Il sindaco di Lizzano vorrebbe imporre al parroco il tipo di preghiera

Cronaca

Riceviamo e pubblichiamo
Pierfranco Bruni

Un atto intollerabile quello che è accaduto a Lizzano in provincia di Taranto. Un sindaco che vuole suggerire o vorrebbe insegnare il tipo di preghiera alla quale dovrebbe assolvere il parroco e quindi la Chiesa.

Un atto di vera “inquisizione giacobina” nei confronti non solo di un singolo parroco, ma nei confronti di una chiesa tradizionalista che fonda le sue radici sulla parola di San Paolo. Una teologia che non ha nulla da spartire con il relativismo e il laicismo comunista “democratico” di un sindaco.

La Chiesa se vuole restare nel cuore dei fedeli veri deve osare nel mantenere intatti i legami con la missione testamentaria che resta quella di Paolo, Pietro e i Vangeli sinottici.

La politica non può permettersi di entrare a gambe tesi nella teologia cristiana con un fare di politicamente corretto ai codici laicisti. È un segno di non rispetto nei confronti di una comunità cristiana che segue il Verbo di Cristo e di Paolo.

Se si conoscessero le Lettere di Paolo molti pseudo cattolici si ricrederebbero. L’intolleranza accaduta a Lizzano non ha precedenti se non quella di vietare messe a politici e statisti  sgraditi, come è accaduto in altre città.

Se la cosiddetta “Lizzano democratica” comprendesse il concetto di democrazia e liberta di espressione capirebbe il signigicato di fede di culto rispetto a quello di un laicismo relativista e intollerante. La democrazia è  una filosofia e quindi è  Pensiero forte.

È gravissimo l’accaduto. Mi auguro che i cristiani veri si ribellino a questi processi inquisitori nel nome di un credo paolino serio e di una chiesa che ponga al centro Cristo e non le cose.

Una antropologia dell’anima e della grande progettualità spirituale tra uomo e Dio che il sindaco di Lizzano parrebbe non conoscere.