Politica e comunicazione, strategia di dominanza e discredito dell’avversario

Politica regionale, nazionale e internazionale

di Marco Castelli

La comunicazione politica, nell’era digitale, non sembra poi essere così tanto innovativa rispetto a quella dei decenni passati. I politici di oggi, o gli aspiranti tali, utilizzano spesso le strategie proposte dalle vecchie scuole politiche, parzialmente adeguandole al nuovo contesto digitale.

Nella comunicazione, il concetto di aggressione si riferisce all’agire (oppure al non agire) di un soggetto nei confronti di un altro soggetto che si tenta di danneggiare. Colui che aggredisce non è interessato ad interagire e mira ad imporre il proprio potere e a mostrarlo. L’aggressore, dal punto di vista comunicativo, mira a danneggiare l’aggredito: mira a danneggiare il suo potere, la sua immagine e la sua serenità. Nei dibattiti pubblici (oggi meno diffusi rispetto al passato) la comunicazione ha una natura potenzialmente aggressiva. Ciascuno degli attori mira a convincere chi ascolta, ad accrescere il proprio potere (esibizione di dominanza, miglioramento della propria immagine) o a tentare di diminuire quello dell’avversario (discredito dell’avversario, della sua immagine).

La comunicazione aggressiva si lega a specifici indicatori: gesti aggressivi (per esempio “invasivi”), pragmatici (insulto, imprecazione, minaccia, provocazione, comando, maledizione), facciali, lessicali (aggressività delle parole sia in relazione al loro significato che alla loro fonetica, disfemismo, volgarismo), prosodici (elementi acustici: voce alta, pause, intonazione, ecc.), atti argomentativi (volontari o involontari, ad esempio le fallacie).

Il politico che utilizza la strategia di dominanza assume un atteggiamento contenente messaggi di dominanza, quindi utilizza la disinvoltura, l’ironia, il sussiego, l’assertività. Risulta anche aggressivo nel giudizio (si atteggia ad attore giudicante, quindi si pone “sopra” l’avversario); si atteggia a trasgressore (viola le norme, cosa possibile solo per chi si pone “al di sopra” di tutto e di tutti) e a “invasore” (si appropria del territorio altrui: verbale, temporale, spaziale, ecc.).

Il politico che utilizza la strategia del discredito mira a danneggiare le credenze valutative dell’uditore inerenti l’avversario con cui ci si confronta. Lo scopo della strategia del discredito è quello di evidenziare l’inadeguatezza dell’avversario o la sua dannosità. Per ottenere questo, il politico assume – ad esempio – un atteggiamento compassionevole o “da didatta”. Nella politica, il discredito si lega alla dominanza (se nell’avversario è assente lo si può etichettare come debole), alla competenza (se nell’avversario è assente lo si può etichettare come incompetente) e alla benevolenza (se nell’avversario è assente lo si può etichettare come immorale, ingannevole,  disonesto).