Ancora sul liberalismo-conservatore  che in Italia e in Europa, purtroppo, non c’è

Diritti & Lavoro

Il pensiero libero di Luigi Mazzella 

Un contributo al dibattito per la nascita di una forza politica dichiaratamente “conservatrice dell’attuale assetto produttivo industriale” e decisamente contraria al ritorno, certamente “non progressista”, di un neo Feudalesimo, fondato sulla “Moneta”, di per sé sola produttiva di ricchezza (al posto del latifondo) e dei “robot bancari” (in luogo dei servi della gleba) diventa di giorno in giorno più necessario e indispensabile.

E ciò per l’urgenza di difendere la “libertà” dell’uomo, sia come imprenditore sia come prestatore di lavoro, messa sempre più a rischio dal capitalismo finanziario e dalla sua prediletta creatura: la globalizzazione economica e umana.

Il conservatorismo-liberale, espressione che tanto impaurisce gli osservanti del lessico imposto dal sinistrismo, dilagante anche tra chi dice di esserne immune e ne è in effetti un “portatore sano” (per usare un linguaggio attuale, in luogo dell’“untore” manzoniano) è l’unica via d’uscita dalla confusione mentale di chi si ostina a usare un linguaggio fatto di facili slogan, di luoghi comuni, epiteti a effetto e frasi fatte della propaganda di partito.

Il ritorno alla riflessione filosofica non è mai così tanto necessario quanto in tempi di confusione concettuale.

Un individuo amante della libertà deve prendere atto che i tempi attuali sono per lui particolarmente duri.

Salus rei publicae suprema lex est; America First, Right or wrong is my country sono espressioni di una cultura non più vivente, che ha radici nella civiltà greco-romana, improntata alla superiorità delle esigenze della polise dell’amor proprio di ogni singolo cittadino.

L’amore di sé è diventato un tabù impronunciabile:  la sua identificazione con il desiderio di felicità, ovvero del perseguimento del  proprio piacere, è condannata dai falsi asceti del terzo millennio.

Eppure, si tratta di un sentimento innato nell’uomo più vero: nascente dal gusto dell’esistenza (senza amor proprio non c’è vita), che si amplia, oltre i suoi confini naturali, ma mai oltre i confini dell’interesse per la polis,la comunità dei propri simili aventi uguali bisogni  culturali e vitali.

Su un fronte decisamente opposto si colloca la cultura giudaico-cristana (e poi sempre più marcatamente cattolica) con il suo conclamato ecumenismo religioso ed  ugualitario e con l’idealismo ugualmente universale predicato da Platone fino ai seguaci della filosofia post-hegeliana di sinistra.

In questo quadro contrapposto, la “globalizzazione” umana ed economica, voluta, nel loro interesse, soprattutto  dai tycoon della Finanza,  trova un “alleato” nell’universalismo cattolico, massonico-liberale di stampo ebraico e ora social comunista.

L’avversario è il conservatorismo liberale puro, quello di origine empiristica e illuministica anglosassone, privo di Deità misericordiose nell’Alto dei cieli, di Grandi Architetti dell’Universo che delle prime sono la versione ad uso dei cosiddetti laici, di Maestri del pensiero fantasioso preconizzante albe di sorgenti “soli dell’avvenire”.

Con la pretesa di “cambiare” l’amor proprio, dilatandolo sino al punto di farlo diventare “amore universale”, queste correnti di pensiero hanno fatto sinora un danno incalcolabile all’umanità.

Sono riuscite a trasformare l’amore di sé in odio e rancore per gli altri, sentimento anch’esso naturale nell’individuo.

Quell’odio che, secondo Leopardi (e non solo lui: si pensi a Hobbes), ognuno avverte per il suo simile che non sia da lui conosciuto  ha fatto sì che gli esseri umani (i più antisociali degli esseri viventi, secondo il Vate di Recanati)  con la giustificazione inventata dei falsi universalismi o ecumenismi (rispettivamente, di cosiddetti “maestri del pensiero” e di sciamani e uomini religiosi, gli uni e gli altri ammalati di ansia di proselitismo) da secoli, risultando vincenti nella competizione con “l’antico pensiero” greco-romano,  si dedicano a distruggere, eliminandoli fisicamente, gli avversari della loro fede o del loro fanatismo politico.

In altre parole, l’Uomo anziché collegarsi, solo per fini bellici difensivi o per altri motivi di necessità, con i membri della sua polis (alias della comunità in cui vive) nell’intento dichiarato e verosimilmente fake di oltrepassare i sentimenti per così dire “amorosi” sanamente circoscritti a sé e ai propri concittadini o connazionali, ha creato un caos planetario in cui si sono ingigantiti i reciproci livori.

I sociologi, pur capaci di ricamare sul nulla, nelle varie parti del mondo stentano, fanno fatica a descrivere nei loro terribili effetti (per l’Italia, vedasi il rapporto del Censis).

Pochi notano che l’idealismo tedesco hegeliano è stato padre (e rimane tale per i tardivi o nuovi adepti) sia del nazismo, sia del comunismo, fratelli gemelli monozigotici di un’idea folle, grande soltanto nella dimensione della sua insensatezza; e ancora di minor numero sono quelli che ricordano Baruch Spinoza per la sua acuta intuizione sulle tre imposture dell’Umanità (Mosè, Cristo e Maometto).

Le forze politiche che oggi prevalgono nel mondo occidentale (e non solo in esso) sono cristiano-sociali di vare denominazioni, socialcomunisti e socialdemocratici, massoniche e, dulcis in fundo, liberali di formazione “idealistica”.

Dagli esempi del nazi-fascismo e del social-comunismo e delle innumerevoli guerre religiose si può dedurre che se gli individui non avessero perso il contatto con le visioni filosofiche monistiche, empiristiche, realistiche, razionali, pragmatiche della vita nella polis non sarebbero caduti nel tranello di visioni fantasiose di Idee universali salvifiche che hanno disseminato morti, stragi, massacri, genocidi, guerre disastrose, avversioni feroci tra i popoli e all’interno di essi.

La storia dell’umanità ne è piena ma la grande prevalenza degli “storici” non ne indica le cause scatenanti.

In definitiva, si può concludere che se la politica altro non è che un aspetto della “filosofia pratica”, ritornare alla speculazione intellettuale con un pensiero “puro e non condizionato” dalla religione e dall’idealismo è l’unica via d’uscita dal caos cui gli universalismi (religiosi, massonici, idealistici, comunisti e persino sedicenti liberali) ci hanno regalato.

Il raziocinio, la logica non tollerano visioni che siano frutto di sbizzarrite fantasie o di emotive passionalità, ricche di “paroloni” reboanti, di ingiurie vibrate, ritenute efficaci ed impressive.

Risolvere i problemi pratici della gente e fare delle scelte razionali e corrette sotto il profilo della logica deve divenire, per i veri liberali, amanti della libertà, concreta, e conservatori di un modello produttivo che ha garantito al massimo la libertà dell’Uomo, è diventato un must non più eludibile.

La recente pandemia del Covid19 ha dimostrato con drammatica evidenza dove sia finito l’amore universale, di cui si sono nutriti i nemici del “conservatorismo-liberale”. È ora di cambiare di registro.