“La febbre di Gennaro

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Un nuovo appuntamento è in programma per DOMENICA 13 SETTEMBRE 2020 dalle ore 18:30 nell’ambito dell’iniziativa “UN PONTE DI SOLIDARIETA’ VALLE D’ITRIA – BEIRUT”

“La febbre di Gennaro” è il documentario, realizzato dal regista Daniele CINI con la produzione di Claudia PAMPINELLA, per raccontare la storia di GENNARO GIUDETTI, giovane tarantino impegnato come operatore umanitario con Medici senza Frontiere su alcuni degli scenari più complessi e sfidanti della contemporaneità.

Cosa spinge un ragazzo di 19 anni nato e cresciuto a Taranto, figlio di artigiani, con la disoccupazione come orizzonte probabile, a lasciare tutto e dedicarsi anima e corpo ad aiutare gli ultimi della terra?

Non è tanto una scelta religiosa, né solamente etica o politica, a motivare le scelte fatte negli ultimi nove anni da Gennaro Giudetti, che oggi ha 28 anni. C’è una specie d’irrequietudine, di febbrile bisogno di rendersi utile, di sete di giustizia, che emerge continuamente dai suoi racconti e dalle immagini che hanno testimoniato alcuni percorsi della sua vita: troppo grandi per la sua giovane età, ma anche possibili proprio grazie ad essa, grazie a una testarda, coraggiosa (e forse perfino un po’ incosciente) energia di ventenne, che ha scelto la via del volontariato in zone ad alto rischio.

L’incontro si aprirà con la proiezione del documentario realizzato da Talpa Produzioni e proseguirà con l’intervento di:

Gennaro GIUDETTI, originario di Taranto operatore di Medici senza Frontiere impegnato nei campi allestiti in Libano per i rifugiati siriani, sulle navi di soccorso dei profughi nel Mediterraneo, negli ospedali che affrontano le epidemie del Covid-19 in Italia e di ebola in Africa, nell’assistenza alla popolazione yemenita vittima della guerra in atto,che dialogherà con Fabrizio SEMERARO, giornalista originario di Martina Franca che ha vissuto diversi anni nell’Amazzonia colombiana come volontario e animatore delle comunità di campesinos impegnate nella dura lotta quotidiana contro i narcos.

L’appuntamento è rivolto in particolare ai/alle giovani inquieti/e, ribelli della Valle d’Itria (e oltre…) che coltivano il sogno di cambiare il mondo incominciando adesso senza rinviare ad un ipotetico domani.

L’incontro si svolgerà seguendo le normative previste per il contrasto al contagio del Covid-19.

Raccomandiamo di indossare la mascherina.

Per facilitare l’ingresso alla manifestazione invitiamo a compilare anticipatamente il seguente modulo: https://tinyurl.com/y4zf8k87

“UN PONTE DI SOLIDARIETA’ VALLE D’ITRIA – BEIRUT 2020”

Il 4 agosto 2020 una violentissima esplosione in un hangar del porto di Beirut ha devastato una vastissima area della città procurando oltre duecento vittime, più di settemila feriti, ha distrutto interi quartieri. Oltre 300mila persone sono state private delle loro abitazioni, dei loro luoghi di lavoro e socialità.

Una catastrofe che va ad aggiungersi alla complessa, difficilissima e dolorosa condizione che l’intera popolazione del Libano sta attraversando da oltre dieci anni come conseguenza della guerra civile in Siria, la crisi economica, finanziaria e politica interna, fino alla più recente epidemia Covid-19.

Associazione SUD, dalla Valle d’Itria in Puglia dove ha la sua sede, insieme ad altre organizzazioni civili italiane, avvia un’azione di sostegno alla popolazione di Beirut in cooperazione con alcune realtà della società libanese con cui collabora da diversi anni.

La Prima Fase (15 agosto-30 settembre 2020) dell’iniziativa si concentra sull’emergenza e i proventi della raccolta fondi saranno destinati a tre realtà che operano sia a Beirut sia nel resto del Libano e con le quali Associazione SUD collabora da diversi anni: Arcidiocesi Maronita di Beirut, Chabibeh Sporting Club, La Maison de la Providence.

Una particolare attenzione sarà rivolta alle fasce più fragili e vulnerabili della popolazione con il coinvolgimento dei giovani libanesi in azioni di volontariato attivo.

 

Per la sensibilizzazione e la conoscenza di quanto accaduto e più in generale della situazione generale in cui vive la popolazione libanese si + svolto  già un primo: INCONTRO PUBBLICO  il 9 SETTEMBRE scorso a MARTINA FRANCA nella suggestiva cornice della BASILICA DI SAN MARTINO.

Il tema della serata è stato incentrato sul concetto di casa, dell’abitare, della perdita.

Hanno partecipato: Donatella CAPRIOGLIO, psicologa e psicoterapeuta, docente presso l’Università Bobigny Paris 13, che ha dedicato ai temi dell’abitare e della cura molta parte della sua ricerca accademica e di saggista, sia in Italia sia in Francia. Padre Jad CHLOUK, arciprete della Cattedrale Maronita di Saint Georges, in collegamento da Beirut ha raccontato in diretta come la popolazione libanese sta affrontando questa nuova sfida epocale. Paola CANDITA, giovane universitaria di Martina Franca ha portato la sua testimonianza di studentessa di arabo in Libano durante i mesi delle rivolte della popolazione contro la corruzione dei politici e poi le prime reazioni dei giovani libanesi all’indomani dell’esplosione. Monsignor Peppino MONTANARO, arciprete della Basilica di San Martino, oltre ai saluti di ospitalità, ha ricordato quanto la Chiesa Cattolica Italiana sta mettendo in campo sui temi della Pace e della Solidarietà nell’area mediterranea, seguendo la lezione del coraggioso pontificato di Papa Francesco. Maria ANCONA, presidente dell’Associazione SUD, ha moderato la serata illustrando anche la sempre più ampia rete di solidarietà in Valle d’Itria e nel resto d’Italia e le azioni concrete che nei prossimi mesi saranno avviate in cooperazione con i partner libanesi a Beirut.

Un attento,  partecipe e numeroso pubblico ha arricchito il confronto con interventi e suggerimenti per future azioni comuni nella comune convinzione che la vicenda catastrofica che ha colpito Beirut riguarda tutti/tutte noi poiché svela, oltre ogni dubbio, la condizione di vulnerabilità che ogni essere vivente porta in sé, come pegno d’esistenza. Eppure, una riparazione, una ricostruzione – se non addirittura una rinascita – può essere possibile se dalla solitudine della pena, subita ingiustamente, si è liberati da un’azione di solidarietà collettiva. Allora possibili percorsi di relazione si profilano all’orizzonte, come promessa di riscatto ed esperienza di comunità attiva. Ciò che appare nel presente impossibile può rivelarsi possibile nel futuro, se sognato/sperato nell’umano che si fa bene comune già nell’oggi di ciascuna persona e comunità.