La mediazione familiare

Diritti & Lavoro

Uno strumento valido per tutelare i minori nelle separazioni conflittuali.

La mediazione è un percorso che la coppia decide di comune accordo di intraprendere per superare il conflitto presente alimentato dalla decisione della separazione ma soprattutto per tutelare i figli esposti e strumentalizzati come se fossero oggetti da usare per i propri fini. Se quasi cinquant’anni fa il giurista Arturo Carlo Jemolo, con espressione che fece epoca, sosteneva che «la famiglia è un’isola che il mare del diritto dovrebbe limitarsi a lambire» (Jemolo, 1948), è oggi evidente come la prassi giuridica, in tema di separazione coniugale, divorzio e affidamento dei figli minori abbia invece contribuito non poco a sommergerla (Fiorin, 2008): la nostra società ha costruito, sulla conflittualità delle coppie che si separano, un sistema ipertrofico di norme e di attività giurisdizionale che, lungi dall’aver risolto tale conflittualità, la alimenta e la rigenera. Giustiniano nel 533 definiva la Giurisprudenza (“iurisprudentia”) come la «conoscenza delle cose divine e di quelle umane, la scienza del giusto e dell’ingiusto» (D. 1.1.10). Tradotta in termini moderni, la Giurisprudenza è, o dovrebbe essere, Scienza del Diritto, inteso come l’insieme delle regole di comportamento indispensabili a ogni comunità umana per sopravvivere, svilupparsi e raggiungere condizioni di vita sempre migliori, regolando la natura di vari comportamenti sociali ed economici. Ma in una relazione che finisce, il conflitto non è regolabile con norme imposte dall’esterno: la relazione si sviluppa all’interno di un sistema “circolare”, dove torti e ragioni hanno natura ricorsiva, in quanto non è mai possibile stabilire esattamente dove si collochi la causa che determina lo svolgimento della relazione in modo non soddisfacente (Watzlawick et al., 1967).  Il diritto è invece un sistema “lineare”, che, presupponendo un causa e un effetto del conflitto, “deve” individuare a chi assegnare la ragione e a chi il torto. Inevitabilmente, ogni decisione giuridica si inserisce nella circolarità della relazione, alimentando il conflitto (e il conseguente, ulteriore, ricorso al giudice) in maniera esponenziale. L’impatto delle pronunce dei giudici sulla vita emozionale e sul benessere psichico delle persone è certamente una dimensione ancora oggi sottovalutata, quando non del tutto ignorata, da tutti gli operatori addetti al sistema, giudici, avvocati consulenti e dagli stessi utenti della giustizia. Ignorare tale dimensione psicologica produce le conseguenze più gravi quando al sistema giudiziario è chiesto di decidere, tra due genitori in conflitto per l’affidamento dei figli nati dall’unione, a quale dei due dare “ragione”, escludendo inevitabilmente l’altro non solo dalla potestà e dalla quotidianità con i figli, che si troveranno così “orfani di vivi”, ma soprattutto da legami essenziali e fondanti per lo sviluppo e l’espressione del sé.La considerazione di intervenire con servizi adeguati a sostegno delle famiglie in difficoltà, pone in essere il servizio di mediazione familiare con particolare attenzione a coloro che affrontano la separazione, mirando quindi alla salvaguardia dei legami familiari e alla tutela del rapporto affettivo dei figli con entrambi i genitori. La letteratura infatti ci indica una sorta di impossibilità fisiologica dei genitori ad occuparsi sufficientemente dei figli, soprattutto nella prima fase, quando le energie sono prevalentemente dedicate alla gestione del legame di coppia e dei bisogni personaliI servizi a sostegno della famiglia partono da un principio saldo, espresso così da Grechez:

Un bambino ha diritto di avere accesso ad entrambi i genitori, ha il diritto di non perdere metà del suo essere figlio e della sua identità, ha il diritto di non essere obbligato a scegliere di detestare uno dei suoi genitori” (Grechez, 1992).

Infatti, questi servizi sostengono l’importanza del diritto del bambino di avere rapporti con entrambi i genitori, partendo dalla convinzione che il minore debba incontrare i genitori nonostante il forte conflitto coniugale in corso.

Nella fase di transizione della separazione, emergono i punti di debolezza e di forza della famiglia e la capacità della società di supportare le relazioni familiari.

La mediazione familiare è un percorso che cerca di contenere l’intensità del conflitto e di rigenerare e riorganizzare i legami familiari. Per raggiungere questo obiettivo, i genitori sono aiutati a comprendere il senso di quanto è loro accaduto, a riconoscere le proprie responsabilità, a investire le proprie risorse nella relazione con l’altro.

Questo percorso può rappresentare per la famiglia coinvolta un momento in cui acquisire consapevolezza del cambiamento in atto nel proprio sistema familiare e permettere ai genitori di evidenziare e valorizzare ciò che entrambi possono dare ai figli. I genitori possono acquisire maggiore consapevolezza dei vissuti e delle esigenze dei propri figli e prepararsi quindi a una ristrutturazione del proprio equilibrio che permetta la salvaguardia dei legami generazionaliLa mediazione familiare è sostanzialmente un percorso, scandito da fasi circolari, all’interno di un setting strutturato in cui il mediatore favorisce, attiva e sostiene la comunicazione tra i partner ai fini della gestione del conflitto e a vantaggio della capacità di negoziare sugli aspetti che riguardano la separazione. E’ fondamentale che, da parte di entrambi i genitori, ci siano chiarezza e sincerità nelle comunicazioni che vengono date ai  bambini.

L’obiettivo privilegiato della mediazione familiare, si realizza quando i genitori si riappropriano, seppur separati, della comune responsabilità genitoriale, senza lasciare dietro di sé né vinti né vincitori, e alla fine del loro percorso sono stati in grado di condividere un progetto genitoriale comune.

La comunicazione nelle relazioni è uno dei punti cruciali della mediazione familiare, pertanto il percorso di mediazione deve eliminare, laddove possibile, tutti gli ostacoli che impediscono ai due coniugi di dialogare e di trovare serenamente e in maniera collaborativa la soluzione ai loro problemi pratici e organizzativi connessi alla separazione.

Dott.ssa Maria Pia Turiello

Criminologa Forense – Mediatore nell’alta conflittualità

Direttore Dipartimento di Criminologia – Criminologia finanziaria e Vittimologia dell’Unifedericiana