La strana estate italiana

Diritti & Lavoro

di Silvia Schirinzi

C’è stato un momento, durante la quarantena, probabilmente verso la fine di quella Fase 1 in cui litigavamo per il diritto di andare a correre ed eravamo dipendenti dal bollettino delle 18:00, che abbiamo iniziato a realizzare che presto, comunque, sarebbe arrivata l’estate. Cancellati i voli e le prenotazioni, asfaltata l’ansia da vacanze visto che non si trattava di litigarsi le ferie ma proprio il lavoro, superato persino quasi indenni il giugno meno afoso degli ultimi anni – ampiamente controbilanciato dalla coda di luglio, che solo ora sta friggendo l’Italia stordita dal Covid – siamo entrati nell’estate 2020, l’estate più italiana che ci sia, quella in cui praticamente tutti, dagli influencer ai politici, non hanno mancato di ricordarci che quest’anno no, non si parte, quest’anno stiamo nella nostra bella Italia, le spiagge i borghi le montagne i bagnini gli aperitivi al tramonto, tutti insieme.

Con il Coronavirus, si è avverato l’agghiacciante sogno dei sovranisti di casa nostra, finalmente l’Italia agli italiani, partiti con il bonus vacanze o forse no, in coda sulle autostrade non più dei Benetton, con lo spettro dei banchi rotanti ma soprattutto di quello dei figli che chissà se rientreranno a scuola per davvero – il vero romanzo della quarantena era questo, speriamo che qualcuno lo scriva, dei genitori che non sanno cosa farsene dei figli –, non un cinese all’orizzonte, qualche sparuto tedesco coraggioso, pochi francesi sommessi, nessun americano, nessuno straniero insomma (a parte i migranti, si intende, e infatti tutti contro di loro) ma tanti, tantissimi, italiani in vacanza. Uno scenario agghiacciante, appunto, così a Rivista Studio abbiamo chiesto a Giuliano Malatesta di percorrere le nostre coste e raccontarci come sono cambiati e stanno cambiando i luoghi storici della villeggiatura nel nostro Paese. Ne è nata una serie, da Sanremo alle Cinque Terre a Capalbio fino al Sud, tra i fasti dimenticati dell’élite dal boom economico a oggi che, duole ricordarlo, gli intellettuali passano l’estate a criticare Chiara Ferragni.