Quella strana creatura, la coscienza

Cultura & Società

Il calendario segna fine agosto e tra non molto rivedremo, come da copione: il settembre.

Un altro anno sta lì lì per abbandonarci, si precipita a rimpinguare il carniere dell’inesorabile tempo.

È certo!

I segni del tempo che modificano ogni oggetto, ogni essere vivente. Anche l’uomo. Si, anche la specie vivente superiore si evolve, seppur lentamente. Seppur lentamente.

Quanta strada abbiamo percorso per ritrovarci, oggi, a poter pensare ciò?

Il mare. Il rumore della risacca, le barche a dipingere fino all’orizzonte il nostro paesaggio.

Le mani che sfiorano l’erba e quell’inconfondibile profumo di terra arsa che inebria i nostri sensi. Il vocio di sottofondo spegne consapevolmente l’abitudine, il vezzo dell’incomunicabilità, della curva a gomito della nostra falsa realtà.

Fosse sempre così, non avremmo nulla di cui allarmarci.

Le serate a cercare la brezza, a ritrovare la frescura dei nostri pensieri, dei nostri sogni.

È sempre la bella stagione. Lei, inesorabile consolatrice e imbonitrice di anime sole e confuse. Di anime alla rinfusa.

In fondo, sempre e soltanto in fondo, si sentiranno, come echi distorti da una camera di risonanza alterata, i nostri gorgoglii, i nostri respiri affannosi, le nostre paure trasformatesi, all’occorrenza, in germogli notturni, in rari semi di stabilità.

E poi, se non ci pensi, ti giri e le auto in colonna, i clacson che festeggiano ubriachi, i formicolii agli arti si condensano e danno forma al nuovo giorno.

E poi, ti rigiri nuovamente, il viso affossato nel madido cuscino e, come il canto di un fringuello appassito, il trillo della sveglia si fa vero e più intenso.

I fringuelli.

Apri gli occhi, un attimo, solo una frazione millesimale di tempo… e la mano ripassa i pensieri tra i capelli.

Il giorno, un nuovo giorno si è appena svegliato.

Giacomo Loiacono