Tragedia Rozzano: cosa non ha funzionato tra le istituzioni?

Diritti & Lavoro

Gli Stati Generali sono alle porte e, al momento, tra i vari punti dell’ordine del giorno pare non esserci un provvedimento che preveda un potenziamento dei servizi sociali. La Famiglia è un dono inalienabile, che non può essere barattato con nulla.

Il lavoro dei servizi sociali si pone su tre punti cardine: bisogno, risoluzione dei problemi e attenzione alla persona.

Ma vengono sempre soddisfatti questi obiettivi? La risposta, purtroppo, è: No.

Condannare chiunque faccia questa professione è ingiusto, ci sono molti operatori del settore che svolgono impeccabilmente il proprio lavoro. D’altra parte, invece, c’è chi se ne lava le mani e lascia navigare i bisognosi nelle proprie lacrime. Danneggiando non solo una famiglia bensì il benessere psico-fisico dei poveri bambini.

La tragedia sfiorata a Rozzano

Sono le 20:20 di martedì 9 giugno, in una palazzina a Rozzano in provincia di Milano,  dei bambini ondeggiano nell’aria su un vuoto di 25 metri. Il padre, un postino di 42 anni, è in uno stato alterato. Minaccia di uccidere i propri figli e poi di togliersi la vita.

Il movente è la decisione di togliere all’uomo la custodia dei propri figli in favore di un affidamento ad una comunità dove i figli, secondo le parole dell’uomo, non volevano stare.

In passato,il giovane postino, aveva chiesto più volte aiuto alle istituzioni ed anche il Tribunale di Pavia lo aveva ribadito in più provvedimenti. I segnali di disagio dell’uomo erano stati accolti dal legale dell’uomo Grazia Segura del foro di Verona, dalla psicologa forense Maria Barbarisi e da Veronica Sansuini presidentessa dell’associazione “scarpette bianche” che seguono la vicenda del postino dall’agosto del 2019.

Le donne descrivono il protagonista di questa triste vicenda come un buon padre lasciato solo. Un uomo che non ha ricevuto l’aiuto di cui aveva bisogno e che aveva più volte invocato e per questo vittima di un forte stress psicologico.

Anche lo stesso sindaco di Rozzano ha confermato che l’uomo ci teneva ai suoi figli e che, quando si è trovato faccia a faccia durante quei momenti concitati, il postino ha mostrato quanto fosse pulita la casa proprio per i figli. Il sindaco Gianni Ferretti aveva convocato il responsabile dei servizi sociali a cui aveva chiesto di seguire la vicenda.

Lo stesso Primo cittadino del comune lombardo ha ammesso delle lacune nel settore, che qualcosa non ha funzionato ed è per questo che il settore va potenziato.

Violazione dei diritti dei bambini

Nella vicenda, le vere vittime di questa situazione sono proprio i poveri bambini.

Ad essere lesi, sono stati alcuni dei principi promossi dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Convention on the Rigths of the Child – CRC), approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, e ratificata dall’Italia il 27 maggio 1991 con la legge n. 176.

In particolare, l’art 2 in tema del superiore interesse afferma che:

  1. “In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.
  1. Gli Stati parti si impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le cure necessarie al suo benessere, in considerazione dei diritti e dei doveri dei suoi genitori, dei suoi tutori o di altre persone che hanno la sua responsabilità legale, e a tal fine essi adottano tutti i provvedimenti legislativi e amministrativi appropriati

Un diritto che molte volte viene dimenticato o per negligenza o per malafede e a farne le spese sono proprio loro, le vittime di questo sistema che non sempre funziona in modo adeguato: i figli.

Non ci sono colpevoli in termini assoluti in questo tipo di vicenda.

La colpa è di un modus operandi lento e che non accelera le procedure di aiuto. Burocrazie macchinose che danneggiano dei bambini la cui unica preoccupazione dovrebbe essere l’interrogazione a scuola oppure a che tipo di gioco giocare.

Gabriele Proto