L’Italia rischia l’implosione

Politica regionale, nazionale e internazionale

di Luigi Benigno

Dopo circa cinque mesi dalla diffusione del coronavirus siamo di fronte ad un establishement praticamente latitante. La sequela di annunci finora diffusi si è rivelato essere un sistema di promesse e di imbonimento del popolo. Il Governo non ha le idee chiare ed è sotto gli occhi di tutti l’immobilismo che regna sovrano; ciò che tutti possono percepire è uno smarrimento diffuso dell’esecutivo che, esaurito lo spauracchio mediatico della pandemia, non riesce a governare la politica economica del Paese.

Tra annunci e promesse, finora puntualmente disattesi, la Commissione europea ha sbarrato le porte all’Italia, che non ha voci autorevoli in seno al consesso europeo.

L’economia fa fatica a risalire la china poiché la domanda è schiacciata dagli spauracchi diffusi ad arte da politici attaccati alla poltrona e che non hanno finora dimostrato alcuna capacità, non solo di fronteggiare l’emergenza sanitaria ma anche di attuare una politica economica coraggiosa.

Il popolo lecca le ferite e subisce i mesi di restrizione che hanno avuto l’effetto di abbassarne le difese e non quelle immunitarie.

Il Presidente Mattarella non sembra esserne immune.

La burocrazia sguazza in questo insostenibile immobilismo; gli uffici pubblici mai come in questi mesi hanno rigorosamente osservato il distanziamento sociale ed ancora oggi è molto difficile accedervi per ottenere persino un certificato.

La giustizia funziona con un ritardo impressionante con il concreto rischio di un arretrato da evadere che ci accompagnerà per molti anni.

Sveglia Italia e sveglia Presidente Mattarella. Il baratro è molto vicino di questo passo.