Magistratura: fare di tutt’erba un fascio è sbagliato

Cronaca

Vincenzo Musacchio

Affermare che tutta la magistratura italiana viva una situazione di degrado morale è sbagliato. Ho vissuto e vivo da oltre venticinque anni nei Tribunali  e nelle procure della Repubblica e so per esperienza che la maggioranza dei magistrati lavora duramente, è corretta ed è preparata e garantisce con difficoltà oggettive quei parametri necessari per assicurare equilibrio nell’esercizio delle proprie funzioni. Il problema è che nel nostro Paese, patria del diritto per millenni, bastano poche persone non autonome e indipendenti per rendere tutto il sistema non più credibile. I magistrati non appartenenti alle correnti sono la maggioranza ma non si sono mai ribellati al sistema anche se ne sono stati e sono le prime vittime. Il perché è ovvio: nei posti che contano ci sono i correntizi. C’è un rimedio a questa anormalità? Condivido l’idea del prof. Franco Coppi il quale lascerebbe all’organo di autogoverno la sola funzione disciplinare mentre il conferimento degli incarichi direttivi e semi-direttivi andrebbe affidato a un organo diverso. E’ un’ottima idea poiché così non ci sarebbe più la corsa correntizia per farsi eleggere. Il compito di nominare procuratori, aggiunti, presidenti e presidenti di sezione potrebbe, ad esempio, essere assegnato alla ad una sezione speciale della Corte Costituzionale. In alternativa dovremmo trovare un meccanismo che possa mandare al CSM magistrati davvero indipendenti che una volta eletti non dovrebbero tornare a rivestire la toga (penso a magistrati prossimi al fine carriera). Non avrebbero così, almeno sulla carta, interessi in un sistema di scambi di favori che poi è quello che ha minato la credibilità della magistratura in questo momento storico. Resto convinto, tuttavia, che per fare il magistrato occorra un’etica dell’anima e direi anche del cuore che nessuna legge potrà mai disciplinare. Una riforma di sistema, tuttavia, dovrebbe prevedere modifiche anche per l’accesso alla magistratura includendo ad esempio seri test psico-attitudinali e di personalità diretti ad accertare l’idoneità attitudinale allo svolgimento dei compiti connessi con l’attività propria del ruolo e della qualifica da rivestire. Sono stato sempre assertore convinto che di un probabile magistrato vada valutato anche l’attitudine a svolgere la sua delicatissima funzione in special modo quando incide sulle libertà costituzionalmente garantite . Vorrei ricordare al lettore, a volte distratto, che lo scambio di favori e il mercanteggiamento politico sono pratiche che ci sono sempre state sin dai tempi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che furono proprio tra le vittime eccellenti di questo sistema alterato.

Per cui penso che se si continuasse a parlare solo di Palamara, senza pensare ai rimedi del sistema di scambio di favori, si rischia di focalizzarsi sulla persona e non sul sistema anomalo.

Vincenzo Musacchio, giurista e docente di diritto penale, è associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). E’ ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. E’ stato allievo di Giuliano Vassalli e amico e collaboratore di Antonino Caponnetto

Vincenzo Musacchio

Giurista e docente di diritto penale.

Associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA).

Ricercatore presso l’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata

Royal United Services Institute di Londra.

Presidente dell’ Osservatorio Antimafia del Molise 

Direttore Scientifico della Scuola di Legalità – don Peppe Diana – di  Roma e del Molise