La partitocrazia

Politica regionale, nazionale e internazionale

Sulla Partitocrazia nazionale abbiamo nostre idee che ci consentano d’essere meno condizionati dagli eventi nazionali. I tanti problemi d’Italia paiono confermare la nostra idea. Sarà scontato, ma lo riaffermiamo: in Democrazia l’impegno politico ha da precedere quello dei Partiti. Da noi, preso atto della necessità di riformare il nostro fronte politico, il diritto del cittadino resta soggetto a quello delle formazioni politiche. Oggi accade di meno a causa di una Pandemia che ancora ci logora e condiziona. Ma la partitocrazia c’è ancora; principalmente per l’inerzia. Ne deriva che è vissuta “passivamente”. Di questo passo, non ci saranno risultati positivi per il futuro d’Italia. Anche dopo il Covid-19.

Non a caso, rammentiamo uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione che, in buona sintesi, recita: ” la Repubblica riconosce e garantisce i diritti dell’uomo. Sia come singolo, che nelle formazioni collettive che implicano doveri di solidarietà economica e sociale”.

Uno di questi diritti, a nostro avviso, è proprio la partecipazione più attiva alla vita della Repubblica. Diretta oltre  schemi “scontati”. Quelli che, poi, non risolvono e sanno di compromesso. Questa partitocrazia, di conseguenza, non favorisce l’impegno collettivo e frena ogni sorta di reale cambiamento. L’attuale Pandemia ha influenzato anche questo punto di vista.

Con queste premesse, riteniamo che la partitocrazia debba essere ridimensionata. Magari prendendo valido spunto dalla questione morale che, da noi, è una lezione di vita che è obliata troppo spesso. Oppure, rammentando quando possa fare comodo nei meandri di una politica incerta. Come quella che questa Pandemia ha fatto “sfumare”.

Giorgio Brignola