Fame e pandemia – Lo spreco Alimentare e le risorse normative

Diritti & Lavoro

Avv. Carmela Craca

Responsabile Regionale Puglia di Le Avvocate Italiane

La pandemia ha fatto riemergere in modo preponderante il dramma della povertà alimentare della quale ha fortemente risentito un parte considerevole della nostra popolazione a causa della carenza di risorse economiche dovute al blocco delle attività produttive e del lavoro in genere.

È dunque emersa con forza l’importanza di essersi dotati di una importante normativa contro lo spreco alimentare e farmaceutico approvata in Italia nel 2016. 

La normativa contro lo spreco alimentare e farmaceutico

I cittadini che versano in condizione di povertà relativa in Europa sono pari a circa 79 milioni ed in Italia sono già a quota 10 milioni, pari al 16,6% della popolazione.

Ad essere particolarmente esposti alla povertà alimentare sono i soggetti che vivono nelle regioni meridionali. Nel mezzogiorno ben il 10,6% delle famiglie risulta in povertà alimentare contro il 4,8% del Centro e il 5,1 % del Nord (Eurostat 2015).

Di contro, ogni anno buttiamo via quasi 16 miliardi di cibo commestibile, l’uno per cento del PIL. Secondo gli ultimi dati, ogni italiano ha buttato nel bidone della spazzatura ben 76 chili di prodotti alimentari durante l’anno. Dalla dispensa di casa al frigorifero, dai fornelli al bidone della spazzatura lo spreco domestico vale complessivamente 8 miliardi di euro all’anno, ovvero circa 30 euro mensili a famiglia per 2,4 kg di cibo sprecato.

Le più recenti stime dei livelli di rifiuti alimentari europei (Fusions 2016) rivelano infatti che il 70% dei rifiuti alimentari UE si pone nei settori delle famiglie, nei servizi di ristorazione e di vendita al dettaglio, con i settori della produzione e trasformazione che contribuiscono per il restante 30%.

Nel 2016 il nostro Paese si è dotato di una compiuta ed innovativa normativa contro lo spreco alimentare e farmaceutico a fini di solidarietà sociale.

La Legge 19 agosto 2016, n. 166 “Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi”, la cosiddetta Legge Gadda, ha infatti come finalità quella di ridurre gli sprechi per ciascuna delle fasi di produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione di prodotti alimentari, farmaceutici o di altri prodotti attraverso la realizzazione di alcuni obiettivi prioritari.

Specificamente, la normativa intende favorire la limitazione degli impatti negativi sull’ambiente e sulle risorse naturali, riducendo la produzione di rifiuti e promuovendo il riuso e il riciclo con l’obiettivo di estendere il ciclo di vita dei prodotti, contribuire al raggiungimento degli obiettivi generali stabiliti dal Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti e dal Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare previsto dal medesimo programma, nonché puntare alla riduzione della quantità di rifiuti biodegradabili avviati allo smaltimento in discarica, con il finanziamento di attività di ricerca, informazione e sensibilizzazione dei consumatori e delle istituzioni sulle materie trattate dal provvedimento.

La Legge Gadda prevede che la cessione gratuita delle eccedenze alimentari da parte degli operatori del settore alimentar deve prioritariamente essere destinata al consumo umano, mentre le eccedenze alimentari non idonee al consumo umano possono essere cedute per il sostegno vitale di animali ed eventualmente destinate a compostaggio, nel solco di un modello virtuoso di economia circolare.

Molto interessante è la regolamentazione della modalità di cessione delle eccedenze alimentari che è consentita anche oltre il temine minimo di conservazione, purché siano garantite l’integrità dell’imballaggio primario e le idonee condizioni di conservazione.

Tutti gli operatori del settore alimentare che effettuano cessioni gratuite devono prevedere corrette prassi operative al fine di garantire la sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti in linea con quanto stabilito dal regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 sull’igiene dei prodotti alimentari e dall’art. 1, co. 236, della legge di stabilità per il 2014 (L. 147/2013), in materia di corretto stato di conservazione, trasporto, deposito e utilizzo degli alimenti oggetto di distribuzione gratuita.

A titolo di incentivo, la Legge Gadda consente ai Comuni la facoltà di applicare un coefficiente di riduzione della tariffa sui rifiuti alle utenze non domestiche relative ad attività produttive che producono e distribuiscono beni alimentari e che a titolo gratuito li cedono, direttamente o indirettamente alle associazioni e alle persone in condizioni di povertà alimentare o per l’alimentazione animale.

La Legge di Bilancio 2018 ha rafforzato l’attuazione della Legge Gadda, ampliando il paniere di prodotti donabili e identifica ancora meglio il paniere di medicinali, prodotti farmaceutici e parafarmaceutici donabili.

In tale contesto normativo, la regione Puglia costituisce un esempio virtuoso essendosi anch’essa dotata nel 2017 della Legge regionale n. 13 “Recupero e riutilizzo di eccedenze, sprechi alimentari e prodotti farmaceutici”, la cd. Legge Mennea.

La legge regionale si inserisce come momento di novità, rispetto alle altre regioni che hanno adottato normative analoghe, poiché ha una dotazione finanziaria importante per il finanziamento e il sostegno delle reti locali di solidarietà.

Prevedere nella legge regionale uno specifico impegno economico da parte della Regione Puglia ha dato corpo e sostanza ad una legge che mira a ridurre la povertà alimentare sostenendo nel contempo gli operatori del terzo settore, che fanno spesso camminare sulle proprie gambe e sulle proprie spalle il settore della solidarietà.

E’ stato altresì sottoscritto un Protocollo d’Intesa con tutti gli altri enti istituzionali coinvolti che hanno riguardato sostanzialmente i seguenti aspetti:

  • – la collaborazione per lo snellimento delle pratiche fiscali, igienico-sanitarie e assicurative relative sia alle procedure di recupero, che alle pratiche di redistribuzione e di food-sharing e le agevolazioni fiscali; – la promozione di iniziative locali di informazione, educazione e sensibilizzazione sui temi della legge regionale, in particolare a cura delle istituzioni scolastiche e delle principali agenzie formative e organizzazioni solidali attive sul territorio;
  • – la strutturazione di reti locali per la raccolta delle eccedenze e per la tempestiva, equa ed efficace redistribuzione delle stesse in favore della popolazione più fragile ed esposta i rischi di povertà estrema;
  • – il raccordo tra gli interventi per il contrasto degli sprechi alimentari e farmaceutici e gli interventi di pronto intervento sociale e di contrasto alla povertà già garantiti dai servizi sociali di ciascuna città;
  • – la rilevazione univoca, su tutto il territorio regionale, dei dati quantitativi sulle eccedenze delle produzioni agricole locali, sugli alimenti devoluti, sui farmaci validi raccolti, sui materiali redistribuiti;
  • – la promozione di percorsi di innovazione sociale.

Nel primo anno dalla entrata in vigore della L.R. n. 13 del 18/05/2017 sono state implementate inoltre le seguenti attività:

– si è insediato il Tavolo di Coordinamento per l’attuazione della legge presso l’Assessorato regionale alle Risorse Agroalimentari, al quale partecipano tutti i soggetti attuatori e che si riunisce almeno due volte all’anno;

– è stata finanziata ed impostata la definizione della campagna di comunicazione su scala regionale.

Sono stati inoltre presentati, approvati ed ammessi a finanziamento regionale numerosi progetti coordinati dagli ambiti territoriali, nell’attesa della prossima programmazione che consentirà di rafforzare le costituite reti locali attraverso la realizzazione di strutture e piattaforme logistiche e attrezzature a supporto della catena della solidarietà.