Perseverare è diabolico

Politica regionale, nazionale e internazionale

Da un  mese i poteri politici e quelli grigi delle società occidentali sono in allarme: una volta allentate le segregazioni da Covid l’economia ha mostrato una rapida ripresa iniziale che tuttavia non è proseguita , si è ben presto fermata senza accennare a riprendere i livelli precedenti, anzi tendendo piuttosto a flettere di nuovo. E  così vi sono stati dei ripensamenti sulla strategia della paura, soprattutto sull’incertezza sparsa a piene mani riguardo alla possibilità di un ritorno alle chiusure e alle segregazioni che era stato l’arma segreta per propinare vaccini non sperimentati, quasi certamente del tutto inefficaci o forse addirittura nocivi: perciò si è corsi ai ripari allentando un po’ il piede sull’acceleratore. La Merkel ha fatto sapere che non ci saranno più segregazioni anche a fronte di un ritorno del virus, altri imbonitori della scienza sciamanica si dimostrano più ottimisti, mentre in Usa, Fauci maggiore esponente della fazione vaccinista collegata a Gates comincia ad essere messo sotto accusa da più parti, anche dentro lo stesso comitato del Covid .

Volendo riassumere in poche parole la situazione da una parte si cerca di frantumare l’incertezza diffusa nel tentativo di far riprendere l’economia, con la promessa di un futuro più libero anche in presenza del virus. Questo però presenta un bel problema: potrebbe far nascere dei forti sospetti riguardo alla gestione detentiva attutata per tre mesi filati, decretando la morte per un numero incalcolabile di piccole attività,  e così l’allentamento si lega in maniera indissolubile anche alla caparbia conferma della narrazione pandemica che si è dipanata in primavera e sulla quale pesano, almeno in Italia, anche i numerosi errori sanitari commessi. Perciò dentro questa nuova strategia  comunicativa l’Istat e l’Istituto superiore di Sanità – che lo ricordiamo sono organismi governativi con tutto quello che ne consegue – hanno tirato fuori un documento nel quale si asserisce che il Covid è la causa del 90% di quei 35 mila decessi che gli si sono attribuiti, rimangiandosi così tutto quello che avevano detto prima. Che ne è stato dello studio del 26 maggio in l’Istituto superiore diceva che su 3032 decessi solo 124 erano da attribuire al Covid? Siccome statisticamente proprio non esiste occorre chiedersi se sbagliava allora o sbaglia oggi. E a proposito di statistiche che fine hanno fatto le parole del presidente dell’Istat il quale aveva dichiarato che a marzo dell’anno scorso erano morte “più persone per malattie respiratorie che quest’anno per Covid-19”.  Cosa non si deve fare per campare e per conservare le poltrone, per rimanere nel circolo della fiducia governativa. Senza dire che tutto questo viene asserito in presenza di un divieto sostanziale di autopsia.

Ad ogni buon conto se quanto oggi dicono i due istituti ad esclusivo favore di media e della politica della paura fosse vero, allora bisognerebbe che vi siano 35 mila morti in meno di cancro, malattie cardio vascolari, infezioni ospedaliere, il che non è vero, mettendo così a nudo il carattere truffaldino del documento che tuttavia acquista le stigmate  della scienza verso un’opinione pubblica non più in grado di discernere il grano dal loglio e totalmente in stato di confusione.  Del resto in mancanza di protocolli precisi qualsiasi decesso può essere attribuito alle infezioni opportuniste che negli organismi debilitati sono quasi sempre la causa diciamo occasionale di morte. Infatti nel 2015 i morti per influenza furono più di 50 mila, senza che nessuno se ne accorgesse, per non parlare dei quasi cinquantamila italiani vittime ogni anno di infezioni ospedaliere, strage direttamente collegabile ai tagli della sanità e ai risparmi sulla salute.

Ma molti non vedevano l’ora di dissolvere i loro dubbi che sentivano così contrari al bon ton della responsabilità a dimostrazione della grande difficoltà della sinistra ad affrontare i propri tabù e della facilità a credere se questo permette di non ripensare il campo amico – nemico e prendersela banalmente con Trump invece di capire come e perché l’ingiustizia sociale venga data per scontata e sia stata completamente sostituita col concetto di discriminazione. Sarebbe interessante analizzare le ragioni  per cui un concetto tipico della destra venga elevato a punto focale della politica Ma non sono che le vicende terminali di una sinistra di relazione per cui amica veritas sed magis amici miei. Fatto sta che sempre l’Istat – in un territorio meno esposto ai riflettori della propaganda – ci dice che le misure anti covid hanno accentuato le divisioni di classe e di reddito nella società italiana, e tuttavia anche laddove ci si aspetterebbe una reazione a questo nuovo falò della disuguaglianza  continua a prevalere una mediocre  lettura tecnico sanitaria, tra l’altro condotta su dati totalmente inattendibili, che dimostra la sottomissione ai criteri della tecnocrazia neo liberista.