Il problema del lavoro

Diritti & Lavoro

Malauguratamente, non bastano le leggi per rendere concreto quello che dovrebbe essere un diritto e un dovere per ogni cittadino che valuta il lavoro per il progresso socio/economico del Paese. La realtà, di tutti i giorni, è assai lontana da quanto evidenziato. Il continuo proliferare della disoccupazione mette a dura prova lo stesso sviluppo della Penisola. Non è neppure logico scaricare le “colpe” solo sul Covid-19. La nostra recessione era iniziata ben prima.

Ora, senza essere politici di mestiere, ci sembra evidente che il lavoro è correlato a molteplici parametri che ne possono determinare un incremento o l’inesorabile diminuzione.

In Italia, la crisi politica non ha fatto altro che ampliare un fenomeno che ci ha sempre seguito come una maledizione. Le prove di liberalismo economico non hanno fatto che complicare il quadro occupazionale. I decreti per il “rilancio” d’autunno serviranno, a nostro avviso, per fornire una certa rilevanza politica alle imminenti elezioni amministrative in parecchie regioni italiane. Sul Referendum Istituzionale, invece, potrebbero esserci impensate sorprese.

Tra l’altro, la disoccupazione non è stata mai un fenomeno casuale e una politica non lungimirante ne ha favorito l’incremento. Gli stessi ammortizzatori sociali non sono più in grado di mantenere, pur se a tempo, un equilibrio accettabile sulla domanda e sull’offerta sul fronte occupazionale. Perché il lavoro non lo s’inventa, né si può disciplinare solo tramite leggi; sempre che non siano quelle del mercato. Il fronte occupazionale è il termometro dell’economia. Quando quest’ultimo cala, la disoccupazione aumenta e si arresta anche la possibilità di avviare nuovi posti di lavoro.

Essere in UE non è, sotto questo profilo, una garanzia. Anzi, quando il mercato internazionale è in fibrillazione, sono gli Stati meno competitivi, com’è appunto il nostro, a pagare il prezzo più alto. Senza eccesso di pessimismo, anche questo “difficile” 2020 si evolve con una percentuale di senza lavoro sempre a due cifre. Se non si riuscirà a spuntare una politica sociale più idonea, i disoccupati resteranno ancora una delle realtà negative nazionali. Insomma, per risolvere il problema d’Italia ci sembra indispensabile proporre delle “soluzioni.”. “Soluzioni”, non “Promesse”.

Giorgio Brignola

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