Raffaello universale e divino nella cristianità dell’Occidente

Arte, Cultura & Società

Raffaello universale e divino nella cristianità dell’Occidente nel libro di Pierfranco Bruni dedicato ai 500 anni dell’artista urbinate

Pierfranco Bruni nel suo “Raffaello, universale e divino” propone una chiave di lettura innovativa in cui l’artista urbinate diventa punto di riferimento della complessa cultura Occidentale e non solo del percorso artistico. Un intreccio che darà vita ad un viaggio con la storia del Rinascimento certamente, ma soprattutto con i modelli greci e romani in cui Atene diventa riferimento centrale delle vie del Mediterraneo per una rinascita culturale in una visione profondamente umanistica.

L’interpretazione che traccia Bruni è meticolosamente costruita sulla cristianità di Raffaello, il quale riesce a dialogare con piena armonia con due Pontefici. Giulio II e Leone X. Grazie a questi pontificati l’arte resta centrale nell’Occidente. È l’artista – filosofo che viene nominato custode del Patrimonio culturale di Roma. Si deve proprio a Raffaello, sostiene Bruni, se si sono create le premesse per la tutela e la valorizzazione di ciò che verranno definiti beni culturali. Si deve a Raffaello e alla Chiesa romana di Giulio II e Leone X. Artista e intellettuale, il Raffaello di Bruni, lega l’arte e la poesia ad un unicum che è quello di proporre il concetto di Bellezza.

Ma, nel testo, si vive il passaggio mistico dalle figure delle Madonne a quelle delle donne. Il suo amore per la Luti , la mai dimenticata Fornarina, fa della bellezza stessa il senso della vita. Un viaggio raffaellita che si lascia leggere come un romanzo. Raffaello, radicato alla visione di Petrarca, si allontana dallo Stil Nuovo per entrare nella universalità del Barocco. Il testo è pubblicato da Passerino editore sia in versione cartacea che in E-Book.

Raffaello Sanzio (Urbino, 28 marzo o 6 aprile 1483 – Roma, 6 aprile 1520) è stato un pittore e architetto italiano, tra i più celebri del Rinascimento. Considerato uno dei più grandi artisti d’ogni tempo, la sua opera segnò un tracciato imprescindibile per tutti i pittori successivi e fu di vitale importanza per lo sviluppo del linguaggio artistico dei secoli a venire, dando vita tra l’altro a una scuola che fece arte “alla maniera” sua e che va sotto il nome di manierismo.

Pierfranco Bruni cesella nel suo testo: “Raffaello è profondamente metafisico dentro un Rinascimento che prepara il Barocco. Per molti aspetti anticipa il Barocco e il neoclassicismo. Sia in arte che nei pochi sonetti. La lingua e la pittura di Raffaello vivono nel passaggio dalle madonne alle donne. Non c’è più la rappresentazione fissa della Madonna-Donna. È l’interprete di un modello rivoluzionario anche in termini ontologici. Ciò lo si avverte anche nei sonetti.La classicità domina ampiamente. Si tratta però di un classicismo che vede alcuni tratti e tratteggi in movimento. Non è soltanto la classicità della tradizione occidentale che si impone, bensì la innovazione che si legge nei movimenti appunti dei tratti delle mani, della bocca  delle braccia degli occhi”.

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali per diversi anni, già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’Estero, è presidente del Centro Studi “Grisi”.
Ha pubblicato libri di poesia (tra i quali “Via Carmelitani”, “Viaggioisola”, “Per non amarti più”, “Fuoco di lune”, “Canto di Requiem”), racconti e romanzi (tra i quali vanno ricordati “L’ultima notte di un magistrato”, “Paese del vento”, L’ultima primavera”, “E dopo vennero i sogni”, “Quando fioriscono i rovi”). Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro. Numerosi sono i suoi testi sulla letteratura italiana ed europea del Novecento.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e si considera profondamente mediterraneo. Ha scritto, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.