Fasano: partito il monitoraggio sulla Xylella

Ambiente & Turismo

Anche se distratti dall’emergenza sanitaria, i lavori di contenimento contro la Xylella fastidiosa non sono stati interrotti. Il batterio che ha colpito e danneggiato gli alberi di ulivo non sembra essersi tirato ancora indietro e che anzi, continua la sua cavalcata nelle campagne della Puglia.

Xylella in Puglia: un po’ di storia

Fenomeni di focolai puntiformi molto virulenti del Complesso del disseccamento rapido dell’olivo hanno iniziato a manifestarsi intorno al 2009/2010 nelle campagne salentine. Nella zona di Gallipoli e nella parte occidentale della penisola salentina sono stati colpiti e danneggiati i primi impianti. La diffusione e l’aggravamento dell’epidemia è avvenuto nell’inverno tra il 2013 ed il 2014 che, a causa di condizioni climatiche miti, non si è riuscito ad abbattere il vettore che trasporta l’infezione. Nel 2015 l’infezione ha raggiunto la provincia di Brindisi, dove si è scoperta un’infezione nelle campagne del comune di Oria.

Nel marzo 2015, a distanza di anni dalle prime manifestazioni, lo sviluppo dei focolai e l’espansione del batterio in varie specie florovivaistiche diverse, si è dichiarata l’impossibilità di raggiungere l’obiettivo dell’eradicazione della Xylella fastidiosa nella provincia di Lecce.

Così l’attenzione si è spostata sul contenimento nell’intero Salento.

Le misure prevedevano l’istituzione di fasce geografiche differenziate per intensità di estirpazione di piante malate e di quelle sane che si trovino in prossimità dei focolai (in via precauzionale). Inoltre, una volta individuate alcune specie florovivaistiche sensibili al batterio della Xylella, si sono registrate restrizioni riguardanti la loro libera circolazione, bloccandone le importazioni e le esportazioni.

A marzo 2017 uno studio pubblicato dal Joint Research Centre della Commissione europea dà per assodato che non è più possibile eliminare il batterio neppure dal territorio salentino.

I monitoraggi sulla Xylella in Puglia continuano

Nei giorni scorsi, l’ARIF (Agenzia regionale per le attività irrigue e forestali) ha iniziato la sua campagna di controlli 2020. Il monitoraggio si svolge nelle aree cosiddette “cuscinetto” ovvero quelle indenni e che sono state indicate dalla Regione Puglia. I comuni che ne fanno parte appartengono a tutte le province pugliesi, ad eccezion fatta per quella di Lecce.

Nel brindisino, il comune di Fasano risulta coinvolto nella zona indenne ed è per questo che i tecnici incaricati dall’Agenzia ARFI hanno iniziato i lavori il 3 giugno.

Il programma di azione è regolamentato dal DGR n.548 del 21/04/2020 e prevede: dei tecnici selezionati e formati direttamente dall’ARIF, con qualifica di Agente Fitosanitario.

Tutte le attività, per tutta la loro durata, non presentano caratteristiche invasivo e distruttivi.

Gli interventi si svolgono con il semplice ingresso degli agenti all’interno dei fondi agricoli ed eventuale prelievo di piccolissimi campioni di pianta da portare in laboratorio.

L’accertamento della presenza di Xylella Fastidiosa nelle colture pugliesi rappresenta un importante strumento di conoscenza e tutela del patrimonio ambientale autoctono.

In tal modo, si cerca di salvaguardare le produzione agricole in Puglia e la ricchezza storico-culturale che le piante secolari rappresentano.

Una programma di Rigenerazione Olivicola per la rinascita del settore 

Una magra consolazione arriva dal Piano di Rigenerazione Olivicola sulla Misura 4.1.C, un programma di investimenti destinato agli olivicoltori che hanno subito spese e perdite pesanti a causa della Xylella.

La CIA Agricoltura della Puglia rappresentata dal presidente regionale Raffaele Carrabba ha fatto presente delle pressioni economiche e psicologiche a cui sono sottoposti gli agricoltori pugliesi. “In 7 anni, vale a dire da quando è scoppiato il bubbone della Xylella fastidiosa -dichiara il presidente CIA Agricoltura della Puglia – , migliaia di aziende olivicole di ogni dimensione hanno dovuto fare fronte da una parte alla riduzione dei loro redditi, se non all’azzeramento, e dall’altra a cospicue spese suppletive dovute alla obbligatorietà dei trattamenti. Il Piano di Rigenerazione Olivicola serve, per l’appunto, a “rigenerare” un settore che ha mille problemi da affrontare, oltre alla Xylella: occorre favorire realmente le aggregazioni, in modo da aumentare il potere contrattuale dei produttori e dare loro l’opportunità di essere più forti anche nell’innovazione, la ricerca, l’internazionalizzazione, l’asset strategico della qualità totale e della commercializzazione. La partita da giocare è lunga e non è legata solo al superamento della fase emergenziale, ma a un totale rinnovamento e ammodernamento del settore, così che l’olivicoltura torni a essere quello che è stata per decenni, una leva di reddito e di lavoro per migliaia di imprenditori e di lavoratori in tutta la Puglia”, ha dichiarato il presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani della Puglia.

La Misura 4.1.C è destinata al Sostegno per investimenti per la redditività, competitività e la sostenibilità delle aziende olivicole della zona infetta. La dotazione finanziaria di quella misura è evidentemente insufficiente, se si pensa che oltre 500 aziende sono rimaste fuori dal plafond dei 32 milioni di euro impegnati.”

Nel Leccese, ma anche nelle aree delle province di Taranto e Brindisi e, più in generale, in tutte le zone colpite dalla Xylella, la situazione in cui versano migliaia di aziende olivicole non è affatto buona”, ha aggiunto Emanuela Longo, direttore provinciale di CIA Salento.

“Questo è un dato di fatto che siamo costretti a ricordare perché vi sia la consapevolezza, da parte del Governo nazionale e di quello regionale, che il 2020 rischia di diventare lo spartiacque tra la vita e la morte di migliaia di imprese.”  […] Se il sistema non viene aiutato a risalire la china, assisteremo all’impoverimento definitivo e non più rimediabile di un intero settore, con la perdita di migliaia di posti di lavoro e il peggioramento di una situazione sociale già molto pesante” ha concluso Longo.

Gabriele Proto