Le ferite visibili del gioco d’azzardo e quelle invisibili dei familiari del giocatore

Diritti & Lavoro

Recentemente il Gioco d’azzardo è stato inserito nella categoria delle dipendenze del Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (Disturbi non correlati a sostanze): il gioco d’azzardo patologico (GAP) è un comportamento problematico persistente o ricorrente legato al gioco d’azzardo (in cui esiste una “posta” o “ricompensa” in denaro) che porta a disagio o a compromissioni significative.

Il GAP è valutato da specifici indicatori (es. necessità di quantità crescenti di denaro per ottenere l’eccitazione desiderata; irrequietezza o irritabilità quando si tenta di ridurre o smettere di giocare; bisogno di giocare d’azzardo quando ci si sente a disagio; ricorso alla menzogna per nascondere l’entità del coinvolgimento nel gioco d’azzardo; ecc.) e differenziato per livelli di gravità.

Chi sviluppa questa dipendenza può manifestare distorsioni cognitive (per es. negazione, superstizione, eccessiva fiducia in se stesso o un eccessivo senso di potere e di controllo) e spesso anche sintomi fisici quali: alterazioni dell’alimentazione, cefalea, insonnia e sintomi specifici dell’ansia (tremori, sudorazione, palpitazioni ecc.).

Il gioco d’azzardo patologico, pur rientrando formalmente nei disturbi ossessivo-compulsivi assume in realtà le caratteristiche di quelle nuove dipendenza senza sostanze che tanto si stanno diffondendo oggi soprattutto grazie ad internet e alle nuove tecnologie.

Il gioco d’azzardo patologico sta assumendo contorni e caratteristiche ancor più preoccupanti con internet e il dilagare di poker e siti di scommesse on-line: basta avere a disposizione un pc e una carta di credito rimanendo comodamente nel proprio appartamento senza neanche più doversi recare al tavolo da gioco; condizioni, queste, che aumentano anche l’isolamento sociale in cui il giocatore viene a trovarsi.

Cresce infatti il numero di coloro che diventano compulsivamente dipendenti da scommesse e poker on-line e, con questo, l’isolamento e i rischi materiali e sociali che un tale problema comporta.

Secondo la “Relazione Annuale al Parlamento 2015 sullo stato delle tossicodipendenze in Italia”, «la stima dei giocatori d’azzardo “problematici” (cioè di coloro che giocano frequentemente investendo anche discrete somme di denaro, ma che non hanno ancora sviluppato una vera e propria dipendenza patologica pur essendo a forte rischio evolutivo) varia dall’1,3% al 3,8% della popolazione generale (da 767.000 a 2.296.000 italiani adulti), mentre la stima dei giocatori d’azzardo “patologici” (cioè con una vera e propria malattia che si manifesta con una dipendenza patologica incontrollabile) varia dallo 0,5% al 2,2% (da 302.000 a 1.329.00 italiani adulti)”

In base al sistema diagnostico ufficiale il gioco d’azzardo patologico rientra nel novero dei comportamenti ossessivo-compulsivi, cioè di comportamenti ripetitivi, coercitivi e totalizzanti al di là di ogni ragionevolezza e problematici sia per la persona che li attua che per chi gli sta intorno.

Chi cade nella trappola del gioco d’azzardo patologico, infatti, finisce per essere dipendente dal proprio comportamento di gioco fino a sentirsene controllato e dominato senza più riuscire ad autolimitarsi nonostante le perdite finanziarie e i problemi sociali che questo comporta.

Egli non sarà più in grado di rapportarsi con le persone intorno a lui, nemmeno coi famigliari, e non sarà in grado di vedere altre realtà oltre il gioco, dimenticandosi pertanto del lavoro, della cura del proprio corpo, della vita in generale e sopratutto di quella familiare.

Infatti  a subirne le conseguenze più devastanti sulla psiche e la relazione sociale è la famiglia, i figli,i coniugi e gli altri famigliari, perché percepiscono l’entità del danno, del disagio e del problema, mentre il giocatore ha come unico pensiero solo quello di  giocare ancora e ancora una volta per raggiungere quella  ricompensa per  tutte le perdite subite.

Peccato che tutto ciò sia solo frutto di un’illusione.

Non esiste una sola slot machine che renda un giocatore vincente e ricco, le piccole vincite servono soltanto per agganciarlo in un vortice senza fine di gesti ripetuti all’infinito, invano, per ritornare a casa con le tasche ancora più vuote del giorno prima.

E’ bene sottolineare per i fini che rilevano al contrasto e alla lotta della patologia in questione che quando in una famiglia è presente un giocatore patologico viene meno la funzione affettiva della famiglia: difficilmente vi è lo spazio psicologico per occuparsi dei bisogni emotivi del figlio o di altri, il giocatore occupa la mente e gli impegni di tutti coloro con cui vive, come un dittatore travolge le loro esistenze senza che nessuno lo possa fermare.

La dinamica di risposta ai bisogni del figlio in queste famiglie è modulata dagli eventi esterni, ad esempio, la situazione derivante dal periodo di gioco o non gioco del genitore con tutte le sue conseguenze.

Specialmente il coniuge non giocatore, ancor più se è la madre, finisce con il riporre nel figlio ogni speranza e/o attesa ‘magica’di sostegno e risoluzione di problemi che non dipendono da lui.

E’ il figlio dunque che assolve la funzione dei genitori e si prende la cura e la responsabilità di cercare una soluzione, il modo per risolvere le cose, col medesimo inutile e vano risultato.

C’è un solo unico modo di risolvere le cose: costringere il giocatore a farsi curare ed entrare in terapia, spesso l’unico sistema è la comunità dove non ci siano punti di contatto col mondo esterno.

Ma c’è anche un altro fattore da considerare: le comunità, soprattutto quelle specializzate, sono a pagamento e la famiglia spesso non ha più alcuna risorsa a cui attingere.

Esistono associazioni che riescono a costringere il giocatore a non più giocare creando, con l’aiuto della famiglia, un sistema di controllo intorno al giocatore al pari di una comunità chiusa.

Ma anche una buona riuscita di tale percorso non fa diminuire la paura di una ricaduta, l’angoscia che tutto possa ricominciare, così compagni, coniugi e figli vivono nella costante paura che l’incubo possa ripresentarsi alla loro porta.

Questo comportamento disadattivo coinvolge le attività familiari, mette in pericolo relazioni significative, il lavoro, opportunità di studio e di carriera.

Quando si parla di patologie derivanti da una dipendenza si fa spesso riferimento ai diretti interessati che sono dipendenti, ma si dimentica di considerare tutti coloro che gli hanno vissuto accanto, che hanno patito i disagi creati per una condizione che non ammette scusanti e che subiranno un trauma tale da non riuscire più a fidarsi di nessuno, perché il più grande tradimento è arrivato proprio da colui o colei che doveva proteggerli.

Le ferite visibili si rimarginano, sono quelle invisibili che rimangono dentro, indelebili e durature.

Se notate che un vostro familiare incomincia ad affezionarsi troppo intensamente alla mania del gioco correte subito ai ripari e rivolgetevi alle strutture di sostegno di tali dipendenze, sperare che smetta da solo non è soltanto un’illusione ma è concedere al giocatore la possibilità di portare l’intera famiglia al fallimento totale sotto ogni aspetto.