Il cittadino può sostenere le Università?

Formazione, Scuola & Università

BARI – Non solo Start-up. Il crowdfunding diventa una nuova forma di finanziamento per le Università in cui il cittadino sceglie di finanziare progetti di ricerca di cui condivide ideali e valore d’uso.

Il crescente taglio dei finanziamenti chiede al mondo universitario un continuo adattamento delle capacità di raccolta fondi ed il Crowdfunding rappresenta una strategia spesso vincente.

Come ci ricorda il Professor Felice Uricchio, presidente dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR),“ di recente, il crowdfunding è stato utilizzato anche per sostenere la ricerca scientifica e molte università stanno incoraggiando i propri ricercatori ad avviare campagne di crowdfunding. L’idea è che questo tipo di finanziamento collettivo possa aumentare le risorse disponibili per la scienza, e compensare, almeno in parte, i recenti tagli di budget delle agenzie di finanziamento tradizionali”. 

Ad oggi nell’organigramma delle Università italiane sono ancora pochi gli uffici di crowdfunding.

Il ritardo italiano- secondo il professor Uricchio- è “in parte causato dal fatto che il modello di finanziamento appartiene spesso ai giovani, alla generazione dei millennials, e sfrutta il la viralità del web e dei social media. L’università italiana non si caratterizza per la giovane età del corpo docente, né prevede attualmente momenti e occasioni di inclusione degli studenti tali da stimolare uno sviluppo congiunto di questo tipo di iniziative.

Tuttavia, anche in Italia, appare un fenomeno emergente che si prevede possa espandersi nel prossimo futuro, come dimostra il successo della piattaforma Universitiamo dell’Università di Pavia che ad oggi ha raccolto più di un milione di fondi per progetti di ricerca,  la recente iniziativa di Milano Bicocca e le tante iniziative messe in campo dall’ufficio dedicato dell’Università di Bari”

La punta dell’iceberg

L’aspetto economico di una campagna di crowdfunding è solo la punta dell’iceberg.

Sotto lo specchio d’acqua vive una community, una rete di sostenitori che condivide i valori del creatore della raccolta fondi o dell’Ente promotore nei confronti del quale s’instaura un legame basato sulla fiducia e la trasparenza, “intesa– ci ricorda il Presidente ANVUR- come accessibilità alle diverse fasi della raccolta fondi, dalla chiarezza e la comprensibilità delle informazioni inerenti il progetto, ai beneficiari dei progetti, ai risultati attesi”.

In questo senso il crowdfunding rappresenta per l’Università una grande occasione di engagement e dialogo con il cittadino a sostegno della Terza Missione, ma non solo. Il professor Uricchio sottolinea un aspetto importantissimo parlando del crowdfunding come un’occasione preziosa per aprire “la scienza alla discussione pubblica e dando luogo a nuove forme di partecipazione democratica. I ricercatori, infatti, possono chiedere ai cittadini, oltre alle risorse finanziarie, anche altri input sotto forma di tempo e conoscenza, aprendo nuovi canali comunicativi tra scienziati e grande pubblico e stimolando la partecipazione alla scienza da parte dei cittadini, come nel caso dei progetti di Citizen Science

Inoltre, “proprio per la sua caratterizzazione di istituzione sociale soggetta a logiche organizzative, politiche ed economiche, la scienza è in grado di recuperare fiducia proprio attraverso il ristabilimento della relazione fiduciaria con i cittadini, relazione che deve fondarsi sulla trasparenza, non solo dei risultati ma dei procedimenti, cioè di come si trova una verità scientifica”.

Allargando le braccia ad economia e sociologia la raccolta di fondi dal basso riunisce Cittadini, Università e Scienza in una relazione dinamica di collaborazione, partecipazione e fiducia.

Lara De Angeli