a sonagli), Liolà e Pensaci, Giacomino!. Con quest’ultimo lavoro Musco intraprese la carriera cinematografica che ebbe grande successo. Non tutti gli attori di teatro riescono altrettanto bene nel cinema, un esempio è Gilberto Govi che non riusciva sopportare la mancanza di continuità nella recitazione. Sul palcoscenico non c’è, infatti, soluzione di continuità mentre il cinema è fatto di “tessere” che solo alla fine si montano per dare organicità al lavoro.

Musco passò da un successo all’altro in Italia e all’estero. Dava simpaticamente del “cumpari” al re Vittorio Emanuele III che gli aveva battezzato uno dei quattro figli avuti dalla bella attrice e figlia d’arte Desdemona Balestrieri: Annamaria, Franca, Vittorio e Angelo jr. mentre di quest’ultimo si conosce la splendida carriera musicale poco si sa delle sorelle Franca e Annamaria in merito alla loro attività, così come piuttosto misteriosa e la carriera di Vittorio. Questi, infatti, è da alcuni individuato in Nino Musco, approdato come caratterista agli inizi degli anni ’50 nel cinema italiano e del quale il pubblico non sa più nulla dagli anni ’70.

Angelo Musco morì a Milano, durante una tournée, il 7 ottobre 1937. E’ sepolto nel Cimitero di Catania in fondo al viale degli uomini illustri, nella cappella di famiglia.

La figlia Franca ha raccontato che un giorno nei pressi dell’albergo “Grande Hotel di Messina”, di proprietà dell’attore. «Io e mia sorella Annamaria eravamo uscite con papà per una passeggiata, quando il portiere gli fece notare che aveva una scarpa slacciata. Papa, guardandosi intorno, non trovò appoggio per il piede. Fece segno ad un tram che passava velocemente, che si fermò con grande stridio dei freni, tra l’entusiasmo dei passeggeri che pensavano volesse salire. Si allacciò la scarpa sul predellino e poi, rivolto al conducente: “Sabbenedica, e grazie”, lo salutò».

Giuseppe Rinaldi

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