Coronavirus, come prepararsi all’autunno

Diritti & Lavoro

Il coronavirus tornerà a colpire forte in autunno? Ci sarà la cosiddetta (e temuta) “seconda ondata”? Difficile dirlo, nemmeno gli esperti sono d’accordo su cosa accadrà nei prossimi mesi. Conviene comunque farsi trovare pronti nel caso il virus dilaghi ancora una volta.

Abbiamo voluto capire quali dovranno essere le buone pratiche da attuare, soprattutto da parte delle istituzioni, con la nostra trasmissione “Zero Pollici”. Ci ha aiutato Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Bergamo.

Siamo partiti da un’analisi della situazione attuale. «Ora si vedono sostanzialmente pochi casi e questi non sono gravi. È l’effetto a distanza del lockdown, che è stato l’unico intervento reale posto in essere per opporsi all’infezione. Il fatto che si viva all’aperto e quindi ci sia più distanziamento e il fatto che in particolare nella Bergamasca le norme di sicurezza vengano sostanzialmente rispettate, ha fatto sì che la situazione sia migliorata. Ma il virus c’è ancora, non è diventato più debole».

Secondo Marinoni, il problema ci sarà con l’autunno, «quando tornerà il freddo, ricominceremo a vivere di più negli ambienti chiusi, riapriranno le scuole». Bisogna quindi prepararsi. Ma come? La prima cosa da fare, a parere del presidente dell’Ordine dei medici, è una campagna estesa di vaccinazioni antinfluenzali. In questo modo, dovrebbe essere più facile identificare le persone che hanno contratto il coronavirus. Per tante vaccinazioni, però, andranno trovati spazi necessari, a prova di assembramento.

«Altra cosa da fare – aggiunge Marinoni – sarà poter fare subito il tampone a chi avrà la febbre. E quindi avere un numero adeguato di tamponi da poter processare. Il problema sarà però dare le risposte in tempi rapidi. Il rischio è di avere tante persone isolate a casa, magari senza coronavirus. Dovrà quindi essere potenziato il Dipartimento di Igiene e prevenzione dell’Ats. Bisognerà poi tracciare tutti i contatti in caso di positività».

Molti dicono che nel caso di un ritorno prepotente del virus dovremmo essere più pronti ad affrontarlo, soprattutto alla luce dell’esperienza maturata tra febbraio e maggio. «Siamo più pronti da punto di vista psicologico, non dal punto di vista organizzativo – afferma Marinoni -. Per quanto riguarda le terapie, quelle attuali sono soprattutto di ambito ospedaliero e per le forme più gravi. Diciamo che abbiamo fatto uno stress test, abbiamo capito cosa c’è da mettere a posto, ma non lo abbiamo sistemato. Se dovesse di nuovo esplodere tutto ci sarebbero comunque problemi enormi».

L’unica speranza, secondo Marinoni, è che arrivi il vaccino anti Covid. «Ma se va bene, ne riparleremo la prossima primavera estate».