Una macchina senza autista a 23 mesi dal rapimento di P. Pierluigi Maccalli

Esteri

AFRICA/NIGER

NIAMEY   – “Per oltre un anno è rimasta ferma nel cortile interno della cattedrale di Niamey. Sembrava che usarla fosse una mancanza di rispetto per padre Gigi che l’aveva lasciata accanto alla sua camera. La sua camionetta Toyota era parcheggiata giusto accanto alla porta” scrive all’Agenzia Fides p. Mauro Armanino, missionario della Società delle Missioni Africane (SMA) alla quale appartiene pure p. Pierluigi, “Gigi” Maccalli, rapito dalla missione di Bomoanga il 17 settembre 2018.
“Era la ‘sua’ bianca Toyota 4Wd- AD 9627, Repubblica del Niger (RN) e, naturalmente Niamey (NY). Si pensava dovesse tornare da un giorno all’altro, da una settimana all’altra, da un mese all’altro. Passato l’anno di prigionia la comunità SMA ha scelto di rimettere in funzione la sua macchina e cominciare a prepararla per l’eventuale ritorno”.
“All’inizio non è stato facile guidarla” dice p. Mauro. “Gigi aveva l’abitudine di passare alla casa SMA di Niamey ogni due settimane, di media, per acquisti e altre commissioni. Soprattutto tornava in citta con l’auto riempita di malati: bambini, anziani, giovani e accompagnatori. Li accompagnava spesso in ospedale e poi dalla Sorelle della Carità che accoglievano gli ammalati nel loro dispensario, dalle porte sempre aperte. Non è stato facile guidare l’auto sapendo dei suoi viaggi per visitare i villaggi, ricevere e portare una bella notizia di pace e di utopia feriale. La macchina dava l’impressione di conoscere la strada e soprattutto le piste dei villaggi”.
Gigi aveva reso la Toyota come un pulmino con due ruote di soccorso e i sedili imbottiti: c’era posto per tutto e per tutti. In alto, sul tetto dell’auto, aveva fatto apporre un ferro saldato a misura per ordinare i bagagli. Quelli della gente e i suoi bidoni per l’acqua, le bottiglie per il gas della cucina di Bomoanga, gli immancabili animali di regalo e le medicine per il dispensario. Soprattutto portava, nel bazar ben organizzato del bagagliaio, il non visto di ogni volta: la speranza della guarigione per gli ammalati. Ecco perché non era facile guidare la macchina e sembrava quasi profanarla rimanendo in città.
“Sono passati 23 mesi dal suo rapimento e nella parrocchia e la zona le cose non sono affatto migliorate” riferisce p. Mauro. “Ancora qualche giorno fa un villaggio è stato circondato, attaccato, saccheggiato e due persone hanno perso la vita. Si teme che questa zona, come altre, sia abbandonata dai contadini diventando terra di nessuno e dunque spazio di azione per i banditi e terroristi di frontiera. Da allora la sua macchina Toyota non è più tornata al villaggio. Circola in città, nella capitale Niamey, dove ancora vige una relativa e precaria calma. All’inizio non è stato facile guidare la sua macchina e allora ho lasciato che lei guidasse me” conclude il missionario. (L.M.)