Demolite a Crotone le ville dei parenti dei boss

Cronaca

Erano state costruite sul promontorio di Capo Colonna. Blitz della Gdf contro la ‘ndrangheta: 75 arresti

di Rosario Stanizzi

‘ndrangheta Italia Svizzera Guardia finanza
Guardia di Finanza GdF

AGI – Triplo colpo alla ‘ndrangheta. Settantacinque fermi tra Italia e Svizzera, 158 indagati, sequestro di beni per 169 milioni di euro. E’ questo il bilancio di un maxi blitz della Guardia di finanza contro la ‘ndrangheta e le sue proiezioni internazionali. Oltre 700 finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro e del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata di Roma, con il supporto dei Reparti del Comando regionale Calabria, in simultanea con la Polizia giudiziaria federale di Berna, hanno eseguito un’operazione internazionale coordinata e diretta dalla procura antimafia di Catanzaro nei confronti di diversi esponenti di affermate famiglie della criminalità organizzata calabrese, operanti principalmente nel territorio che collega Lamezia Terme alla provincia di Vibo Valentia.

A Crotone “in un contesto territoriale difficile”, l’abbattimento di opere realizzate abusivamente costituisce un segnale forte della presenza dello Stato”. E’ quanto afferma in una nota il prefetto di Crootone Tiziana Tombesi plaudendo alla demolizioni di alcune ville abusive realizzate sul promontorio di Capo Colonna, nei pressi del parco archeologico, su un’area di inedificabilità assoluta, di proprietà di alcuni stretti congiunti del boss cutrese Nicolino Grande Aracri.

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Lavori per la demolizione di una villa abusiva a Crotone
La demolizione, i cui lavori sono iniziati nella mattinata di lunedì scorso, riguarda tre dei cinque fabbricati interessati dalle ordinanze di abbattimento risalenti agli anni ottanta, mentre per gli altri due si è in attesa di conoscere gli esiti dei giudizi pendenti davanti al Tribunale amministrativo regionale per la Calabria. Il Comune della città di Pitagora sta procedendo agli abbattimenti di tasca propria impegnando la somma di 108 mila euro atteso che l’attivazione del fondo apposito istituito presso la Cassa depositi e prestiti avrebbe comportato una ulteriore dilazione dei tempi, esponendo al rischio dell’insorgere dei nuovi contenziosi. Più volte, infatti, le pendenze davanti alla giustizia amministrativa hanno evitato le demolizioni. “Oggi – commenta il prefetto di Crotone, Tiziana Tombesi – lo Stato ha dato una risposta concreta”.

I fermati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, associazione dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, riciclaggio, fittizia intestazione di beni, corruzione ed altri reati, tutti aggravati dalle modalità mafiose.
L’operazione, che ha fatto luce anche sui rapporti dei clan con la politica, è il frutto di anni di intenso lavoro investigativo svolto nell’ambito di una Squadra investigativa comune (Joint investigation team) costituita presso Eurojust tra magistratura e forze di polizia dei due Paesi, cui hanno aderito, per l’Italia, la procura distrettuale antimafia di Catanzaro e Reparti della Guardia di finanza (Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Catanzaro e Scico di Roma) e, per la Svizzera, la procura della Confederazione elvetica di Berna e la Polizia giudiziaria federale di Berna.

“Siamo stati costretti a fare i provvedimento di fermo perché l’autorità giudiziaria svizzera aveva la necessità di depositare gli atti, perché i sistemi giudiziari non sono omologhi, e si doveva evitare la fuga di decine e decine di indagati”, ha rilevato il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri. “Ringrazio il direttore della Banca d’Italia che, come per ‘Rinascita Scott’ in 48 ore – ha aggiunto Gratteri – ci ha consentito di avere i provvedimenti di fermo, sono 3500 pagine per 75 soggetti. Un grande ringraziamento, perché altrimenti non noi non saremmo riusciti nemmeno una settimana a fare questo lavoro. Questo provvedimento di fermo è stato necessario farlo perché, in base al codice di procedura penale svizzero, le autorità giudiziarie di Berna avrebbero dovuto depositare gli atti a conoscenza degli indagati e quindi avremmo avuto una fuga di notizia clamorosa. Purtroppo – ha concluso il procuratore – fino a quando gli Stati non avranno la volontà e il coraggio di creare un sistema omologo nel contrasto alla criminalità organizzata nel mondo occidentale, dobbiamo cercare noi, con il buon senso, di sopperire alle deficienze dei sistemi legislativi e quindi anche del potere politico del mondo occidentale”.