Il rebus dell’estate

Cronaca

E’ iniziato il solstizio d’estate che si finirà il 21 settembre prossimo. In altri termini, è iniziato quel contenitore stagionale che, sino allo scorso anno, conteneva il desiderato periodo “feriale” per migliaia d’italiani. Questa, però, sarà un’estate molto diversa da quelle che l’hanno preceduta. Il Coronavirus è ancora presente e il rischio di contagio, pur se contenuto, rimane. Questa premessa è necessaria; ma non è la sola.

Intanto, per effetto della crisi economica, il 60% dei “vacanzieri” non andrà a villeggiare. Una percentuale che non si era mai vista; neppure ai tempi dell’”austerità” nazionale. La percentuale è elevata non solo per il timore di recidive pandemiche, ma anche per una ridotta disponibilità di fondi per potersi permettere una vacanza. La crisi economica ha, da subito, dimostrato i suoi deleteri effetti. Investire in “ferie”, soprattutto quando c’è anche una famiglia, resta improbabile. Accanto ai disoccupati “fisiologici” s’è aggiunta una vasta schiera di chi il lavoro l’ha perduto ed ha difficoltà a mantenere il normale equilibrio economico familiare. Ciò premesso, solo il 30% degli italiani potrà permettersi di lasciare la città e consentirsi un periodo feriale in Patria; anche se di minor durata che per il passato.

Insomma, la stagione 2020 si presenta difficile per presenze ridotte di “vacanzieri” dalla Penisola e dall’estero. C’è chi, nel settore turistico, nutre interessanti prospettive. Tra “prospettive” e “realtà” c’è un abisso difficile da colmare. Insomma, anche per gli operatori turistici il periodo si presenta assai arduo. Quindi, chi potrà concedersi una vacanza più breve che per gli anni passati, cercherà una meta marina o montana non molto distante dalla regione di residenza. Insomma, la crisi economica giocherà un suo ruolo importante anche per i gestori delle infrastrutture turistiche.

Poco importa se marittime o montane. La mobilità turista, interna e internazionale, risentirà degli effetti del Covid-19. Situazione che non sarà differente in tutti quei Paesi che, data la stagione, viveva di turismo. Tra l’altro, con la riduzione delle presenze, per mantenere attive le strutture, i prezzi nelle zone di vacanza non diminuiranno. Forse, aumenteranno per compensare il ridotto numero della clientela. Insomma, i prossimi novanta giorni non saranno considerati anche ai fini di vacanza da parecchi italiani che, per il passato, frequentavano i nostri monti e i nostri mari. Il rebus dell’estate è iniziato. Come si terminerà lo rileveremo a fine stagione.

Giorgio Brignola