Il primo processo in Russia sul business della maternità surrogata

Diritti & Lavoro

Otto persone arrestate a Mosca per traffico di esseri umani dopo la morte di un neonato, tra le centinaia che non possono essere consegnati ai committenti a causa della chiusura delle frontiere. La Federazione è una delle poche nazioni dove la pratica è legale

© Maria Hedegaard/AFP –

Otto persone sono state arrestate a Mosca con l’accusa di traffico di esseri umani, nel primo processo della storia russa a coinvolgere il business dell’utero in affitto. La Federazione è uno dei pochi Paesi al mondo a consentire tale pratica, che ha dato vita a un lucroso giro d’affari, ma, spiega il legale della difesa Igor Trunov, “ambiguità” nella legislazione hanno consentito l’apertura dell’inchiesta.

Tra gli arrestati vi sono il presidente di un’azienda del settore, un corriere, alcuni medici e una madre surrogata che, a differenza degli altri sette accusati, è stata posta agli arresti domiciliari e non in custodia cautelare in prigione. Trunov ha fatto ricorso contro le misure detentive ma ha affermato di non aspettarsi un esito favorevole.

Come è partita l’inchiesta

L’inchiesta era partita lo scorso gennaio dopo che uno dei bambini nati da una madre surrogata era stato trovato morto in un appartamento nel circondario della capitale. Altri tre piccoli trovati nell’abitazione sono stati affidati alle cure di un ospedale pubblico. Le indagini si sono poi allargate lo scorso giugno, con il ritrovamento di altri cinque bambini in un altro appartamento.

In Russia sono circa un migliaio i bambini nati da madri surrogate che, a causa delle restrizioni causate dalla pandemia di Covid-19, non sono stati ancora consegnati alle coppie che avevano acquistato il servizio. Trunov ha spiegato che la chiusura delle frontiere ha reso tutto molto più difficile per i soggetti coinvolti nella filiera: madri, bambini e coppie. “Dieci altri bambini stanno per nascere”, ha dichiarato il legale, “ma tutti i conti bancari sono stati congelati e i documenti sequestrati”. Le madri surrogate, ha aggiunto Trunov, non stanno quindi ricevendo più il cibo e l’assistenza previste dal programma.

La vicepresidente della Duma chiede una stretta

Una situazione simile si sta verificando in Ucraina, altra nazione che consente la pratica, contro la quale nel frattempo stanno alzandosi voci dalla politica russa. Irina Yarovaya, vicepresidente della Duma, ha chiesto che quantomeno l’accesso all’utero in affitto sia limitato ai cittadini russi. “La Russia non dovrebbe essere un Paese con madri surrogate che servono da incubatori per gli stranieri”, ha dichiarato la scorsa settimana la parlamentare di Russia Unita, il partito del presidente Vladimir Putin.