Recovery Fund. Un’occasione da non perdere

Economia & Finanza

Varate le linee guida per il piano nazionale di ripresa e resilienza per l’utilizzo del denaro che arriverà dall’Europa. La Cgil chiede al governo un confronto sul merito per parlare di sanità, istruzione, formazione, lavoro sostenibile, riconversione ecologica, infrastrutture e digitalizzazione.

di Simona Ciaramitaro 

Linee guida per la definizione del piano nazionale di ripresa e resilienza è il documento che, varato dal Comitato interministeriale per gli affari europei, contiene le indicazioni e gli obiettivi del governo per l’utilizzo dei 209 miliardi che arriveranno dall’Europa con il Recovery fund per fare fronte alle conseguenze della pandemia da Covid-19. Un piano che La Cgil chiede di potere discutere nei suoi dettagli con l’esecutivo. Le missioni che Palazzo Chigi si prefigge riguardano digitalizzazione e innovazione, rivoluzione verde e transizione ecologica, competitività del sistema produttivo, infrastrutture per la mobilità, istruzione-formazione-ricerca, equità sociale e territoriale e salute. Da qui si determinano gruppi di interventi che riguardano, ad esempio, le infrastrutture, la digitalizzazione della Pubblica amministrazione, gli interventi per lo sviluppo del 5G, la protezione dell’ambiente, il potenziamento degli strumenti finanziari per la maggior competitività delle imprese. E ancora, altri esempi: il potenziamento degli asili per l’infanzia, l’attuazione del Piano Sud, le politiche per l’occupazione giovanile, il sostegno alla ricerca medica.

Linee guida che, almeno secondo le bozze circolate, rimangono generiche e non approfondiscono nodi di rilievo come lavoro e lotta alla precarietà, temi cari alla Cgil, che, dal canto suo, nei giorni scorsi ha evidenziato la necessità che nell’utilizzo del Recovery fund il governo si concentri su pochi obiettivi strategici “per non perdere la grande occasione di ricostruire il futuro del Paese ed evitare inutili frammentazioni”. Sanità, istruzione e formazione, lavoro sostenibile, riconversione ecologica e decarbonizzazione, infrastrutture e digitalizzazione”, sono queste per il sindacato le cinque priorità sulle quali indirizzare le risorse europee: “giovani e donne, divari territoriali e crisi industriali devono poter rappresentare target trasversali a tutti gli interventi”. Proprio sul capitolo lavoro la Cgil dettaglia i propri obiettivi chiedendo un piano straordinario dell’occupazione nei settori pubblici, il contrasto alla precarietà, occupazione stabile e di qualità, sostegno alla condivisione vita-lavoro e all’occupazione femminile e giovanile, senza trascurare il lavoro garantito con lo Stato datore di ultima istanza.

Per discutere di priorità e del merito delle misure che il governo vorrà adottare la Cgil chiede quindi una convocazione immediata dei sindacati a Palazzo Chigi, perché l’esecutivo non dovrà solamente tenere conto delle istanze delle opposizioni e di quelle che arrivano e arriveranno dalla Commissione europea, ma anche e soprattutto di chi rappresenta i lavoratori nel nostro Paese.

Le richieste della Cgil (scarica il pdf)