Morte di un’adultera. Cronaca di un assassinio

Cultura & Società

È accaduto, accadrà ancora e saranno sempre le donne a pagare, sotto qualsiasi cielo.

La violenza è sempre uguale qualsiasi lingua parli, non ha etnia, non ha codici, né religione, la crudeltà è sempre uguale e le mani assassine non hanno colore.

La mia colpa?
Amare!
Eravamo abbracciati, non li ho sentiti arrivare, ho girato lo sguardo, li ho visti. Pugni, calci bestemmie, insulti, urla bestiali:
“A morte la p u t t a n a.  A morte.”

Al processo non ho parlato, non mi sono difesa.

Nella stanza bianca ascoltavo il ronzio delle mosche, osservavo la loro danza impazzita, il caldo era opprimente.

I   giudici blateravano, suoni nasali, voci querule.

“Confessa. Parla. Hai violato la Sharia.
Sai cosa succede a chi commette adulterio? MORTE DI UN’ADULTERA”
Non ho parlato mai, nemmeno quando hanno letto la:         

SENTENZA
“I Giudici del Tribunale Islamico giudicano questa donna COLPEVOLE di adulterio.

In nome di Allah e per Suo volere sia LAPIDATA oggi stesso.”

Mani forti, violente, mi trascinano, mi spingono.

La folla urla, intorno a me volti distorti dal disgusto, qualcuno mi sputa in faccia.
“Sgualdrina” grida una donna, dieci, cento voci le fanno eco.

Mi vengono addosso, i loro corpi sempre più vicini mi soffocano.
Un colpo alla nuca, un lampo rosso, poi buio.

Paura? NO, non ho paura, non più adesso. A che serve avere paura?

La buca è pronta.

Mi calano, sono immersa nel terreno fino alle ascelle.

Il giudice, immobile davanti alla fossa, mi osserva muto. Accanto a lui mio marito non mi guarda, il suo viso una maschera di odio.

Tutto deve compiersi secondo il rito previsto. I cittadini sono stati chiamati allo spettacolo.

La punizione deve essere esemplare.
Le pietre sono ammucchiate intorno, dimensioni e forme scelte per dare una morte lenta, straziante.

Che l’agonia sia lunga, atroce!

La gente recita versetti del Corano.

                        Ipocriti
Assassini.

Se riuscissi a fuggire, forse, sarei graziata.
Aiutami Allah!
Tento di arrampicarmi ma scivolo più in basso.

E’ inutile. Tutto inutile.

Mormoro una preghiera.

Un sasso sfiora la mia testa, un altro, un altro ancora, piovono da ogni parte….

Fitte lancinanti, colpi sordi nella testa.

Grido senza suono: “Sto morendo”.

Viveva nella provincia di Al Quaim a 300 chilometri da Bagdad, aveva ventitre anni.

                                                                                                                                           Sara Spagnoletti