Guillermo Mariotto: star italiana, cuore venezuelano

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“Da bambino ero una peste, inventavo, avevo una creatività assoluta” ha spiegato di recente durante la trasmissione Rai ‘Io e te’. Difficile il rapporto con il padre, lascia il Venezuela a 16 anni. Così al settimanale ‘Gente’: “Una professoressa mi aveva detto che se avessi parlato lo spagnolo avrei comunicato con i venezuelani, ma se avessi conosciuto l’inglese avrei comunicato con tutti. E allora ho detto: io devo parlare l’inglese”.

Guillermo, laureatosi in California ha viaggiato tantissimo, sempre interessato alle diverse forme d’arte. Dal 1994 è direttore creativo di una grande casa di moda italiana, Gattinoni, la più longeva d’Italia. Sempre al settimanale ‘Gente’ ha dichiarato: “Inizialmente tornavo a trovare la famiglia. Loro stavano bene, il Venezuela era ricco anche se la corruzione era tanta. Poi ricordo anni difficili con proteste, repressioni ed aumento della criminalità comune. Io cominciavo ad essere conosciuto e mia madre mi disse di non andare a trovarli. Una delle mie ultime visite fu tra il ’91 e il ’92 quando decisi di riunire la famiglia anche se i miei genitori avevano divorziato da tempo. Volevo convincere tutti a fare richiesta per avere il passaporto italiano avendone diritto per via di mio padre”.

Ma lui che ha dedicato l’intera vita professionale alla ricerca si è ritrovato probabilmente a fare la scoperta più grande, dentro di sé grazie a un viaggio interiore e anche attraverso la fede, molto importante nella sua vita. Da qualche tempo è diventato un camilliano laico occupandosi dei malati da un punto di vista spirituale.

Ha incontrato tre papi, ha interpretato se stesso in un film sul grande schermo con Christian De Sica ed è stato anche giudice di Miss Italia.

A “Ballando con le stelle” continua a fare l’apprezzato provocatore, senza mai scomporsi e senza mai mutare il volume della voce. Sempre con sincerità e stile, mai banale, dicendo quello che pensa come nella quotidianità.

Così con la stessa schiettezza alcune sue dichiarazioni l’anno scorso all’agenzia Adnkronos: “Dio benedica il popolo del Venezuela che sta lottando per la propria libertà. Mi sento con il cuore spezzato, lo siamo da oltre 20 anni. Ma c’è oggi una carica particolare. E’ quella che ci porterà verso la libertà. Non abbiamo più paura perché un dittatore è solo un uomo e bisogna avere il coraggio di debellare i regimi corrotti. Lo ripeto, un uomo può cadere e la dittatura deve finire. E noi vogliamo semplicemente il più grande diritto che si ha al mondo. Semplicemente, la libertà. E basta”.

Emilio Buttaro