Cultura e scuola. I veri capisaldi della Puglia ma occorrono competenze serie

Cultura & Società

Pierfranco Bruni

I beni culturali sono la strategia economica del futuro. La vera risorsa che può colmare un gap non solo finanziario ma anche identitario.

Il vero strumento educativo oggi è la pedagogia dell’appartenenza che non passa soltanto attraverso la scuola. Necessariamente una pedagogia delle identità del confronto tra culture e nazioni ha bisogno di far conoscere il patrimonio nazionale delle culture.

Il MIBACT così com’è gestito ora non ha più la forza di rendersi in u a strategia tra titela conoscenza valorizzazione e fruizione.

È diventato una struttura di burocrazie latenti. I beni culturali devono entrare nel mondo della scuola con una vitalità empatica ed empirica. Una trascinamento che tuttora manca. Perché mancano le idee progettuali sul fatto che i beni culturali sono una comparazione di arti e di documenti.

Se non si entra in una tale prospettiva non ha senso parlare del legame tra cultura scuola ed economia.

C’è il caso Puglia che andrebbe preso come testimonianza. Una regione di culture riccamente trasversali è completamente trascurata, conosciuta poco e valorizzata nulla.

La Puglia, invece, ha la grande risorsa di un sistema naturale tra Ambiente Paesaggio e Cultura che può reggere l’intero territorio regionale e meridionale partendo dalle capacità fruitive che sono date dal turismo. Ma occorrono politiche serie capacità professionali con storie concrete e amore vero per un Terra che è la TERRA DEL SOLE E DELLA CULTURA.

In Puglia, per restare a questo solo esempio, insiste la questione Taranto che non ha soltanto un dilemma dolorante come il siderurgico.

TARANTO è un DISASTRO CULTURALE. 

Le promesse fatte non si realizzeranno.
LA SOPRINTENDENZA DEL MARE NON SI FARÀ MAI. Tanto acclarata.
Credo che bisognerebbe puntar sulle VIE DELLE CULTURE IN PUGLIA tra la Capitaneria, il Salento, il Levante e la vera Magna Grecia, ovvero Taranto e il Golfo di Taranto anche grazie a un coinvolgimento con il modo della scuola.

Per ciò che riguarda la cosiddetta Soprintendenza del Mare (sic!), a Taranto,
lo dicevo e l’ho pensato subito appena appresa la notizia. La Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo a Taranto  non si farà mai. Credetemi. RESTA SOLO SUL SITO DEL MIBACT.   Una illusione politica. Però verranno, con la situazione attuale di oggi, accorpate le sedi di San Domenico e Sant’Antonio, sempre di Taranto, se non addirittura trasferite.

Io lavoro  per le “Vie della Cultura in Puglia”, da anni.  Vorrei che la Puglia fosse realmente Centro Mediterraneo delle Culture. Ma con una politica culturale seria capace e che sappia guardare al futuro.

Si sta parlando in questi giorni nuovamente di Pinacoteca. Ma la questione Pinacoteca è in piedi dal 1995, ovvero da quando ho rivestito la carica di assessore alla Provincia di Taranto. Un progetto esiste già, al conrrario di ciò che ha affermato l’architetto Ressa che non conosce affatto la problematica.

In Puglia  comunque, va assunto del personale con urgenza se non si vuole far chiudere tutte le attività legate ai beni cultutali. Se il Ministero, Mibact, è latitante devono essere le Regioni e gli Enti locali a sopperire. Con Progetti, collaborazioni di esperti e giovani laureati, con incarichi e con il mondo dell’associazionismo. Nell’arco massimo di due anni,  dalle aree archeologiche alle biblioteche, dagli archivi ai monumenti, dalle arti alle etnoantropologie dalla tutela alla valorizzazione, la Puglia diventerà un vero e proprio deserto. Le strutture saranno costrette a chiudere.

Ma Ministero e Regioni questi anno si problemi  le conoscevano da anni. Occorre un Progetto articolato tra Economia e Cultura. Accanto a ciò occorre creare un sistema con la scuola.

Proprio in questi giorni si parla di scuola e di educazione civica. Una delle basi è la storia. La storia passa inevitabilmente attraverso la lettura dei beni culturali. La scuola, con i nuovi modelli di un umanesimo scientifico, senza i beni culturali non può reggere in questa società delle transizioni.

In “Estetica della cittadinanza” edito da Le Monnier ebbe a scrivere che il rapporto tra beni culturali e scuola passa anche attraverso “…una postura fisica e mentale , un modo di essere e di interagire con gli altri e con i luoghi che si abitano e che abitano dentro di noi”. Ovvero le appartenenze.

È necessario far incontrare scuola e cultura. Basti pensare che prima del 1975 c’era un solo dicastero che univa scuola e beni culturali. Le divisioni e le separazioni amministrative sono state un bene, ma slegare scuola e cultura da una visione di metodologia educativa è un vero suicidio.