Cronaca

Secondo Alberto Zangrillo del San Raffaele, “gli italiani sono stati terrorizzati abbastanza, in ospedale non entrano più malati”. Andrea Crisanti dell’Università di Padova teme invece per l’autunno-inverno: “La discesa dei casi si è fermata, qualcosa non sta funzionando”

©Nicola Marfisi / AGF –

“Il lockdown è stato efficace, anche se drammatico per l’economia. Però se continueremo a comportarci bene, se seguiremo le norme igieniche che ben conosciamo, sono certo di una cosa: a fine mese, almeno all’aperto, faremo a meno delle mascherine”. Parola del professor Alberto Zangrillo, primario del San Raffaele di Milano, il medico di Berlusconi nell’intervista rilasciata al gruppo di quotidiani La Nazione-Il Carlino-Il Giorno.

Per Zangrillo gli italiani sono stati disinformati

“L’ultimo paziente entrato nella terapia intensiva del San Raffaele – spiega Zangrillo – risale al 18 aprile” e “l’ultimo positivo al virus ricoverato in reparto ordinario, con una sintomatologia semplice, è di dieci giorni fa” e ciò significa che “il Covid c’è ancora, non è mutato ma l’interazione virus-ospite non dà più la malattia”.

Pertanto, secondo il medico, i tamponi più recenti “hanno mostrato una carica vitale di gran lunga attenuata rispetto ai prelievi di uno-due mesi fa”. Poi il professore del San Raffaele ci tiene a precisare un concetto, che “è ora di ribadire: un paziente positivo non è malato. E il numero giornaliero dei contagi non ingrossa le fila dei malati. Punto” perché “il riscontro clinico è l’unica sentinella che fa testo – afferma Zangrillo – e in ospedale non entrano più malati”. “Gli italiani – chiude poi – sono già stati terrorizzati abbastanza. E soprattutto disinformati”, chiosa.

“I nuovi casi sono costanti”, avverte Crisanti

“Stiamo perdendo un’occasione: dovevamo sfruttare le temperature alte, nei giorni in cui il virus fatica maggiormente a circolare, per avvicinare allo zero la sua presenza. Invece, la discesa si è fermata”: il professor Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Medicina molecolare all’Università di Padova non è invece affatto rassicurante sul futuro del virus Covid-19. “I numeri dell’epidemia sono ora bassi, però c’è un elemento che ci deve fare molto preoccupare: i nuovi casi – spiega Crisanti in un’intervista al Messaggero – sono costanti, non diminuiscono da settimane, gli scostamenti sono poco significativi”.

Secondo il sanitario, “qualcosa non sta funzionando” e per capirlo “basta guardare i numeri della Lombardia” dove “non si sta facendo il tracciamento dei casi, non li si sta cercando e isolando” altrimenti “il calo sarebbe proseguito”. Crisanti conclude perciò che “pare evidente che il virus è sensibile al fattore climatico” motivo per cui “questo fa aumentare i timori per l’autunno-inverno” quando “tornerà il freddo e la situazione climatica sarà favorevole a Sars-CoV-2”. “Non ci stiamo riuscendo – dice un po’ abbattuto Crisanti – non va bene. Non stiamo facendo la cosa giusta, il tracciamento”.