Tutti morimmo a stento. Vite di quelli che il virus si è portato via

Diritti & Lavoro

Persone, non numeri. Dietro la statistica stilata delle istituzioni ci sono madri, fratelli, amici e anche alcuni eroi del quotidiano. Per quanto possibile vogliamo rendere loro omaggio, raccontando le loro storie

© Vittorio Valletta / Agf – Il cimitero monumentale di Milano

Abbiamo scelto il titolo del secondo album di Fabrizio De André per introdurre questa iniziativa il cui scopo è onorare la memoria delle tante vittime di coronavirus, perché la loro morte non sia solo un computo statistico o un bilancio anonimo. Ognuna di quelle morti è stata pianta da familiari e amici che non hanno nemmeno potuto salutare i propri cari. Non può essere e non sarà mai un elenco esaustivo. Ma è il nostro modo di rendere omaggio a quelle esistenze.

Flavia Chieregato ha custodito per una vita un tesoro nascosto del Cinquecento da far rilucere solo per poche ore all’anno. Apriva, chiudeva e teneva in ordine la chiesetta del Cristo all’Oro a Mansi, vicino a Padova e agli argini dell’Adige che ha distrutto tanti monumenti con le sue piene ma non questo piccolo tempio. Ne spalancava le porte solo una volta all’anno per la Messa del Lunedì dell’Angelo e tutto profumava di cura. Rimasta vedova e malata, sono stati i vicini di casa ad accudire la sua solitudine. E’ morta a 81 anni.

Giancarlo ‘Titti’ Rava ha tenuto accesa tutte le notti per 53 anni una luce in un vicolo di Lenno. Il lago di Como un po’ più in là, appena increspato da una nota di pane. Ha iniziato col lievito madre quando era una necessità perché le macchine non c’erano e ha trionfato con la ‘francesina’ più famosa della riviera.  Acqua, farina, lievito, sale più  le sue mani. Sfornava gratis per chi anelava un tozzo per fame. La gente, diceva, “ora chiede mille tipi di pane e non trova mai quello giusto”.  I figli hanno annunciato che il vicolo resterà al buio.  E’ morto a 76 anni.

Marco Spinaci con la sua passione avrebbe riempito l’immensa piazza di Vigevano di tonnellate di blu mischiato al cloro. Ha insegnato a migliaia di ragazzi della città e ai suoi studenti  universitari a tuffarsi e a nuotare che poi era quello che gli piaceva fare di più assieme “ai suoi leggendari recuperi di palle corte sui campi da tennis”. Ha creato la sua ‘piazza’, il centro sportivo Mondetti, dove firmava più convenzioni possibili col Comune, voleva che tutti i ragazzi sentissero il fragore dell’acqua. E’ morto a 82 anni.

Raffaele Coan non c’era il 9 ottobre 1963 quando due chilometri di montagna scesero a valle sulle cose e sugli uomini. Geometra di 24 anni, rincasò poco prima dalla diga del Vajont dove ogni giorno lavorava. Ma ha passato una vita a far luccicare quel fango infinito  prestando la parola al suo amico Giancarlo, che invece quella sera venne chiamato a controllare la frana, e agli altri compagni sommersi. Poi operaio dell’Enel, “di grande cultura”, porse all’attore Marco Paolini preziosi cocci di memoria per il suo monologo. E’ morto a 81 anni.

Oscar Puato, negli anni settanta ha inventato un modo speciale per raffreddare le salme, lasciandole ‘vivere’ ancora un po’: il tempo dei riti e degli ultimi baci. Soprattutto allora, quando non c’era fretta di sparire in cenere, le famiglie cullavano in casa anche per molti giorni i cari defunti.  Da quel brevetto, la fortuna di imprenditore funerario con la sua Ceabis.  “Di signorilità rara e preziosa”. Ha accompagnato un’umanità sterminata di persone al cimitero, al suo funerale non è potuto andare nessuno. E’ morto a 84 anni.

Giacomo Jon,  ‘Giacomino’ per la dolcezza, non per la stazza, sapeva quello che desiderava per sé e per gli altri: “Quello che ci serve è semplicemente un prato, un cielo azzurro e qualcuno che amiamo con cui ritrovarci per condividere un momento di bellezza”. Studente di Teologia, chierichetto al Duomo di Voghera dove affiancava don Enrico, abbatutto dal virus assieme al sacrestano Roberto. Sapeva tutto, oltre la terra e i suoi anni acerbi. “So che tutto ciò che mi accadrà e che accadrà a tutti coloro che io amo sarà secondo la volontà di Colui che vive in tutto ciò che ci circonda e nella mia anima. E tutto ciò che accade secondo la Sua volontà è bene” (novembre 2018). E’ morto a 24 anni.

Giorgio Codognola, per mezzo secolo l’uomo delle luci del teatro Campogalliani di Mantova e in grado di scovare “un tacchino, un pezzo di siepe, una poltrona” in quella che per lui era più di una casa. E tanto di più, era. Racconta Chiara che l’ultimo 31 dicembre aveva montato una macchina della neve in gran segreto. “Se siedevate in platea quella sera forse vi ricordate che sulla scena guardavamo all’insù, stupefatti e incantati. Ricordo di avere sbirciato verso la consolle e di avere visto Giorgio così compiaciuto e soddisfatto per la sua meravigliosa sorpresa”. E’ morto a 73 anni.

Roberto Angiolini se vedeva un talento pronto a sbocciare nella polvere trovava un’auto che sgommava e i quattrini per lui. Padre del ‘Jolly club’, la più mitica scuderia di rally italiana, ha vinto col suo logo diecimila volte sui dossi, di notte, nella nebbia e lanciato mille assi, tra cui Carlos Sainz. Ha lastricato di oro e di sponsor le strade sterrate. “Autoritario e arrogante per alcuni, in realtà solo invidiato. E’ stato così geniale da far credere alle persone di essere stato fortunato”. E’ morto a 83 anni.

Fabio Brotto amava così tanto i libri che aveva affittato un piccolo appartamento dove custodire quelli che non ci stavano più nella sua casa con moglie e figli. Dice Fiorella che “era lui stesso un libro aperto”. Ha insegnato i classici ai liceali di Treviso, scritto poesie e raccontato i rovi e la morbidezza del figlio autistico Guido, “che non sa che esiste la morte e sorride quasi sempre”. Da ‘Virus’, i suoi ultimi versi: “Il nemico invisibile è amico della follia scintillante/la frenesia triste qui allevata per anni./ E ora ti vedo madre velata, madre di tutti i sogni”. E’ morto a 69 anni.

Giovanni ‘Joe’ Balzan si dedicava alla fiamma e alla radice della passione. Quella che ha fatto correre per decenni fino alla serie B la Permac Vittorio Veneto, di cui era direttore generale. Quella per le sue Tose “simbolo e figlie di una comunità, leali e compatte”. Dopo i successi del calcio femminile ai Mondiali di Francia, si era preoccupato di stringere la radice alla terra. “Non vorrei che il concetto di passione si facesse travolgere da quello di business con la chiusura di sodalizi storici e amati da tutto il movimento”. E’ morto a 55 anni.

Gianni Griguolo, uno che da pubblico ministero ha fatto condannare mafiosi, criminali accaniti e sporadici, era amato dagli avvocati. Strano. Perché, dice uno di loro, “era una brava persona e un magistrato integerrimo. Ho litigato con lui così tante volte…ma la stima era assoluta”. Il suo mestiere era la requisitoria, puntare il dito. Ma strano, ancora. “In tempi in cui l’ascolto è una fatica per tutti – racconta un altro legale – e per i magistrati, in particolare, lui della solidarietà e dell’ascolto aveva fatto un imperativo categorico”. E’ morto a 70 anni.

Franca Dossena la chiamavano “la signorina del Comune” perché dal 1983 era entrata con concorso nel municipio di Ripalta Guerina, vicino a Crema. “Me la ricordo da bambino col grembiule nero e il rossetto rosso che incuteva terrore a vederla – dice il sindaco –  Lei ha cominciato scrivendo a mano poi con la macchina da scrivere, che ancora custodiamo, e poi col pc. Era ligia al dovere, precisissima. Sapeva a memoria di fatture pagamenti, ha visto nascere e crescere tutti. A volte passavo alla sera col cane e vedevo la luce accesa. Era ancora lì. Abbiamo perso la nostra memoria.” E’ morta a 60 anni.

Walter Borghi non era spaventato dalla semplicità. “Amava il suo lavoro di operaio, il mare dove ci portava appena poteva e il suo cocker Momo”, dice la moglie Antonella, anche a nome della figlia bambina. Aveva aveva un sogno: aprire un piccolo allevamento dei cani col mantello di seta a Rubiera, nella Bassa Emiliana, dove aveva gettato i suo semi semplici e prodigiosi di felicità. E’ morto a 45 anni.

Luciano Abruzzi pensava che il “Parkinson  non è un cappello”. Così, richiamandosi a un noto racconto, aveva intitolato un progetto, presto pratica viva nel suo laboratorio di Cremona, in cui faceva narrare ai pazienti  il morbo che fa tremare. Era un medico di parola. “Ti spiegava tutto senza mentire ma con un’empatia e una disponibilità fuori dal comune”. Cercava il silenzio del mare in barca a vela. Un silenzio che andava di fretta “alla ricerca della massima velocità che ti inebriava”. E’ morto a 58 anni.

Massimo Borghese, napoletano, ridava la voce sparita o la puliva come un cristallo. Foniatra al servizio di artisti ma soprattutto di bambini autistici  che cercava di strappare da un mondo senza suoni. “Dedico tutte le mie giornate a loro, anche fuori dai miei centri”. L’attore Gianni Esposito: “Più di tutto lo ricorderò perché aveva capito che siamo anime fragili, che una brezza di vento in un momento sbagliato può provocare danni sproporzionati”.  Sul suo sito, tra i successi scientifici,  un aforisma: “Quando è buio,è meglio accendere un lume che maledire le tenebre”.   E’ morto a 63 anni.

Silverio Garuti, ma prima di lui arrivava il sigaro. Dalle nube acre, emergeva la sua voce robusta “che ha insegnato basket a 4 generazioni di carpigiani”. “Grande educatore, di una simpatia unica”. L’unico rumore che tollerava durante gli allenamenti era lo stridio delle scarpe sul parquet, ma dopo erano solo risate e motti. “Siamo rock”. Con lui, in una manciata di ore, hanno fatto time – out Marco e Vanni, amici e maestri di cesti a Carpi.E’ morto a 63 anni.

Antonio Agosta, giovane venditore porta a porta inventò nel 1964 il primo trabattello della storia per far sudare meno gli imbianchini. Facile da trasportare e da chiudere, lo brevettò come ‘Modello Italia’. Ebbe così successo che la ditta ‘Svelt’ è arrivata sprintando fino in Borsa. “Eclettico”, intitolò la sua biografia ‘Spago e valigia di cartone”. In un giorno di sole al cimitero di Seriate, i figli sono saliti su una scala inventata da lui per posare le ceneri nel loculo. E’ morto a 82 anni.

Rocco Biscione collezionava albe striate sul mare di Bari. Ci arrivava correndo e pedalando, a volte era così veloce che, come ha lasciato scritto una mattina di febbraio su Facebook, faceva “doppia alba”. Di qua e di là. Era il nume dei runner: “onnipresente, gentile e riservato protettore di tutti noi”. “Mi sono fermata a immortalare il sorgere del sole  e a ricordare proprio lì, dove incrociavo il tuo sorriso a due ruote”. “Ti ho sognato, correvamo insieme. Eri felice”. E’ morto a 65 anni.

Ambrogio Rusconi in una foto stringe tra le mani un panettone come se fosse una coppa del mondo coi canditi. Conquistata sul campo. “Dopo una serata di bachata, ecco i risultati di questa notte”. Pane in tutte le sue forme, carni e allegria nel suo alimentari a Civate, lago di Lecco. Quello che lui chiamava il ‘pane di Ambrogio’ era uno solo, però. Lo lasciava ai poveri,  alla sera ma ancora profumato come un fiore, in una cesta fuori al negozio.  E’ morto a  73 anni.

Arturo Senatore di rare parole, nelle anse dei suoi silenzi scorreva “la seta di leggere, sapere, capire”. “Animo puro e leggiadro”, lavorava in Comune battendosi “contro le speculazioni edilizie e per la difesa dell’ambiente” a Ercolano, la città degli scavi. “Ha pagato spesso il prezzo delle sue lotte”. Amava pedalare sulla terra vulcanica. “Ora – dice Antonio – sarai alla ricerca di quell’isola dove regnano l’armonia, la pace e l’uguaglianza: l’isola di Arturo”. E’ morto a 57 anni.

Fabrizio Marchetti ha preparato migliaia di cocktail luccicanti. Si è inventato un progetto per insegnare ai ragazzi down come preparare un caffé perfetto. Ha gestito per dieci anni un bar dentro a un parco. Ne ha aperto uno, tutto suo, coi tavoli e le sedie bianche, a Seveso. Ha girato il film ‘White soul’ per denunciare da un angolo originale la violenza contro le donne. Ha shakerato tutti gli ingredienti, e ha bevuto in un sorso solo, troppo veloce. E’ morto a 32 anni.

Stefano Cavero aveva tanti mari dentro. Il mare della sua Isola del Giglio, le cui tenere sponde aveva lasciato da ragazzo, il mare del lavoro di Livorno dove si era indurito i calli col sale della fatica e il mare di panno verde dove faceva danzare le boccette da campione. Aveva delle nostalgie, come chi ha dei mari dentro. “Il suo sogno era qualcosa di romantico e antico – raccontano i compagni di gioco – rilanciare questa specialità del biliardo, senza stecche ma con le biglie nella nostra città. Lo trovavi sempre al circolo, aveva coinvolto qualche giovane”. E’ morto a 55 anni.

Valter Palusci prima o poi bussava alla porta di tutti, con una notifica o un sorriso. Messo comunale a Città Sant’Angelo, Pescara, faceva toc-toc con gentilezza “mettendosi a disposizione di tutti in ogni momento e in ogni occasione”, dice il sindaco. Chi apriva si trovava davanti “una colonna portante per tutti quanti noi” e anche dentro casa sulle sue spalle d’acciaio si posavano i cinque figli. E’ morto a 68 anni.

Giuseppe Coco si stupiva del suo mestiere: “Ho realizzato il mio sogno di aiutare gli altri e vengo anche pagato”. Pompiere all’aeroporto di Catania da dove indovinava le piccole e grandi inquietudini dell’Etna, ‘a muntagna che venerava. Volontario nella croce di Mascalucia, il suo paese. Formava giovani colleghi. Sergio: “Mi hai insegnato a conoscere i mezzi più complicati su cui viaggiano i vigili, era come se li avessi costruiti tu. Non ricordo un giorno senza un problema e senza una tua soluzione”. E’ morto a 50 anni.

Enzo Berti, “lo sguardo di chi va per montagne, un misto di attenzione animale verso il pericolo e anima rimasta bambina, affiorante in un sorriso”, lo ricorda il Cai di Verona. Con questa intensa levità ha scalato 25 volte l’Himalaya, l’ultima pochi mesi fa. Lui, il ‘Vecchio’, lei diventata docile alla conquista dopo decenni di amore. Nell’andare insù, si distraeva solo per fotografare un gioco di luce o spiare un animale.”Aveva in sé due istinti: portare le persone in montagna e portare la montagna alle persone”. Sull’ultima cima si è fatto trascinare dalla moglie Gemma, andata via poco prima di lui. E’ morto a 80 anni.

Emidio Servidio di Orvieto ha reso la vita più facile a migliaia di persone disabili in viaggio. Da ragazzo dormiva in un sottoscala, ricorda Dante, ma irrobustiva la fibra per emergere. Negli anni ottanta, tra i primi a costruire i sanitari adatti a turisti fragili, così fiorì la sua ditta ‘Ponte Giulio’, arrivata fino in America e ora guidata dai figli. “Ritroso”, cercatore di funghi e idee nuove. “Sei stato un esempio per tutti. Grazie per avere creato un’azienda incentrata sui valori umani. Staremo tutti uniti per mantenere in alto il frutto del tuo ingegno”. Firmato, i suoi dipendenti. E’ morto a 84 anni.

Walter Bassi, a 16 anni era in un castello una notte rumorosa d’aprile. Quello di Monticello di Gazzola, dalle parti di Piacenza, dove assieme ad altri 31 partigiani respinse l’assalto di nazisti e fascisti. Ne parlò poco da grande, ma abbastanza per far brillare la sua medaglia d’oro per avere contribuito alla Liberazione.  Si vantò poco, del coraggio e del suo talento nella pittura, che gli amici scoprirono per caso. E’ morto una notte silenziosa  il 24 di aprile, a 92 anni.

Giuliano Mirandola di Villafranca di Verona si preparava per quel corto sussulto quando la boccia scoccava dal palmo. “Curava il fisico e l’alimentazione” per arrivare all’appuntamento col pallino, freddo spasimante che non può far tracimare la brace. Numero uno in Italia, vincitore del ‘Pallino d’oro’. “Avversario ostile e tenace, fino all’ultima boccia”. E’ morto a 62 anni.

Giovanni Tommasino “è una montagna di bontà”, immaginava in un tema di bambina la figlia Ileana. Una montagna che si spostava ovunque per i suoi pazienti, seguendo la linea blu dell’orizzonte della sua Castellamare di Stabia. “Non esistevano orari, feste, domeniche per fermarti. Ti chiamavano e tu correvi!” Di passo svelto, “sei andato contro ogni rischio e sei morto come un eroe. Eri il mio angelo in terra, lo sarai ancora più in cielo”. E’ morto a 61 anni.

Franco Scaramuzza ha svegliato Ospitaletto per 40 anni con caffé e brioche accompagnati da una piroetta di fumo croccante. “Il primo pasticciere” del paese in provincia di Brescia, così importante che c’è un intero ristorante a battere le posate sui bicchieri per salutarlo: “Ci hai visto crescere, reso sposi felici e festeggiati di qualsiasi sorte. Ci hai portato innumerevoli colombe, uova di Pasqua, panettoni e anche solo un dono per l’amicizia che ci ha legati”. Alla sera, dice Agnese, aveva un breve rito: “Prima di andare via si fermava a bere un flut di brut”. E’ morto a 70 anni.

Anna Bonafini “aveva grandi occhi verdi” e un pettirosso che aveva chiamato ‘Red’ da cui riceveva visite quotidiane nel suo giardino. Alla cassa incantava con la sua bellezza i clienti della coop di Schiavonia, Padova. Da un po’ pativa per un tumore, ma era sicura di guarire. Sulla sua bacheca Facebook: “Il più grande successo che si possa ottenere nella vita è che, quando qualcuno pensa a te, sorrida”. E’ morta a 35 anni.

Arnaldo ‘Jess’ Gesmundo, uno dei sette ‘uomini d’oro’ della ‘rapina del secolo’ a Milano. Assaltarono un furgone con 500 milioni in titoli e 115 in banconote da 5 e 10mila lire. Non un colpo esploso, solo uno della banda che fa ‘ta.ta.ta’ con la bocca imitando un mitra che spara. “Col mitra comandi, è quando non ce l’hai che devi essere forte”. Era il 1958. Libero negli anni Ottanta, carisma puro per i ragazzi di via Padova, periferia briosa. Li invitava a leggere tanto. Amava guardare gli alberi perché “ho visto troppo muro nella vita”. E’ morto a 90 anni.

Steven Rovelli, “innamorato del monte Avaro”, bianco e soffice d’inverno, fiorito tra le rocce d’estate. Ci andava con la moto trial, con gli sci, con le gambe per vedere le stelle con Francesca. Ingegnere informatico a Bergamo, accarezzava anche gli abissi. “Nuota nei mari dell’infinito”, gli amici del suo centro sub. “Da bambino l’allegria che dava a tutti vederlo correre avanti e indietro al bar Pierino”, dove ancora aiutava la nonna quando poteva. Gloria, la sorella: “Sei andato via il giorno del mio compleanno, mi è stato donato un angelo custode”. E’ morto in un ospedale tedesco a 31 anni.

Ivana Valoti è stata migliaia di volte vicinissima alla felicità. Ostetrica di Alzano Lombardo, Bergamo, “carattere forte e cuore grande”, dice il sindaco. “Il tuo modo di comunicare dolce, unico, confortevole”. “Proteggi i nostri bimbi”. Le mamme. Lei ha accudito la sua, malata e poi morta per il virus. Gli alpini vogliono dedicarle un ospedale da campo in Albania dove fece la volontaria. E’ morta a 58 anni.

Anna Bergamaschi “aveva il sorriso aperto e le dolcezze” di chi ti fa sentire “in famiglia” anche nell’oceano aperto del tribunale di Milano. Mimmo ricorda “la naturalezza nel porsi e la semplicità di chi è esperta e preparata senza volerlo evidenziare”. Si occupava di decreti ingiuntivi al sesto piano del palazzo. “Bella e con le mani d’oro”, dice Vanda. Aspettava l’estate per andare in pensione. E’ morta a 62 anni.

Corrado Lamberti ha guardato le stelle tutta la vita, le prime quelle protese sul lago di Como, dove viveva. Ha fondato con Margherita Hack delle riviste astronomiche, ha parlato di cosmo e di astri agli studenti con parole semplici, agli scienziati con parole sapienti. Nel 1999, l’Unione Astronomica Internazionale gli ha dedicato “per merito” un minuscolo pianeta. “Ciao prof., ora anche tu sei diventato una stella”, saluta Christian. E’ morto a 72 anni.

Giovanni e Alberto col suo gemello Battista vivevano nella stessa casa a due piani nel paese di Cremosano, Natale a Cremona. Si vedevano spesso, avvinti da un filo di ferro: i due nati lo stesso giorno avevano lavorato nella stessa ditta, Giovanni alle ferriere di Crema e Natale come modellista meccanico. I quattro fratelli Brigaroli, vicini anche nel necrologio: “Tutte persone affabili e perbene”. Avevano una sorella, Agnese. Resta lei, la più grande. Avevano 75,78 e 80 anni.

Lorenzo Repetto, figlio di panettieri, aveva comprato a 32 anni l’unica farmacia di Saint Vincent, il paese valdostano adagiato in una conca calda, col casinò e le sorgenti. “Un uomo che si metteva al servizio della comunità”, per il sindaco. “Attento ai più fragili, di proverbiali arrabbiature per i problemi a cui non si poteva dare soluzione”. Nicola e Matteo, i figli, tutt’e due farmacisti, hanno riaperto pochi giorni dopo il lutto: “Aumenteremo l’orario di apertura, papà sarà orgoglioso”. E’ morto a 64 anni.

Giorgio Rossi, avvocato. Sul suo biglietto da visita c’era scritto ‘Tener-a-mente’ in scansione dannunziana dell’avverbio. “Per risolvere i problemi è necessario parlare di diritto utilizzando la voce del cuore, anche se è difficile tra codici, articoli e cavilli”. “Lui ci riusciva”, dicono gli amici del Conservatorio Donizetti di Bergamo. “Riceveva e assisteva anche chi non aveva i soldi per pagarlo. Un principe: anche fuori dal Foro”. E’ morto a 64 anni.

Mirko ‘Zagor’ Bertuccioli aveva il talento “di mandare in giro parole che germogliavano nelle teste come tanti regali”, dice Ginevra. Lo faceva da due poli del suo spazio creativo: il negozio di dischi e vinili ‘Plastic’ a Pesaro e il gruppo indie dei ‘Camillas’ di cui era cantante. “Il profumo di rugiada di una notte/le tavole rotonde/su parcheggi da annientare/la legge del ricordo non ti sa restituire” (dal brano ‘Gli arpeggi’). E’ morto a 46 anni.

Lorenzo Renzi aveva la benzina in corpo, infatti era il ‘Brooda’ in cremonese perché si diceva che da ragazzo se ne fosse bevuta un po’ del suo motorino. Energia per cantare in curva tra i tifosi grigiorossi della sua amatissima ‘Cremo’ che poi erano diventati  fratelli di risate e di tutto. La benzina di Lorenzo aveva un gusto particolare: “Ciao uomo di dolcezza infinita”, lo saluta il club. E’ morto a 52 anni.

Giovanni Fumagalli era il pianista ragazzino figlio del padrone nell”Albero degli Zoccoli, girato da Ermanno Olmi nella bassa bergamasca. Dopo è diventato un tipo rock, mastro birraio da leccarsi i baffi di schiuma. Nelle birre di sua creazione ha messo pezzi di radici e magia: la Loertis, l’asparago in dialetto, la Bacio, come un elisir di inizio ‘900 prodotto dal nonno nella sua San Pellegrino, e la Camoz, in ricordo di una guida alpina. Lui, che amava arrampicarsi sui fianchi della montagne. E’ morto a 60 anni.

Giuseppe Carrasi ha venduto il profumo della pagnotta e del caldo nel suo ‘Piccolo Forno’ vicino alla piazza col grande castello di Cremona. Aveva imparato il mestiere da ragazzino nella bottega dello zio. “Quarant’anni fa, portava il sacchetto col pane casa per casa e ci metteva sempre anche una parola per tutti”, racconta la figlia al quotidiano ‘La Provincia’. E’ morto a 90 anni.

Orazio Condorelli, operaio metalmeccanico di Gela, lavorava in un’officina ad Albino, vicino a Bergamo, “montava e smontava i pezzi, sapeva fare di tutto”, dice la moglie Concetta. Anche a casa muoveva le mani con sapienza, inventava oggetti con l’alluminio e il legno. “Papà, eri una perla di persona”: Emanuele, il figlio di 18 anni. E’ morto a 47 anni.

Aulo Mechelli, un dipendente comunale “che lavorava anche alla domenica” per diluire ingorghi di burocrazia. Al Campidoglio metteva in fila nomi, cognomi e tracce essenziali dell’identità dei romani nel suo ufficio all’Anagrafe Centrale. “Bravissimo nelle emergenze”, il suo “sguardo acuto” anticipava soluzioni, Amava i tramonti ondulati dell’isola d’Elba. Gli sarà intitolata la sala Giuramento dell’Ufficio di Roma. E’ morto a 65 anni.

Fausto Benvenuti è stato l’inventore del banana boat che ha riempito gli occhi di gioia e di sale di generazioni di grandi e piccini, famosi e non, bagnanti della riviera romagnola. Il gusto di volare nel mare di Milano Marittina a bordo di un frutto lungo, ma non solo. Tanto del suo successo era “nel suo sorriso e nella battuta per tutti”, ricordano quelli del Papeete Beach. E’ morto a 71 anni.

Ivano Borile di Montevecchia, un paese lombardo di dolcissime dune verdi, amava, dice Marco, “le erbe, i satelliti, i falchi, i cappelli e le chitarre”. Soprattutto queste amava. Ha suonato in tante band, apprezzato dagli appassionati di punk. “Si è divertito tanto” a saltare sui palchi. Da ultimo proiettava i film del cinema di Vimercate che adesso, come tutti, è chiuso. E’ morto a 44 anni.

Emiliano Perani veniva da Casnigo, il paese dove la Val Gandino (Bergamo) incontra i monti. Sognatore, illustratore, fotografo. Finché due anni fa si è preso una pausa, assieme a Nadia, lunga diciassettemila chilometri, percorsi coi mezzi pubblici in Sudamerica. Per scoprire e per aiutare chi vive lì. Poi alla fine tutto è tornato in immagini, raccolte nel libro ‘Un viaggio per due’, da poco edito. E’ morto a 36 anni.

Mario Soru, carabiniere, da tanti anni lavorava al settimo piano del palazzo di giustizia di Milano. Da dove, nei giorni più trasparenti, puoi vedere le montagne e i grattacieli, cercando di capire chi ha la punta più alta. Lui invece doveva concentrarsi sulla sicurezza dei giudici che lì sono di casa. Avanti e indietro mille volte, tutti i giorni. Un esercizio di pazienza, con gli occhi allenati all’invisibile. E’ morto a 52 anni.

Franco Galelli era un uomo con la camera in spalla per Mediaset e, come scrive il giornalista Guy, “un operatore è tutto” perché l’immagine nelle case di chi guarda vince sempre sulla parola scritta. Il ‘Gallo’, dice Monica che in quelle attese era con lui, “ha trascorso tante giornate su un marciapiede, in un carcere, in un tribunale”, in mezzo alla polvere dove trovare la luce giusta per raccontare. “Ci rivederemo da qualche parte – promette Carmelo – e ti farò impazzire con mille stand up che il primo non è mai buono”. E’ morto a 55 anni.

Mario Giudici, artista del pane e della pittura. Fornaio di Endine, una manciata di case affacciate sull’omonimo lago di cristallo della Val Cavallina (Bergamo), alla sera frequentava a Milano corsi di filosofia all’università San Raffaele. Lì conobbe Massimo Cacciari che gli presentò l’ultima mostra in un’abbazia. S’intitolava ‘Spes’. E’ morto a 71 anni.

Stefano Martini aveva due soprannomi. “Il Croma”, spiegano gli amici, dovuto alla vigorosa passione per le moto, “era maniacale” nel montarle, smontarle, amarle. E “Londra 40”, il codice del suo taxi con cui spalancava le meraviglie di Firenze a chi ci saliva. Franco se lo ricorda il mese scorso sfrecciare sulla pista di Sesto Fiorentino con gli occhi che brillavano sull’asfalto. E’ morto a 64 anni.

Sergio Rossi cominciò a frequentare la bottega del padre calzolaio nel dopoguerra. Inventò dei sandali che fecero innamorare le bagnanti della sua Romagna allora in fiore. Qualche anno dopo, ne mise un paio ai piedi di Anita Ekberg che nella ‘Dolce vita’ li sfilò per il tuffo disinvolto nella Fontana di Trevi. Poi, monarca delle scarpe di lusso nel mondo. E’ morto a 85 anni.

Fulvio Cortesini di Castelleone, Cremona, “immaginava i suoi passi di ballerino come tracciati da un pennello su un foglio”, dice una sua maestra sulla pista. Era “di semplicità ed eleganza smaglianti”. Danzando con la “sua dolcissima Anna”, ricorda Manuela, “lasciava d’incanto”. L’ultimo regalo dalla famiglia un tablet dove studiava passi nuovi. E’ morto a 67 anni.

Paolo Arselli ha costruito la sua vita su fondamenta di zucchero. Prima come stagionale, poi come operaio e alla fine direttore dello stabilimento Eridania, marchio tra i più noti, a Sarmata, vicino a Piacenza. “Parlare dello zuccherificio per me è come parlare di un familiare”, si era emozionato nel documentario ‘Zucchero amaro?’ del 1992. E’ morto a 69 anni.

Ugo Rozzo ha ‘inseguito’ e raccolto in un libro gli ormai rari e fragili ‘fogli volanti’ a stampa del XV e XVI secolo che contenevano notizie su guerre, catastrofi naturali, apparizioni di comete e molto altro. Ha insegnate storia dei libri all’università, ha guidato la biblioteca della sua cittadina, Tortona. Qui, due anni fa, ha dato vita a una potente rievocazione del banchetto di nozze sforzesco del 1489 di Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo Sforza. E’ morto a 80 anni.

Elio Di Maria quando era ragazzo garzone a Genova, racconta il sito tuttobici, si fermava a guardare i corridori così assorto che un giorno lo zio macellaio gli tirò un osso per farlo rinvenire. Era minuscolo giù e su la sella, ma aveva il fuoco. Vinse una gara sola, ma enorme perché era quella della sua terra e del suo mare, la Genova-Ventimiglia del 1950. Per festeggiare, ma soprattutto per lavarsi perché non c’era lo spogliatoio, si immerse tra le onde. E’ morto a 95 anni.

Ariel Ahmad, marocchino, era padre di una ragazzina di 12 anni, avuta da una ex convivente italiana. Non la vedeva da tempo e non riusciva a togliersela dai pensieri. “Un uomo timido, carino, gentile. Ringraziava sempre, anche per le piccole cose”, dice Paola, volontaria storica del carcere di Modena, dove era recluso. Sarebbe tornato libero nel 2022. E’ morto a 36 anni nella rivolta in carcere seguita alle restrizioni dei diritti per il virus.

Giorgio Tognazzi, “mentre metteva a posto la merce sugli scaffali o quando stava alla cassa, diceva buongiorno o buonasera, sempre con gentilezza”, ripensa Maria. Era il rappresentante sindacale, senza alzare la voce: “Pacato, cauto, aveva a cuore il benessere di tutti”. Il supermercato di Leno, Brescia, dove lavorava da anni, ha chiuso per lutto. Aveva 57 anni.

Egidio Fara è stato un “portiere fortissimo”, l’uomo che manda i baci da lontano quando la sua squadra fa goal. Poi si è mischiato con tutta la sua stazza a centinaia di bambini e ragazzi e alle loro famiglie come mister. Era considerato uno ‘special one’ nel calcio dei piccoli perché aveva il dono, oltre che di farli divertire, anche di vincere. E’ morto a 56 anni.

Stefano Boni aveva due soggetti inusuali per i suoi dipinti: chi indossava la divisa dei carabinieri e san Nicola da Tolentino, patrono del suo paese, Viadana, provincia di Mantova, venerato perché distribuiva panini benedetti ai malati. Per una vita ha venduto canne da pesca e strumenti da caccia, spesso con la sua fisarmonica era mattatore alle feste di anziani vivaci. In ultimo, aveva messo all’asta i suoi quadri per finanziare l’avventura dei Macron Warriors Viadana, squadra di hockey su sedia a rotelle. E’ morto a 85 anni.

Giambattista Carrara svettava, “la tua altezza era proporzionata alla tua grande disponibilità”, dice l’amico Giancarlo. Per 50 anni baluardo della banda di Albino, Bergamo, spargendo note energiche dal suo filicorno. “Mi faceva coraggio perché mi imbarazzavo in quanto unica donna”, ricorda Emanuela. Elettricista in Comune, “si impegnava come se fosse casa sua, soffriva  a vedere i colleghi che tiravano a campare”. E’ morto a 69 anni.

Miguel Angel Pachas Mora, peruviano, operatore socio-sanitario, aveva “una presenza lieve” che sapeva ammorbidire i dolori alla schiena e alle ossa dei pazienti del reparto radiologia e pure i loro spigoli di umore. Alla clinica Città Studi di Milano, scrivono i colleghi, “il tuo nome riecheggiava nel corridoio, ti chiamavamo certi che saresti accorso a dar manforte”. Lieve, però “con la tua forza spostavi i malati e hai affiancato tutti rendendoci più sicuri di noi”. E’ morto a 53 anni.

Valentino Fiorino Donina, parmigiano, si occupava di passaggi. Come celebrante laico, accompagnava con gesti, parole e simboli cerimonie di benvenuto e di commiato, equinozi e solstizi, inaugurazioni di case o giardini. Gli interessava tutto quello che sta ‘tra’ un prima e un dopo, quella striscia di trepidazione. La sua amica Paola dice che per lui pianterà un tagete, un garofano indiano, “che è pieno di qualità come eri tu”. E’ morto a 59 anni.

Zaccaria Cometti tra i pali aveva uno stile asciutto ma volava. Ha sposato l’Atalanta, la squadra col nome di una Dea, cacciatrice e velocissima, Era il suo portiere quando il club vinse la Coppa Italia nel 1963, l’unico trofeo in bacheca. Si disperò, ricorda Piepaolo, quando i ladri gli rubarono la medaglia da casa. “Il più bravo nelle uscite”. E’ morto a 83 anni.

Angelo ‘Alì’ Rottoli credeva in se stesso: “Me ‘l Tyson? Go mia paura!’. Campione europeo dei massimi-leggeri nel 1987, portò a Bergamo una sfida mondiale, persa col portoricano ‘Sugar’ De Leon. Le sconfitte non lo atterravano. “Play boy, pieno di energie, ruvido, ironico”, ha lasciato fiorire appunti rosa sul suo conto per le fughe in fuoristrada con l’allora diva Brigitte Nielsen e i lazzi sullo yacht col pilota di Formula 1 Keke Rosberg. L’impresa più buffa la ricorda Luca: “quella volta che siamo scesi dal Montebello a Foppolo con la moto invece che con gli sci”. E’ morto a 61 anni.

Gino Cassinelli aveva messo a segno l’ultima sua pazza idea, racconta un amico, l’estate passata: aprire la rassegna ‘Lodi al Sole’ col concerto di un pianoforte trasportato da un elicottero sull’isolotto Achilli, che fa capolino nel fiume Adda, Con la sua associazione ‘Num del burgh’ radunava centinaia di persone in epiche regate di acqua dolce. Infermiere, poi massaggiatore, “semplice ma profondo innamorato della sua città”. E’ morto a 77 anni.

Nazareno Giannitto, origini foggiane, lavorava come agente di polizia penitenziaria nel carcere di Opera, nucleo traduzioni e piantonamenti. Accompagnava i reclusi e controllava che tutto fosse tranquillo. Nel 2014 aveva ricevuto una medaglia di bronzo al merito. “Generoso”, lo ricorda il garante dei detenuti, Francesco Maisto. I colleghi hanno avvolto la sua bara col tricolore. E’ morto a 52 anni.

Mario Benedetti pensava che la poesia fosse “venire ai ferri corti con l’esistenza”. Cioé: “non credere troppo al sapere stilistico-formale ma avere cose da dire”. Nato a Nimis, in Friuli e considerato da alcuni critici uno dei più grandi poeti contemporanei, ha insegnato in un istituto professionale di Milano per molti anni. Ha convissuto fin da giovane con una malattia cronica. “Ho portato con me delle vecchie cose per guardare gli alberi: un inverno, le poche foglie sui rami, una panchina vuota”.  E’ morto a 64 anni.

Francesco Azzolari era “un gras de rost”, dice il suo amico Enzo: testardo e burbero, in milanese. “Poche chiacchiere e tanto distintivo”, aggiunge Franco. Qualità che nella terra soda dei campi da rugby giovavano. Anche se lui stava a bordo, da dirigente. “Mai giocato, ma capiva più di tutti”. Fino a pochi giorni fa apriva la sede dei biancorossi, all’Idroscalo, il mare di Milano. E’ morto a 76 anni.

Sergio Bassi, meglio noto come ‘Cavallo. Pazzo’, ha messo in musica con la Padus River Band la pianura Padana, il fiume Po e i personaggi strampalati di acqua e di terra piatta. Tra i suoi successi, ‘E il fiume sta a guardare’, un album che in 20 canzoni accompagna il Po dal Monviso alla foce. “Ti ho visto perderti in un mare grande e salire tra le nubi più in là… poi ancora pioggia e chissà dove andrà”. E’ morto a Crema a 69 anni.

Gianni Bolzoni per 57 anni, fino a pochi giorni fa, ha regalato lentezza, assieme alla moglie Clemy, nella trattoria ‘Il Fulmine’ di Trescore Cremasco. Nello spazio rustico ricavato tra la nebbia e i colori dipinti dal regista Luca Guadagnino, si stava per ore a masticare culatello e delizie della Bassa, cullati dal suo sguardo prodigo. E’ morto a 80 anni.

Mariangelo Buttafava, si incrociava in ogni angolo di Casal Pusterlengo, spesso col suo carlino al guinzaglio. Carabiniere che amava raccontare barzellette, è stato tra i fondatori della Croce locale, volontario al bar dell’oratorio dei Cappuccini, animatore del ‘Siparietto’, la compagnia dialettale del paese che allestisce commedie a scopo benefico “per raccontare l’uomo e le sue debolezze”. “Come dicevi tu, pusé, pusé”, lo salutano su Facebook. “Andiamo, andiamo”. E’ morto a 69 anni.

Francesco (Ciccio) De Francesco, medico,  ha lasciato molte tracce di sé, perfino una fontana: quella dei ‘due fiumi’’, nella piazza del suo paese natale, Barcellona Pozzo di Gotto, Sicilia.  Ha dipinto “pescatori, sogni e Madonne”, dice chi amava il suo gesto artistico e alcune opere le ha regalate alla sua città acquisita, Bergamo. Le ha donato infine le ultime energie: era tornato nell’emergenza a svolgere la professione  “ubbidendo al suo essere medico”, scrive un suo amico. E’ morto a 82 anni.

Da Francesco Frigerio passavano tutti a Cesana Brianza. Con la moglie Maria, entrambi in grembiule bianco, gestiva lo storico alimentari del paese, quello con le caramelle nei grandi barattoli di plastica e tutto il necessario da mettere in credenza, Si era inventato la spesa a domicilio e un concorso disegno per i bambini che compravano le sue caramellche vedeva rattristati perché non andavano più a scuola per il virus. “La sua voce – ricorda il sindaco – annunciava ogni anno l’arrivo della Fiaccolata che segnava la fine dell’estate”. E’ morto a 73 anni.

Eros Gandola progettava spazi verdi e vendeva piante e fiori nella ‘perla del lago di Como’, la rilucente Bellagio, appoggiata sul promontorio che divide i due rami. “Storico esponente dell’associazione volontari del pronto soccorso”, lo ricorda il sindaco, testimoniando “il suo prezioso impegno per la comunità”. Socio del club degli alpini, allenava calciatori in erba. Viveva con la mamma. E’ morto a 49 anni.

Serena Lanfranchi di Calolziocorte, provincia di Lecco, aveva il tocco morbido della palleggiatrice che fa girare la squadra di pallavolo. Aveva vestito la maglia del suo paese e poi di altri club della zona, nel frattempo disegnava per mestiere .“Ricordo il tuo sorriso Sere, la tua voce mentre giocavamo, sempre lo stesso sorriso anche quando ti ho incrociato quest’estate. Ce l’avevi nell’anima quel sorriso”. E’ morta a 45 anni.

Arrigo Lanfredini di Viadana, provincia di Mantova, non aveva un’officina di auto ma una clinica: “Guariva dinamo, trapiantava motorini di avviamento, risanava spinterogeni, faceva cantare le radio”, scrive il suo amico Angelo. Di notte, poi, studiava, “le sue notti erano un’immersione nella letteratura tecnica”. Per colpa della schiena, logorata dal troppo amore per il suo lavoro, aveva dovuto chiudere la sua officina, ma lo chiamavano dai paesi vicini per chiedergli fulminanti diagnosi. E’ morto a 81 anni.

Don Fausto Resmini “se ne è andato nel silenzio e nella solitudine della notte, proprio come molti uomini vissuti in strada di cui lui si è preso cura nel suo ministero”, hanno detto i suoi compagni della Comunità don Milani di Sorisole, Bergamo. Cappellano del carcere della città per oltre 30 anni, “il mio ergastolo”.  Non amava le definizioni, come quella di “prete di strada”. E’ morto a 67 anni.

Francesca Scalabrini ha girato tante pagine, senza mai perdere il filo. Maestra elementare con la passione della tecnologia, mamma di Federica con la quale viveva a Rho, vicino a Milano, laureata in età matura, collaborava da qualche tempo con l’Università Cattolica di Milano nella formazione di giovani insegnanti.  Il 10 marzo scorso ha lasciato su Facebook queste parole: “Dedicatevi a chi vi fa ridere, pensare, crescere. L’albero non ospita i nidi di tutti gli uccelli”. E’ morta a 55 anni.

Alessandro Serioli se lo incontravi da ragazzo sul parquet giravi alla larga o davi la palla al primo che incontravi. “Altrimenti erano legnate” o, nella migliore delle ipotesi, faceva un volo verso il canestro. Del basket Iseo, la squadra del piccolo centro lacustre, è rimasto sempre tifoso. Dietro la corteccia, “nascondeva una bontà d’animo e un’ironia grandissime”, dice il suo amico Beppe. Si era dispiaciuto di non poter donare il sangue in questi giorni che c’era bisogno, ma era a letto con la febbre. E’ morto a casa sua, senza mai arrivare in ospedale, a 48 anni. Lascia la palla alla moglie e ai due figli bambini.