Sul referendum costituzionale

Politica regionale, nazionale e internazionale

Permettetemi due considerazioni sulla indicazione di votare “no” al referendum costituzionale. Ritengo questa campagna politica inutile, se non regressiva. Ciò in quanto concepita una vera e propria iniziativa “reattiva”, sviluppatasi in mancanza di prospettive politiche credibili per la sinistra.

La riduzione del numero dei parlamentari (ne abbiamo un migliaio, cui bisogna aggiungere circa altrettanti parlamentari regionali), in sè, non è per nulla negativa. E non incide certo negativamente sul funzionamento delle istituzioni parlamentari, per altro bloccate da decenni dall’effetto congiunto dell’avocazione del potere legislativo all’Esecutivo, e dalla delega scriteriata alle amministrazioni regionali, che infine si sono trasformate, invece che in strumenti di autonomia locale, in tanti staterelli, con tutti i loro difetti, dalla burocrazia alla corruzione. Discorso lungo, che qui mi limito solo ad accennare. Semmai, sarebbe stata da evitare una campagna in cui gli argomenti del “no” sono cervellotici, iper-tecnici e quasi sempre discutibili, confusi con gli interessi del ceto politico (inteso come pezzo delle classi dominanti).

La “base”, il “popolo”, le classi subalterne, si coinvolgono su temi veri, di classe, che la sinistra da un pezzo non riesce né a concepire credibilmente, né ad articolare, limitandosi ad analisi superficiali, a fiammate momentanee, à la mode, purtroppo.

Lettera firmata, Pordenone

Questo è un voto contro il referendum del 1946. Allora scegliemmo: da una parte c’era un voto per la monarchia e per lo Statuto Albertino. Dall’altro per il popolo e la Repubblica. Lo Statuto Albertino era stato modificato con legge ordinaria. Dunque, lo Stato liberale era stato ucciso dal fascismo e, con legge ordinaria, era diventato uno stato corporativo. Oggi il taglio non è pericoloso solo per i suoi effetti immediati, ma soprattutto per quelli che potrà produrre nel tempo. Scardina il meccanismo di garanzia della nostra Costituzione. Nella chiusura dei lavori i costituenti introdussero Cost. 139 e stabilirono che era immodificabile la forma repubblicana dello Stato. Però la forma repubblicana, per essere difesa, ha bisogno anche della rigidità costituzionale. Se tu innalzi la quota di sbarramento, tagli gli eletti, limiti le modalità di raccolta delle firme, la possibilità di accesso universale alla democrazia non esiste più! Questa è una battaglia anticostituzionale che più riduce il numero dei parlamentari più scardina Cost.138. La mia paura è questa: finire in una “democratura” à la turque.

Rino Formica