La Sardegna pronta a riesumare Asl e Province soppresse

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In Regione, dopo la fase più dura dell’emergenza Covid, la maggioranza di centrodestra vuole approvare le riforme entro agosto

 La bandiera della Sardegna (particolare)

AGI In Sardegna il Consiglio regionale si prepara a ripristinare prima della pausa estiva Asl e Province. Dopo le leggi d’emergenza per la crisi post Covid-19, la maggioranza di centrodestra sardo-leghista alla guida della Regione intende procedere con alcuni dei capisaldi del programma con cui ha vinto le elezioni l’anno scorso. Comincerà giovedì prossimo nella Prima commissione (Autonomia) consiliare  l’esame dei 13 articoli del testo unificato destinato a moltiplicare, di nuovo, gli enti intermedi. Nella proposta si riesumano Gallura, Ogliastra e Sulcis-Iglesiente, da aggiungere a Sud Sardegna, Nuoro e Oristano, e si istituisce la Città metropolitana di Sassari, accanto a quella di Cagliari.

La mappa dei nuovi enti intermedi

Della nuova Città metropolitana di Sassari, che sostituirebbe l’attuale Rete metropolitana del nord Sardegna ma con le funzioni dell’attuale Provincia di Sassari, farebbero parte ben 66 Comuni. Ma gli enti locali interessati potranno decidere il distacco, con una delibera dei rispettivi consigli comunali da adottare con una maggioranza dei due terzi, e far parte di una provincia limitrofa. Nella nuova Provincia della Gallura, con capoluogo nei comuni di Olbia-Tempio, rientrerebbero 27 Comuni della Gallura, in quella dell’Ogliastra (capoluogo Tortolì-Lanusei) 23, cosi’ come nel Sulcis Iglesiente (capoluogo Carbonia-Iglesias). In una fase transitoria le tre Province sarebbero gestite da un amministratore straordinario, fino all’elezione degli organi provinciali

 “In tutto il mondo ci si interroga su come affrontare la più grave emergenza sanitaria del dopoguerra. E noi ci occupiamo di poltrone” Massimo Zedda (Progressisti), ex sindaco di Cagliari

L’opposizione di centrosinistra preannuncia centinaia di emendamenti, quindi l’iter potrebbe non essere una passeggiata e richiedere più tempo rispetto alle settimane che ancora mancano alla pausa estiva dei lavori dell’Aula. “È una legge Arlecchino”, la boccia il consigliere del Pd Roberto Deriu, componente della Prima commissione, già presidente della Provincia di Nuoro. “Non è una vera riformulazione del sistema, ma un elenco di richieste che traduce degli interessi, dei bisogni”. Critico anche Alessandro Solinas (M5S): “Ricordo che col referendum regionale del 2012 i sardi si sono pronunciati per l’abrogazione delle Province. E comunque questa legge rischia di creare scatole vuote, senza soldi, senza capacità di fornire servizi, ma solo posti di sottogoverno”.

“In tutto il mondo ci si interroga su come affrontare la più grave emergenza sanitaria del dopoguerra. E noi ci occupiamo di poltrone”, si infuria l’ex sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, consigliere regionale dei Progressisti. “Il centrodestra propone di smembrare l’Ats in otto Asl, con tutte le difficoltà della transizione in questa fase drammatica, di frantumare le Province, senza una riforma organica delle istituzioni in Sardegna, a partire da quella della Regione. Temo che ci farà fare una figuraccia di livello internazionale, appena si spargerà la voce che durante una pandemia mondiale chi amministra la Sardegna ha come priorità Asl e Province: è  roba da ricovero in clinica psichiatrica”.

“Mettiamo un attimo da parte le giuste rivendicazioni dei territori”, aggiunge Zedda. “Lavoro e liste d’attesa sono le priorità non i posti di sottogoverno negli enti intermedi. Non è il caso di mettere in fibrillazione il sistema degli enti locali e della sanità nel bel mezzo di una pandemia”.