Il Senato cancella il carcere per i giornalisti

Diritti & Lavoro

giornalisti non rischieranno più di finire in carcere per il reato di diffamazione. Anche se ciò non vuol dire che potranno scrivere o dire qualsiasi cosa restando impuniti. Lo ha deciso la commissione Giustizia del Senato nell’ambito della riforma del reato di diffamazione, oggetto di un nuovo disegno di legge.

In pratica, chi dimostra di avere la penna «troppo leggera» nel parlare delle vicende altrui, non finirà dietro le sbarre ma dovrà pagare una sanzione pecuniaria piuttosto salata. Nei casi meno gravi, ci sarà una pena da 5mila a 10mila euro. Se, invece, il giornalista ci va più pesante ed attribuisce a qualcuno un fatto falso, la cui diffusione avviene con la consapevolezza della falsità, la sanzione sarà compresa tra 10mila e 50mila euro.

Fino ad oggi, il Codice penale prevedeva per i giornalisti fino a tre anni di reclusione e una multa fino a 2.065 euro in caso di diffamazione. La Corte Costituzionale aveva recentemente dato un anno di tempo a Camera e Senato per rivedere questa norma e trovare un’alternativa, anche in vista dell’orientamento della Corte europea dei diritti dell’uomo.

La soluzione trovata ora al Senato, tuttavia, non convince gli esperti di diritto penale dell’informazione. È vero, sostengono, che viene cancellato il carcere, ma è altrettanto vero che raramente un giornalista finisce in galera per il reato di diffamazione (il caso di Alessandro Sallusti, rimasto per qualche giorno ai domiciliari nel 2012 per le offese a un giudice, fu più unico che raro). Per contro, la sanzione pecuniaria viene ritenuta eccessiva. Inoltre, si potrebbe godere solo una volta della sospensione della pena e, nel caso in cui la multa venisse convertita in libertà vigilata o in lavoro sostitutivo, resterebbe pregiudicata per l’interessato la possibilità di continuare a svolgere il suo lavoro giornalistico.

Ad ogni modo, la norma approvata dal Senato deve essere ancora confermata, visto che il Parlamento potrebbe ancora introdurre la possibilità di azzerare il profilo penale nel caso in cui il giornalista accetti di rettificare quanto scritto o detto.