La Teodicea e l’ingenuità di un lettore (Blog de L’Espresso)

Arte, Cultura & Società

Gentile lettore, mi stupisce con quanta ingenuità lei possa affrontare il problema della Teodicea, vale a  dire come giustificare l’esistenza di un Dio onnipotente, buono e giusto in presenza dell’angosciante presenza del male.

Capisco, però, il perché: non ha mai affrontato l’argomento. Mi scrive: “Lei sostanzialmente questa domanda me l’ha fatta e mi dice che la risposta che ho provato a dare è risultata inesatta”.

No, io non posso aver detto che la sua risposta è inesatta, giacché ho già detto, e lo ribadisco, che la risposta a quella domanda non c’è. Quindi lei non ha dato una risposta inesatta, semplicemente non ha risposto a quella domanda.

Poi mi scrive: “Ora, se mi permette, qualche domanda gliela vorrei porre io nell’ipotetico presupposto che un “padre buono amorevole che può tutto” come da lei sopra definito, non permetta più “che un bambino nasca con una gravissima malformazione, soffra terribilmente, e muoia anzi tempo” (anche questo virgolettato è copiato dal suo commento di cui sopra)”.

Il virgolettato va bene, ma ciò che lei ha fatto precedere al virgolettato non va bene. A “padre buono amorevole che può tutto, non permetta più”, deve sostituire: “padre buono amorevole che può tutto, permetta, abbia permesso”. Perché oltre alla domanda disperata della madre che vede non esaudite le sue preghiere, c’è la domanda di fondo, sempre fatta sin dall’antichità: “Se vuole e può, il che solo conviene alla divinità, da dove viene dunque l’esistenza dei mali e perché non li toglie?” (Epicuro nel IV a.C). Nessun credente che abbia un minimo di raziocinio, immagina che Dio improvvisamente faccia sparire il male dal mondo.

Poi mi chiede: “Poiché solo l’umanità in siffatto modo non morirà anzitempo, mentre tutti gli (altri) animali continueranno a soffrire e i loro cuccioli continueranno a nascere malformati e pure i vermi e le formiche, perché questa gratuita sofferenza nel mondo? O il cucciolo di cane o di elefante può benissimo nascere malformato e cieco?”.

Ma come può fare una domanda del genere? Io ho fatto l’esempio del bambino che soffre e muore anzi tempo, ma avrei potuto benissimo fare l’esempio dell’agnello azzannato dal lupo, o di qualsiasi animaletto che soffre a causa di grave malattia.

E continua con le sue domande che, senza offesa, fanno sorridere:  “Ma sarà possibile definirlo buono e amorevole, tal Dio, qualora discriminasse così gratuitamente le sue creature?” Ancora: “Ma coi fulmini, le alluvioni e i terremoti, come si dovrà comportare Dio affinché resti “padre buono e amorevole”, basterà che salvi solo i bambini con le loro mamme e gli animali no?”.

E chi ha mai parlato di un Dio che non permetterebbe la sofferenza dei bambini, e permetterebbe la sofferenza degli animali?

Vorrei precisare, infine, che sostenendo l’impossibilità di rispondere a quella domanda, non voglio assolutamente esprimere un giudizio su Dio.

Renato Pierri