Circuito delle Madonie. Ricordo della Targa Florio

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Non si può parlare della più antica corsa automobilistica su strada senza ricordare “I Florio”, la famiglia che diede nome a un’epoca in Sicilia.

Originaria di Bagnara Calabra sullo Ionio, Paolo Florio si trasferì in Sicilia dopo il terremoto del 1783. A Palermo aprì un negozio di spezie e chinino questo, unico rimedio utile per la cura della malaria a quel tempo, e la fortuna le arrise. In poco tempo divenne un punto di riferimento per la ricca clientela del luogo. Notevole impulso agli affari di famiglia la diede, in seguito l’intuizione che, alla morte di Paolo, ebbe il fratello minore Ignazio cui fu affidata l’attività commerciale e anche il nipote Vincenzo, troppo piccolo per amministrare i beni. Ignazio diversificò gli interessi economici della famiglia orientandosi vero le tonnare. Prese, così, in affitto quelle chiamate di San Nicola e Vergine Maria. Quando Vincenzo gli subentrò, trovò una situazione economia e imprenditoriale più che affermata. Da lì i Glorio estesero sempre di più i loro interessi sino a costituire con i Rubattino una Società di Navigazione sulle rotte trans oceaniche.

Dire Epoca Glorio in Sicilia è come dire Bella Epoque in Francia o quella dei Telefoni Bianchi nel resto d’Italia.

La Targa Florio nasce da un’idea che a Vincenzo Forio Jr., balenò nella mente alla fine della gara automobilistica del circuito di Brescia ove, nel 1904 partecipava come concorrente. Ne parlò col suo amico Henry Desgrange, direttore del quotidiano parigino “L’Auto”, e pochi anni dopo ecco l’inaugurazione della prima edizione. Era il 6 maggio del 1906 quando iniziò l’avventura della più antica gara del genere. Si svolse sul cosiddetto Circuito Grande snodandosi per circa 147 chilometri tra le impervie strade delle Madonie, toccando i centri urbani di Petralia Sottana, Petralia Soprana, Geraci, Castelbuono, sino a giungere nuovamente sul rettifilo del Buonfornello da dove la gara era partita alle ore 6 della mattina. Ebbe un grande successo, pertanto, l’anno successivo la replica sempre lungo il medesimo percorso. E così anno dopo anno, su diversi tracciati, per 61 edizioni sino al 15 maggio 1977, quando un grave incidente mise fine alla mitica prova su strada. Quel giorno, l’Osella-Bmw pilotata in quel momento da Gabriele Ciuti, uscì di strada coinvolgendo alcuni spettatori, due morti e tre feriti compreso il pilota. L’accaduto segnò la fine dell’avventura, almeno come gara di velocità.

Vedere le auto sfrecciare sui brevi rettilinei in salita, sfidare la forza centrifuga compensata dalla centripeta nei tornanti, evitare testa-coda sull’asfalto umido usando il controsterzo era uno spettacolo, tenuto conto delle alte velocità e dell’assenza di vie di fuga.

Alla gara parteciparono le più prestigiose case automobilistiche, dalla Ferrari alla Maserati, passando dall’Alfa Romeo all’ Isotta, dalla Peugeot alla Porche ecc.

Parteciparono i più bei nomi dell’automobilismo del tempo. Magnifici piloti.

Maglioli, Vaccarella, Villoresi, Bandini, Nuvolari, Taruffi, Colin Davis, Stirlig Moss, ecc. Il più amato di tutti è stato Nino Vaccarella oggi 87enne. E’ siciliano, nato nel marzo del 1933, da sempre sui circuiti conosciuto come Il preside volante. Questo perché la sua attività principale era legata a un istituto scolastico paritario di Palermo, l’Oriani.

Lo scorso anno Auto Sprint ha dedicato un bel servizio sul siciliano. “… Vaccarella è l’uomo che più ha saputo lietamente emozionare la Sicilia, dal giorno in cui Luigi Pirandello vinse il Nobel per la letteratura. Tre vittorie alla Targa Florio, almeno altre cinque sfiorate, trionfi brucianti alla 24 Ore di Le Mans, alla 12 Ore di Sebring e alla 1000 Km del Nürburgring. Le corse che contano. Quelle che solo vincerne una ti cambia la vita. Quelle che in gran parte neanche esistono più e oggi somigliano tanto alla guerra di Troia o a un assalto alla baionetta a Vittorio Veneto. Nino Vaccarella poteva anche essere nella maratona Ferrari da leggenda alla 24 Ore di Daytona ’67, ma quel giorno preferì starsene a Palermo a fare il preside dell’Istituto Oriani, scuola privata ereditata dal padre, il quale, morendo improvvisamente nel 1956, gli cambiò la vita. È da lì che Nino Vaccarella deve essere Preside Volante, visto che parallelamente può pure fare il pilota.

Altri tempi e altre corse, oggi molti dei protagonisti che sino a ieri volteggiavano fra le spire delle Madonie non sono più tra noi, corrono nei circuiti dell’aldilà tra cirri e cumulonembi dove suona la banda dei putti celesti a ogni nuovo vittorioso arrivo.

Giuseppe Rinaldi

girinaldi@libero.it