Lettera da facebboook

Cronaca

Riceviamo e pubblichiamo nota pervenuta da Raffaele Vairo

Applausi a questo Sindaco 👏👏👏👏

Questa mattina (ieri n.d.) Matteo Salvini era a Galatone (provincia di Lecce) per il suo solito comizio in cui ha ripetuto quattro slogan, tre attacchi ai migranti, due ai giudici e uno a chiunque osi parlare di Covid.

Il sindaco della cittadina, Flavio Filoni, ha ascoltato in rispettoso silenzio l’intero monologo. Poi ha preso “carta e penna” e ha dato al suo ospite un benvenuto indimenticabile in cui riassume letteralmente vent’anni di intolleranza e ipocrisia.

✍️“Caro Matteo ho ascoltato, in diretta Facebook, il suo discorso questa mattina nella nostra Città. Impegni amministrativi mi hanno impedito di venire a salutarla direttamente e presentarle quella che è la nostra comunità che lei, per tanti anni ha definito terronia.

È vero, lei viene qui in campagna elettorale ma io non voglio credere a quelli che dicono che lei dopo aver urlato stamattina “prima vengono i pugliesi”, a pomeriggio sia pronto ad urlare che, invece, “prima vengono i lombardi”.

Si è complimentato con i salentini perché “esempio al mondo su come ripartire dopo una crisi.” Vede, lei ha ragione, vivere al Sud ed amministrare una Città del Sud non è facile e quella che lei definiva “gente senza cultura del lavoro” in realtà, sono invece, persone volenterose, grandi lavoratori ed amministratori ingegnosi che si danno da fare per fa crescere le proprie comunità, tutti i giorni, soprattutto ora dopo una pandemia globale.

Lei, oggi, ha parlato di Italia, lei che nemmeno ai mondiali del 2006 ha tifato Italia e che con la nostra bandiera voleva pulirsi il deretano.

Ha parlato di sanità dicendo che “la sanità (pugliese) è stata tagliata da qualcuno”, forse quelli che aveva accanto non le hanno detto che quel qualcuno ha un nome e si chiama Raffaele Fitto, che lei oggi sostiene come candidato Presidente.

Lei ha fatto ammenda dei cori razzisti contro i napoletani. Ma deve fare ammenda anche su un’altra lunga serie di insulti contro il Sud, perché, sino a pochi anni fa, lei diceva frasi come queste sul nostro conto “sono troppo distanti dalla nostra impostazione culturale, dallo stile di vita e dalla mentalità del Nord. Non abbiamo nessuna cosa in comune. Siamo lontani anni luce”.

Forse lei, oggi, con la sua metamorfosi di facciata, finalizzata ad espandere il consenso oltre i confini padani e certo della cortissima memoria degli italiani, è pronto a difendere anche gli insegnati precari del meridione, proprio lei che, solo 6 anni fa, voleva “bloccare l’esodo degli insegnanti precari meridionali al Nord”

È vero, però, che la sua storia personale e politica è una lunga sequenza di insulti, allusioni, volgarità gratuite e vecchi pregiudizi che la maggioranza del Sud non dimentica, come quando voleva delle carrozze metro solo per milanesi, per paura di infettarsi di “terronite”.

Per dimenticarsi di tutto questo bisogna avere la faccia con certi connotati tutti particolari, anche se piuttosto comuni.

C’era un famoso meridionale che amava dire che “cca nisciuno è fesso”, mostrando un’incrollabile fiducia nell’umanità. Posso solo aggiungere che lo spero tanto.”

Un Sindaco. Il Sud, quello vero.

Lorenzo Tosa