Una politica senza cultura è una politica ottusa

Cultura & Società

Pierfranco Bruni

Una pedagogia senza regole è come uno Stato senza Costituzione  Da Maria Montessori a Popper i processi educativi sono metodologie che toccano quella dimensione dell’uomo considerato come interprete di un umanesimo antropologico. La regola primaria è proprio qui. Ovvero una società  non considerata aperta è una politica priva di cultura.

È proprio Popper che smonta la visione “collettiva” delle storie condivise. Le storie o la storia, meglio, è plurale, ed essendo tale ha una lettura pedagogica e antropologica dei fatti, degli avvenimenti, degli eventi.

Anche sulla questione dei disabili, tra famiglia, scuola e società, non si può insistere su un percorso permanente, inteso come educazione permanente. La quale resta distante da una pedagogia marxista.

Popper:

“Il marxismo è solo un episodio – uno dei tanti errori che abbiamo commesso nella perenne e pericolosa lotta per costruire un mondo migliore e più libero”.

Il permanente è dentro un sistema di strategia normale. Il modello educativo variante è dentro, invece, una concezione culturale plurale. Ecco perché l’adattamento o il disadattamento sono incisi pedagogici in una cultura transitiva e di valori costanti.

Oggi le società sono in transizione. Anche i comportamenti e quindi i valori. Non può esistere una storia condivisa e tanto meno un immaginario collettivo. Siamo dentro una civiltà aperta, non chiusa e quindi è il senso del Plurare che dovrebbe dominare.

Popper:

“Non esiste alcun criterio generale di verità. Ma ciò non legittima la conclusione che la scelta fra teorie concorrenti sia arbitraria: significa soltanto e molto semplicemente che noi possiamo sempre errare nella nostra scelta, che possiamo sempre vederci sfuggire la verità o che possiamo non raggiungerla, che non possiamo mai pretendere la certezza; che noi insomma siamo fallibili”.

Una filosofia pedagogica del plurale non è ancora penetrata nei tessuti scolastici ed educativi. Ma è necessario che ciò avvenga per mutare i rapporto con i ragazzi e con generazioni che già sono molto distanti dai docenti stessi.

Il tracciato deve, appunto, riguardare il viaggio epistemologico che va dalle case dei bambini della Montessori al mondo plurale di Popper.

Facile? Dipende dalla formazione e dallo spessore culturale che hanno i docenti. Montessori:

“La scuola è quell’esilio in cui l’adulto tiene il bambino fin quando è capace di vivere nel mondo degli adulti senza dar fastidio”.
Io su ciò? No comment!

Ma una cosa mi sembra certa ed è sempre Popper a sottolinearla:

“Il futuro è molto aperto, e dipende da noi, da noi tutti. Dipende da ciò che voi e io e molti altri uomini fanno e faranno, oggi, domani e dopodomani. E quello che noi facciamo e faremo dipende a sua volta dal nostro pensiero e dai nostri desideri, dalle nostre speranze e dai nostri timori. Dipende da come vediamo il mondo e da come valutiamo le possibilità del futuro che sono aperte”.

La politica, dunque, resta fondamentale. Ma una politica senza cultura resta una politica chiusa e ottusa.