La pandemia del coronavirus ha unito gli italiani nei mesi più cruciali

Cronaca

Giovanni Mercadante

Prof. Pietro Pepe 

L’intervista  al  prof. Pietro Pepe, già Presidente del Consiglio Regione Puglia, è una riflessione su quanto accaduto durante la i mesi più cruciali della pandemia che ha coinvolto l’intero Paese. Abbiamo scoperto che l’Italia è unita da Nord a Sud; i sentimenti negativi sono stati messi da parte. La generosità dei privati  per sostenere l’emergenza ha superato ogni aspettativa. Questo nobile sentimento,  sedimentato nelle coscienze degli italiani, è sempre presente; fa parte del Dna del nostro popolo.  

D: Prof. Pepe, Lei che è sempre attento alle dinamiche politiche e sociali del nostro paese, come ha vissuto il periodo della quarantena e quali sono state le sue riflessioni?

R: E’ tempo di responsabilità individuale e sociale. il vero significato sta nell’Educazione Civica applicata in questo  frangente dell’epidemia del coronavirus; cioè consapevolezza non solo dei propri Diritti ma anche dei propri doveri

Il 2020 è iniziato male e sarà tristemente ricordato come l’anno “dell’Epidemia cinese” divenuta a Marzo “Pandemia” sancita ufficialmente nella dichiarazione dell’organizzazione mondiale della sanità.

A ben vedere questa epidemia si sarebbe potuta evitare se il regime comunista cinese anziché sottacere quando stava accadendo nella città di Wuhan avesse informato, subito, tutti gli altri paesi del sorgere dell’epidemia detta “coronavirus” che sta flagellando l’Italia e il mondo intero.

Non è corretto, perciò, attribuire la responsabilità della diffusione del virus al popolo cinese o peggio al paventato timore del “pericolo giallo” teorizzato dalla “dittatura fascista” nel secolo scorso ma, causato dalla straordinaria mobilità delle persone da nord a sud da est a ovest in un mondo globalizzato. Ciò non di meno la tardiva comunicazione da parte dei dirigenti cinesi rimane il frutto

velenoso che alberga già in ogni cinica dittatura a prescindere dal colore: giallo, rosso, nero. Al di là delle diverse collocazioni sociali, culturali, geopolitiche in un qualsiasi stato liberale intriso di democrazia e di libertà di stampa, questo evento non sarebbe stato possibile nasconderlo.

Senza voler appesantire più di tanto il già triste scenario, questa mia riflessione, a ridosso della pandemia, non può dimenticare le altre preesistenti emergenze che attengono allo stato di salute dell’ambiente che ci circonda e che tengono in sofferenza il nostro Pianeta.

Dobbiamo una volta per tutte prendere atto che la situazione ambientale è piuttosto compromessa per il modello di sviluppo economico e per i nostri comportamenti individuali e sociali che sono le cause dell’inquinamento atmosferico, del dissesto idrogeologico, della distruzione delle foreste, degli incendi dolosi, della desertificazione e del relativo aumento della temperatura globale. Una realtà così composta, messa insieme alla imprevista epidemia può rappresentare una miscela pericolosa per l’ulteriore tenuta dell’eco-sistema e per la salute dell’umanità che ha come sicura conseguenza: l’aumento delle malattie ambientali ne hanno parlato in modo competente e qualificato personalità del mondo scientifico e della medicina come il professor Loreto Gesualdo ed il giovane e bravo esperto ricercatore Nicola ing. Laurieri.

Il 1° Febbraio al Liceo Classico di Altamura al convegno organizzato dai Lions che mi ha visto uditore.

Tutti i diversi relatori hanno saputo fotografare con una ricca argomentazione la condizione generale del nostro ambiente, chiamando in causa gli elementi essenziali del nostro vivere naturale e sociale come: il cibo, l’aria, l’acqua e i luoghi di lavoro e di produzione.

Il messaggio che è venuto fuori, all’unisono, in modo chiaro e forte è stato uno solo “Cambiare in modo sostanziale” gli attuali meccanismi di sviluppo economico e di conseguenza il nostro stile di vita. Il monito riguarda tutti, ma soprattutto le grandi potenze mondiali (Stati Uniti – Cina – Russia – Europa) che non possono continuare ad ignorare questo degrado ambientale e che hanno qualche dovere in più verso l’umanità e verso le generazioni future.

Come non ascoltare “il grido di allarme” lanciato nelle migliaia di manifestazioni dai ragazzi di tutto il mondo e ripetute nei “Fridays for future”. Tutti devono essere consapevoli che siamo in presenza di una emergenza talmente seria che non fa sconti; è bastata una piccola falla nel sistema del consumismo per ritrovarsi vulnerabili e fragili; abbiamo il dovere di reagire incominciando in modo serio ed organico a porre rimedio e a trovare il giusto equilibrio tra salute, lavoro e sviluppo.

Ognuno con il suo grado di responsabilità. La Politica sia guidata da un solo interesse “il Bene Comune” la scienza, le ricerche sanitarie in questo tempo sono chiamate ad intensificare di più il loro lavoro per offrire risposte utili a debellare la pandemia.

I cittadini devono continuare a rispettare le misure di sicurezza emanate dai responsabili e che sono di facili applicazioni (restare a casa, rispettare le distanze, lavarsi le mani); perché questo significa avere rispetto per se stesso e per gli altri. Non è per niente esagerato, dunque, con le dovute proporzioni evocare il “tempo di guerra” e il coprifuoco che impediva alle persone di entrare e di uscire per il timore delle bombe o del nemico; le immagini di città deserte, l’assenza di rapporti sociali, il rischio di contagio lo confermano. I rappresentanti delle istituzioni politiche, sociali, economiche e culturali diano l’esempio con comportamenti ispirati alla responsabilità sociale senza strumentalizzare la drammaticità del momento. 

D:Qual è il Suo auspicio?

R: Mi auguro che questa tregua politica continui sino in fondo. La pandemia, purtroppo, ha contagiato tutti gli Stati europei e americani, il gruppo “Brics

(Brasile – Russia – India – Cina – Sud Africa) che ad onor del vero hanno avuto un approccio diversificato e tardivo,  solo dopo essere stati toccati da vicino hanno dichiarato disponibilità a fronteggiare in modo unitario la diffusione del virus.  Mi sono venute in mente le diverse conferenze mondiali sul clima a Kyoto e a Parigi che si sono concluse con un nulla di fatto;  specie alcuni Paesi, imperterriti a pensare di rimanere sani in un mondo malato.

La gerarchia dei nostri valori e della lezione scaturita da questa esperienza  mi ha portato a dare più importanza a persone, a gesti e a cose che prima non facevo. In assoluto ho riscoperto in modo più intenso gli affetti familiari; ho scoperto con soddisfazione e constatato che gli italiani messi a dura prova a larghissima maggioranza conoscevano il vero significato della “Educazione Civica” applicata in questo frangente; cioè consapevolezza non solo dei propri Diritti ma anche dei propri Doveri. Non può mancare dunque la gratitudine più sincera del popolo italiano e la mia per lo straordinario e generoso impegno reso dal servizio sanitario nazionale, dal personale sanitario, dalla protezione civile, dalle forze dell’ordine, dai volontari e da tutti i responsabili politici ad ogni livello.