Matteo Salvini e le preghiere per i defunti

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La notizia: “Prima la deposizione della corona di fiori in memoria dell’agente scelto Pasquale Apicella, travolto ed ucciso lo scorso Aprile da una vettura di alcuni rapinatori in fuga, poi il segno della croce ed in fine un bacio rivolto a chi lo contestava dai balconi sulla strada. E’ durata pochi minuti la sistemazione dei fiori sullo spartitraffico di Calata Capodichino a Napoli, da parte del leader della Lega Matteo Salvini che sotto una pioggia battente, non ha rinunciato al gesto in memoria del poliziotto scomparso un mese e mezzo fa. Un gesto che però non è stato apprezzato dai cittadini del posto che lo hanno contestato con fischi ed insulti dai balconi di casa” (Il Mattino).

Perché insiste Matteo Salvini? Perché ci tiene a mostrarsi in pubblico, mentre prega, giacché sa benissimo che la gente non lo prende sul serio? Può darsi che sia sincero, che preghi per davvero, sicuramente sarà sincero, sicuramente sarà persuaso che le sue preghiere siano ben accolte in cielo, ma sapendo perfettamente ormai che la gente non crede alla sua sincerità, se vuole pregare perché non prega senza farsi vedere? Mistero.

Colgo l’occasione per esprimere la mia perplessità riguardo alle preghiere per le persone morte. Non ho mai ben capito a che cosa possano servire. A guadagnare loro un posto migliore in paradiso? No, questo non è possibile. Toglierle dall’inferno? No, neppure questo è possibile. Farle stare qualche anno in meno in purgatorio? Ma anche questa è un’ipotesi assurda. E’ come se lo Stato facesse uscire prima di prigione i detenuti per i quali sono giunte più preghiere da parte di amici e parenti. Un detenuto con tanti parenti uscirebbe prima di prigione di un detenuto senza amici e parenti. Così, l’anima di un peccatore con tanti amici e parenti che pregano per lui, uscirebbe prima dal purgatorio, dell’anima di un peccatore senza amici e parenti. Non è possibile. Sicuramente Matteo Salvini saprà perché si prega per i defunti.

Renato Pierri