Bentornata libertà!

Diritti & Lavoro

di Michele Illiceto

Strana cosa la libertà: quando ce l’hai non te ne accorgi. Non l’apprezzi mai abbastanza. Quando invece non l’hai senti che ti manca. E il suo modo di mancarti non è paragonabile ad altre mancanze. La sua è la madre di tutte le mancanze. Perché, quando ti manca lei, puoi avere anche tutto, ma sen non hai lei, sei davvero fregato. Sei un uomo a metà. Perché la libertà non è ciò che hai, ma ciò che sei, ciò che ami, ciò che soffri. Ciò che aspetti.

Essa è uno spazio interiore in cerca di nicchie da liberare, di spazi esteriori in cui compiersi. Per questo, senza di lei ti manca l’origine e il fine. Il grembo da cui sei nato e la meta verso cui sei orientato. L’atto libero da cui sei venuto e l’atto libero verso cui vai. L’appartenenza e l’erranza. Ti manca il senso di questo tuo stare al mondo, il motivo che ti fa lottare contro tutto e tutti, a volte anche contro te stesso, o meglio contro quella parte di te che vorrebbe mollare. Contro ogni forma di prigione che ti toglie il diritto di dubitare, di sbagliare, ma anche il diritto di fare della vita un continuo esercizio di stupore.

Quando ti manca la libertà ti manca la durata che ti fa percepire il tempo che in esso si bagna, non  per essere ripetitivo, ma creativo e immaginativo. La libertà è rottura che ti fa partire, che ti fa sentire sempre in viaggio e alla ricerca tra gente stanca di cercare e di lottare. Ti fa compagnia mentre da solo credi in ciò in cui nessuno crede. Ma è anche ciò che ti far restare laddove sei arrivato dopo aver a lungo combattuto. La libertà ama sia le radici che le ali.

Purtroppo però come dicevo, la libertà, è come l’amore, quando ce l’hai ti abitui a tal punto che non ti accorgi di averla. La usi e la sprechi e, pensando che sia illimitata, giochi con lei come si gioca con il fuoco. Ti avvicini e ti bruci se non sai rispettarla. Se non fai i conti con il fatto che la tua –  la mia –  quella di tutti,  è pur sempre una libertà fragile perché limitata. E ci voleva questa pandemia a far venire a galla questo connubio, spesso taciuto, tra libertà e fragilità. Tra libertà e limite.

La libertà, se ne approfitti – facendone non un buon uso, quanto piuttosto abuso – ti scappa dalle mani. Se non ne fai un uso giusto ne diventi schiavo, costretto a scegliere senza capire dove stai andando. Ma così facendo, come diceva il filosofo Sartre, la libertà da possibilità diventa una sterile condanna, che gira a vuoto su se stessa.

La grandezza della libertà è che anch’essa ha un limite, senza il quale rischia di diventare capriccio e delirio. E’ utile ricordarlo in questa fase di pandemia. Un limite non tanto, o almeno non solo, estrinseco, ma addirittura intrinseco. Non un limite che chiude, ma che apre. E il suo limite è la pluralità. Il non essere cioè prerogativa a appannaggio di alcuni. Di soli pochi privilegiati.

Questa pandemia ha messo in evidenza tutti i limiti di una libertà individualisticamente intesa. Ci ha dato l’occasione per capire meglio il fatto che la libertà è come un fiume che scorre bagnando sempre due sponde: quella dove sono seduto io e quella dove è seduto un altro che ha la mia stessa libertà.

Perché la libertà non è mai monolitica o autoreferenziale, ma è sempre duale, plurale. Personale e comunitaria insieme. Mentre delinea spazi dai contorni privati, invalicabili, allo stesso tempo apre immensi spazi sociali. La libertà è il punto di congiuntura tra la persona e la comunità. Come afferma il filosofo italiano R. Esposito: “la libertà come quella forma di condivisione che unisce separando”.

Proprio perché limitata, la libertà non va a braccetto con la forza, ma con il diritto, unito però al dovere. Perché il primo passo che la libertà richiede è di essere riconosciuta, garantita e quindi messa nella condizione di essere esercitata. Di certo questa pandemia ha ridimensionato il potere e il raggio di azione della nostra libertà, rimescolando il rapporto tra diritti e doveri, fino ad ora, a dire la verità, troppo incentrato sui primi o molto sbilanciato sui secondi, costringendoci a intraprendere percorsi capaci di riequilibrare le due polarità in gioco.

E allora, non è vero che la mia libertà finisce dove comincia quella dell’altro. Ci sono, infatti, persone “altre” che devono ancora cominciare perché i “medesimi” e i “soliti”, che da tempo sono padroni della scena, devono ancora decidere di finire e tramontare. Devono ancora scoprire il lato fragile della propria libertà. Per questo, forse,  è arrivato il momento di rovesciare questo antico principio dell’etica tradizionale e di un certa giurisprudenza ormai superata, e dire, sulla scia del filosofo Levinas, che la mia libertà comincia dove finisce quella  dell’altro. E’ l’altro che, limitando la mia libertà con la sua, le conferisce un senso e una direzione. Perché non si è liberi da soli.

E se la mia libertà finisce, non deve farlo per morire, ma per rinascere e ricominciare, Sempre e oltre in maniera generativa. Libero, infatti. è l’atto con cui la stessa libertà si rigenera senza mai farsi imprigionare da niente e da nessuno. Non basta, pertanto, una libertà come “libertà da” qualcosa e da qualcuno, o una pura libertà intesa solo come il potere “di” fare qualcosa. Ma una libertà che sa coniugarsi come “libertà per” qualcosa e “per” qualcuno. Il “per” è la zona dove la libertà vola e tende verso un valore per cui è fatta. I filosofi greci, e non solo, hanno sempre chiamato questa zona come la sfera del bene, del bello e del vero.

Il “per” della libertà è il vero punto che ancora ci manca. La linea di confine dove decidere se intraprendere la via del deliro (in tutte le sue forme, tra cui anche quella politica) o la via della sobrietà dettata dalla giusta misura, evitando quella che i greci chiamavano la hybris. Il “per” della libertà si trova nel terreno della responsabilità. Altro anello che tiene uniti individuo e comunità.

Senza la responsabilità la libertà regredisce a pura illusione o semplice chimera. Essa è quanto mai necessario proprio in questa fase di ripartenza, dove la libertà, se assolutizzata, rischia di subire un cortocircuito interno senza compiersi mai.

E allora: ben tornata libertà! Che la tua mancanza in queste settimane di quarantena ci renda più sobri e responsabili! Ci renda davvero degni di te!