Sul nodo trasporti è polemica per il rischio contagi

Politica regionale, nazionale e internazionale

Ma uno studio di Asstra parla di “passeggeri dimezzati a settembre” sui mezzi pubblici e di rispetto dei limiti alla capienza dell’80% . De Micheli convoca tutti gli attori istituzionali

Trasporti pubblici, Roma

AGI – Autobus e metro a rischio contagio? Il nodo dei trasporti pubblici torna in primo piano con il sovraffollamento che spesso non consente il distanziamento di sicurezza anti Covid e la continua crescita dei casi delle ultime settimane. Dopo l’ultimo Dpcm che tra le misure restrittive ha previsto anche il limite di 6 persone per feste casalinghe, è scoppiata la polemica.

In primis il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha ammesso l’esistenza di una “situazione critica al di la’ dei tanti sforzi fatti” assicurando che il governo continuerà a “monitorare la situazione e a investire per fare in modo che le persone possano viaggiare in condizioni di assoluta sicurezza”.

Critico il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini: il tema del trasporto pubblico locale, ha denunciato, “in realtà non è stato affrontato. Sono stati alcuni presidenti di Regione che ieri si sono interrogati sul fatto che se diminuisse la capienza del trasporto pubblico locale, che oggi è fissata all’80%, si creerebbe un problema non piccolo per trasportare gli stessi studenti da e verso la scuola. Il governo – ha sottolineato – non ha posto quel tema al centro del Dpcm e non è stato nemmeno affrontato nel confronto tra governo e Regioni”.

Gli fa eco la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa: “La questione dei mezzi pubblici fa anche a me personalmente abbastanza impressione. Discuto tutti i giorni con persone che se ne occupano, c’è da parte delle amministrazioni locali una enorme difficoltà ad aumentare il numero di corse, forse qualche volta ci vuole anche un po’ più di buona volontà. Dobbiamo fare tutti uno sforzo in più” ha esortato.

Zampa ha chiesto che i governatori riaprano “il tavolo con i ministeri competenti, valutando di mettere di più di quello che si è fatto, anche mettendoci un po’ di fantasia. Oggi sul limite di capienza all’80% non c’è neanche il controllo, proviamo a scendere al 70% – ha sostenuto – però controllato. Vogliamo aumentare del 10-15% le corse? Possiamo immaginare convenzioni con società di trasporto privato? Orari sfalsati di ingresso a scuola?” ha ipotizzato.

E proprio per attuare un confronto sulle misure di contenimento dei contagi sui mezzi pubblici, la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, ha convocato per domani le associazioni rappresentative delle aziende del Trasporto pubblico locale insieme ai rappresentanti della Conferenza delle Regioni, di Anci e di Upi. Nel corso della riunione verrà compiuto un aggiornamento del monitoraggio periodico dei flussi dei passeggeri che utilizzano i mezzi pubblici e saranno analizzate alcune situazioni problematiche riportate in questi giorni sui canali social, relative ad assembramenti a bordo dei mezzi e all’interno delle stazioni.

In direzione contraria a tali preoccupazioni va però uno studio di Asstra (l’associazione delle aziende del trasporto urbano ed extraurbano) che parla di passeggeri dimezzati a settembre sul trasporto pubblico locale: anche con la riapertura delle scuole le frequentazioni dei mezzi pubblici non hanno ancora recuperato i livelli ordinari e si registra un calo tra il 50% e il 60% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con perdite per circa 8 milioni di viaggi al giorno. Le indagini svolte dall’associazione, quindi, hanno evidenziato che anche nelle ore di punta mattutine e pomeridiane, momenti della giornata in cui avviene la maggior concertazione di passeggeri a bordo dei mezzi, sono stati rispettati i limiti alla capienza dell’80% stabiliti dal Dpcm del 7 settembre scorso.

Secondo Asstra, “in presenza di una riduzione ulteriore del valore del coefficiente di riempimento dei mezzi attualmente consentito (80%) risulterebbe difficile per gli operatori del Tpl continuare a conciliare il rispetto dei protocolli anti Covid-19 e garantire allo stesso tempo il diritto alla mobilità per diverse centinaia di migliaia di utenti ogni giorno, con il conseguente rischio di fenomeni di assembramento alle fermate e alle stazioni”.

Il problema dei trasporti ha tirato in ballo anche la scuola, con la discussione sulla possibilità di ritornare alla Didattica a distanza. Ipotesi subito rimandata al mittente dalla ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, che ha difeso con forza la volontà di far proseguire le lezioni in presenza: “I ragazzi – ha osservato – sono felici di essere tornati a scuola. E ci devono rimanere. Anche per quelli più grandi la didattica in presenza è fondamentale perché garantisce formazione ma anche socialità, un bisogno che oggi è meglio soddisfare a scuola. I numeri, infatti, e le analisi dell’Istituto Superiore di Sanità ci confermano che i contagi non avvengono dentro le scuole. L’attenzione deve essere invece orientata fuori, alle attività extrascolastiche, come ribadiamo da tempo”.

E’ d’accordo anche Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc Cgil, che ha sostenuto che “la didattica a distanza si debba considerare come l’extrema ratio, non è la soluzione – ha affermato – di problemi organizzativi che si pongono fuori dalle scuole”.

Il Governatore del Veneto, Luca Zaia, ha invece ipotizzato di “fare in maniera alternata, magari un giorno o due alla settimana” perché “la didattica a distanza toglierebbe tanta pressione sulla contabilità dei trasporti. Prima di chiudere tutto forse si potrebbe esser pronti ad alternare casa-scuola senza togliere a nessuno la possibilità di seguire le lezioni”.

E sulla stessa linea è anche il virologo Fabrizio Pregliasco che all’AGI ha detto: “La situazione dei trasporti rappresenta un potenziale pericolo, visti i numeri a cui stiamo assistendo, e la tendenza si muove verso una curva in salita”.

Quindi, ha spiegato: “Anche in Regione Lombardia durante il Comitato tecnico scientifico abbiamo discusso del problema ipotizzando un ritorno alla didattica a distanza per i più grandi, in modo da snellire la presenza di alunni sui trasporti e limitare i contagi almeno nei veicoli pubblici, che attualmente rappresentano una realtà a rischio”.

Ma a chiudere su questa ipotesi, almeno ad oggi, è stato il premier Conte che ha puntualizzato che “non ci sono i presupposti per la didattica a distanza” perché “incrociando le dita diciamo che nella scuola le cose stanno andando abbastanza bene”.