Profumo di Bergamotto, il quarto romanzo della scrittrice Maria Giuseppina Pagnotta

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Intervista di Annamaria Ianneli alla scrittrice Maria Giuseppina Pagnotta

Profumo di Bergamotto” è il quarto romanzo della scrittrice Maria Giuseppina Pagnotta, nota non solo per il suo talento verso la scrittura, bensì anche per la pittura e sceneggiatura.

Una sorta di saga che arriva sino ai nostri giorni, alla ricerca della vera giustizia, tra vicende d’amore e di vita di una famiglia del sud, intrecciata alle due grandi guerre mondiali, il cui protagonista, imbarcato ai primi del ‘900 in rotta verso l’Oriente, da vero eroe salverà l’equipaggio, divenendo anche un geniale inventore. Tra momenti di pura poesia dove la natura quasi personificata interagisce con i personaggi, manciate di ricordi e ingiallite fotografie riprenderanno vita. Vessillo di tutto il racconto, una profumata piantina, pegno d’amore prima di partire per la guerra, che passa di generazione in generazione.

Attraverso un’intervista, l’autrice ha presentato nel dettaglio la sua opera letteraria.

Nel suo libro è presente una forte componente storica, da dove è nata la sua passione per la storia? i suoi nonni le hanno raccontato qualcosa in merito alle due guerre mondiali?

Profumo di Bergamotto è incardinata in un lungo periodo storico, pur raccontato in modo lieve, più focalizzato sulle vicende della famiglia di cui narra. Si può dire che è una sorta di trilogia con tre momenti storici in cui si sviluppa, partendo dagli albori del 900, viaggia fra le due Grandi guerre mondiali, dipanandosi per tutto il corso del secolo, fino ad arrivare ai nostri giorni. Diciamo che non ho mai avuto una grande passione per la storia, quella letta nei libri di scuola, intendo, ma scrivendo questo lavoro, che in realtà non è un romanzo storico ma una saga familiare ambientata al sud, ci sono necessariamente “inciampata” nella storia, la Grande storia, filtrata però, attraverso la piccola storia e le vicende dei personaggi, dove, in qualche modo, mi sono sentita partecipe e coinvolta, entrando veramente con passione e in contatto con fatti storici anche del nostro sud, ignoti a molti.

Purtroppo, non ho conosciuto i miei nonni e di sicuro è l’affetto più importante che mi è mancato, ma ho imparato tanto di loro e delle mie radici, attraverso i racconti di mia madre Jolanda, su storie e vicende di guerra e di vita, intessute alla storia familiare a partire da suo padre, imbarcato su di un cacciatorpediniere in rotta verso l’Oriente, divenuto eroe di guerra e nella vita, l’inventore della prima pressa meccanica di oleifici e della trebbiatrice moderna, di cui ne vendette i brevetti, restando nell’ombra. E’ lei che ha affascinato il mio animo con una narrazione emozionale e con aneddoti di guerra vissuti, che io ho poi approfondito attraverso ricerche, studi, anche con l’ausilio dell’archivio della Marina Militare.

Come mai ha deciso di scrivere questo romanzo, aveva un intento particolare?

Il romanzo, più che per una seria pubblicazione, è nato come una biografia familiare una decina di anni fa, al ritorno da un viaggio in Corsica, quando andai a far visita a mia madre, a cui è dedicato il romanzo. Sfogliava vecchie fotografie di famiglia color seppia e mi chiese di scrivere la storia della sua famiglia. L’intento iniziale che mi ha spinto a scriverlo, è stato solo quello di renderla felice. Poi, il racconto mi ha preso nel profondo e ho capito che anche per me stava diventando importante acquisire e fissare tutto quel patrimonio di memoria storica, che diversamente sarebbe andato perduto. Inizialmente, come racconto inedito, Profumo di Bergamotto è stato vincitore di molteplici Premi Letterari Internazionali. Nel tempo, però, ho sentito che doveva diventare un romanzo, arricchito di personaggi e dialoghi, intessuto a profonde pennellate poetiche, espresse attraverso la natura circostante quasi vivificata, che interagisce con i personaggi in modo armonioso e accattivante in ogni mio lavoro.

Siamo giunti al suo quarto romanzo. Che tipo di differenze letterarie “Profumo di Bergamotto” presenta rispetto ai lavori precedenti?

“Profumo di Bergamotto”, come ho appena detto, è una sorta di saga familiare ben imperniata temporalmente in accadimenti storici, sul cui sfondo vi è una bella e romantica storia d’amore. Ma anche uno spaccato di vita quotidiana colorita da gioie, dolori, lutti, nascite, etc. e una ricerca di valori dimenticati come: la fede, l’amor patrio, l’onore, l’orgoglio di appartenenza, etc.. Il mio primo lavoro “Gli amori di Federico II”, era un salto nel medioevo dove ho narrato del grande Imperatore, il PuerApulie, ancora di grande attualità, con le vicende storiche che fanno da corollario alle sue storie d’amore, in una ricerca intimistica della sua umanità, attraverso le sue contraddizioni di vita, la ricerca di spiritualità, del genio che era in lui, dell’amore per il bello, per la natura, per l’arte. Un lavoro che ho poi tradotto in varie sceneggiature teatrali di grande phatos, come Memorie di Federico II, interpretato magistralmente da Enzo Decaro. La seconda pubblicazione “La ragazza senza volto”, G.Laterza Editore, vincitore del premio Letterario Belli 2008, è un giallo rosa ambientato a Trani, parte di una serie a cui è seguito un altro romanzo ancora inedito “La spiaggia dei gabbiani”, ma vincitore di prestigiosi Premi Internazionali, come altri miei romanzi non ancora pubblicati. La protagonista è un commissario di polizia donna, temprata nel suo lavoro, ma fragile sentimentalmente, alle prese con un caso di omicidio di una minorenne nell’ambito della pedo-pornografia, a opera di una finta setta satanica. Un lavoro con un forte risvolto esoterico. Anche qui mi sono ispirata a un fatto realmente accaduto. Il terzo romanzo “L’emozione di incontrarsi all’improvviso” Guida Editore, vincitore del Premio Cimitile 2012, è una storia d’amore sempre ambientata in Puglia, fra scenari privilegiati e di grande esoterismo come Castel del Monte, che si tinge di giallo, i cui personaggi sembrano tornati dal passato, per rivivere la tormentata storia d’amore di Federico II e della sua Bianca Lancia.

Ma c’è sempre un sottile filo conduttore che accomuna tutti i miei lavori, oltre il fatto che ogni copertina è una delle mie opere pittoriche, ed è il fatto di partire da storie vere, ispirate a fatti reali. Inoltre, vi è l’ambientazione, prevalentemente nella terra di Puglia; la natura e il mare sempre presenti e avvolgenti; il ruolo importante che rivestono le donne con la loro forza, il loro cadere fra gioie e dolori e il sapersi rialzare; il taglio di esoterismo misterico che non manca mai nei racconti, come anche la ricerca della fede, che aleggia in modo catartico, ma soprattutto le emozioni, sempre molto forti, coinvolgenti, portate all’apice da una scrittura introspettiva che si contraddistingue come gocce di vera poesia.

Secondo lei, durante la lettura che tipo di percezioni è in grado di provare il lettore? la vicenda sentimentale raccontata è in grado di ridurre la componente drammatica della guerra?

Nei miei scritti, siano essi romanzi, sceneggiature, etc., cerco sempre di entrare in empatia con il lettore attraverso un lavoro di introspezione intimistica, che porta le emozioni a livelli molto alti. Il lettore è sempre alla ricerca di parti di se, della propria vita, di affinità elettive con ciò che legge, in cui specchiarsi, o che diano risposte ai propri dubbi o dilemmi di vita, per sentirsi anche meno solo nell’affrontare la quotidianità. Per questo, lascio sempre al mio cuore il ruolo di filtrare le emozioni di quello che sto raccontando, perché credo fermamente che solo ciò che si prova personalmente, arrivi con forza sincera al cuore di chi legge. Nei miei romanzi anche la descrizione del paesaggio, dei personaggi, l’ambientazione, la percezione dei profumi, dei suoni, dei sapori, la forza dei sentimenti, tutto è importante a far calare il lettore completamente e in modo tangibile nella storia in modo partecipe, come fosse proiettato nella scena di un film che diventa un meraviglioso viaggio, un viaggio del proprio cuore, difficile da dimenticare.

La storia d’amore e le altre vicende sentimentali all’interno del romanzo, non possono ridurre la drammaticità della guerra, ma possono solo a tratti stemperarla, facendo capire come la vita deve andare avanti, spostando lievemente l’obiettivo sulla percezione della forza interiore che i personaggi sono in grado di trasmettere, pur calati in momenti di paura, di angoscia, di disperazione, o di fronte al pericolo, alla morte, ma sempre armati di quell’amore e di quella fede, che vincono ogni guerra, ogni momento nefasto, che sanno unire gli animi, confortarli e risollevarli, malgrado la consapevolezza di aver perso tutto. Solo l’amore fa comprendere il valore delle piccole cose, della famiglia, dello stare insieme, dell’essere uniti, oltre il quale, c’è solo il valore stesso della vita quale bene supremo, punto di partenza e di arrivo di ogni cosa.

Annamaria Iannelli