Eubanditi

Politica regionale, nazionale e internazionale

Secondo alcuni commentatori intelligenti e in quanto tali estranei ai giornaloni dove lo sfoggio di incultura e ottusità è seconda solo al servilismo, la punizione che l’Europa tedesca ha voluto infliggere all’Italia con gli accordi sul  Recovery found, Next generation o  come cavolo vogliono chiamalo, magari ribaditi fra un po’ dall’accesso al Mes,  ha delle ragioni principalmente geostrategiche e non economiche. Certo dà un senso di straniamento parlare di queste cose quando ancora gran parte degli italiani sta festeggiando la propria rovina, accorrendo sotto le banderuole della più sfacciata presa in giro sui miliardi in arrivo, nonché resurrezione di una solidarietà europea che non c’è mai stata e meno che mai in questo caso, ma non di meno sta diventando chiara la volontà della  Germania e dei suoi ascari nordici di cogliere qualsiasi occasione di azzerare l’Italia non tanto come concorrente economico, risultato già abbondantemente ottenuto con l’euro, quanto come soggetto nazionale autonomo che possa frapporsi alle neo ambizioni di Berlino di una politica mediterranea che le dia accesso all’Asia bypassando la Russia. Secondo alcuni di questi notisti tra cui Giuseppe Masala tale nuova strategia si sarebbe consolidata dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue che avrebbe sottratto a Berlino quel retroterra diplomatico  e in qualche modo culturale che Londra avrebbe potuto garantire. Ma su questo temo che pesi la costante e antica sopravvalutazione del mondo britannico: in realtà la chiusura del mediterraneo all’incipiente via della seta era già iniziata con la distruzione della Libia, il primaverismo arabo e il successivo attacco alla Siria.

Nel globalismo ortodosso espresso dai Clinton e dagli Obama occorreva circondare la Cina  perché rimanesse la fabbrica del mondo senza però riuscire a porsi come potere globale e dunque bisognava riprendere il controllo del mediterraneo e stagnarlo rispetto ad influssi diversi da quelli atlantici.

L’Italia, assieme alla Grecia era uno dei Paesi che avrebbero potuto essere miracolati dall’ascesa della Cina e quindi dallo spostarsi dell’asse economico mondiale dall’atlantico e dall’Indo pacifico perché in questo modo potevano diventare il “ponte” tra oriente e occidente: una posizione che il nostro Paese non ha voluto sfruttare considerato il suo status coloniale e la presenza di un forte partito “amerikano” che tiene in mano tutti i gangli vitali della politica e dell’informazione.  A quel tempo la cosa era di relativo interesse per la Germania, convinta di poter creare un proprio corridoio attraverso l’Ucraina e una Russia in qualche modo rinunciataria: ciò che le elites occidentali non avevano messo in conto era la resistenza di Mosca, coinvolta in pieno del suo spazio vitale e la  vigorosa reazione di  all’assalto, del tutto inaspettata nella sua determinazione e nella proiezione di forza mostrata con la riconquista della Crimea e poi con l’appoggio alla Siria. Putin, ha completamente cambiato le carte in tavola, rotto le uova nel paniere di Washington  e costretto Berlino a cambiare strategia, a guardare con maggiore intensità all’Adriatico. L’odio anti putiniano che viene incessantemente secreto dall’informazione occidentale ha origine da questo.

L’Italia era già stata umiliata nel 2011  per la sua reticente partecipazione alla campagna iniziale contro Gheddafi e per la sua resistenza ad essere spogliata dei suoi interessi in Nordafrica, cosa che costò il posto a Berlusconi, ma adesso, fallito il piano iniziale e lasciato spazio ad una situazione sempre più caotica, occorreva intervenire e grecizzare la Penisola, sottoponendola a un controllo diretto di Berlino perché non si frapponesse alle sue ambizioni.

L’occasione è stata la pandemia e i danni economici che essa ha portato principalmente ai Paesi che non hanno sovranità monetaria, ma anche governi e classi dirigenti già ampiamente predisposti alla sottomissione e incapaci di qualsiasi iniziativa. Adesso, accettata un’elemosina europea che ci spoglia della residua sovranità  di fatto non potremo più fare ciò che vogliamo anche ammesso che lo si voglia fare. L’idea poi che siano gli Usa di Trump a poter costituire un contraltare al potere tedesco è una pura illusione perché Washington ha certamente interesse a fermare le ambizioni mondialiste della Germania, ma nemmeno ad appoggiare le iniziative in proprio di Paesi che sono sotto la propria tutela. Certo volendo  potremmo riprendere la situazione in mano, ma la vedo molto dura se la gran parte della popolazione non ha ancora la minima idea di ciò che sta accadendo, anche perché non ha fonti  di informazione al riguardo ed è continuamente rimbambita da euro idiozie.