“Via col vento” rimosso dal catalogo: “razzista”

Arte, Cultura & Società

Ogni testo letterario o cinematografico, ogni opera artistica vengono concepiti e realizzati da uno o più autori all’interno di uno specifico contesto sociale. Ciascun periodo storico si caratterizza per un senso comune, per idee più o meno condivise che in un modo o nell’altro hanno avuto modo di affermarsi.

Nel mondo del cinema, fin dagli inizi, si è soliti narrare vicende e persone così come le si conoscono e le si intendono nel periodo di realizzazione dell’opera, dal punto di vista dell’autore. A fine ‘800 veniva proiettato dai fratelli Lumière un cortometraggio intitolato La sortie des usines Lumière, incentrato essenzialmente sull’uscita di un gruppo di operai da una fabbrica. In quel momento storico, l’industrializzazione era al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica e quel piccolo film non faceva altro che rispecchiare la realtà; in questo caso, evidentemente, in maniera elementare.

Via col vento, un kolossal

Il celebre kolossal del 1939 “Via col vento” è stato realizzato sotto la direzione di Victor Fleming e consiste nell’adattamento cinematografico di un romanzo di Margaret Mitchell, pubblicato qualche anno prima. Si tratta, e questo è ampiamente riconosciuto, di uno dei più grandi capolavori nella storia del cinema, di un prodotto del suo tempo, peraltro aggiudicatario di ben 8 premi oscar. L’ambientazione è quella di una piantagione di cotone sita nel sud degli Stati Uniti, nel periodo della guerra di secessione. Il film narra le vicende e i territori così come li vedevano gli schiavisti, quindi sulla base di stereotipi razzisti purtroppo tipici del periodo.

Perché è stato rimosso

Oggi l’Home Box Office (HBO, azienda statunitense sussidiaria di WarnerMedia), probabilmente per via della recente e tragica morte di George Floyd e delle vicende che sono seguite, decide di rimuovere il film dalla propria piattaforma streaming. La motivazione, è stato dichiarato, sarebbe quella che “contiene troppi pregiudizi etnici e razziali“. Nessuno può negare la sterilità e la dannosità di qualsiasi pregiudizio razziale che nella società di oggi dovrebbe essere identificato ed estirpato senza se e senza ma. È sbagliato oggi ed era sbagliato all’epoca, questo non può che essere chiaro a tutti.

Quali dubbi su questa vicenda?

Ai cinefili di tutto il mondo, però, potrebbero rimanere alcuni dubbi. Se è pur vero che qualsiasi forma di razzismo, di violenza o di sessismo deve essere sempre messa al bando nel mondo reale, si potrebbe considerare la necessità di vedere le opere cinematografiche come mera narrazione di un contesto storico, di un popolo, degli eventi giusti o sbagliati che si sono svolti. Il senso critico dello spettatore non può mancare, è lui che dovrebbe valutare i fatti narrati e considerarne le eventuali criticità.

Che possa toccare la stessa sorte, giusto a titolo di esempio, ai film di Bud Spencer e Terence Hill (nei quali una grottesca forma di violenza ha fatto ridere grandi e piccoli, e lo fa ancora oggi) o a quelli di Fantozzi (con i quali si rideva dell’assenteismo, del bullismo e di tanto altro)?