Contro il nuovo “combinato disposto” tra la legge elettorale e la riforma/deforme del Parlamento

Diritti & Lavoro

Il ritorno di Besostri

Referendum al Tar del Lazio   

Lo scorso 23 maggio l’avvocato socialista milanese, Felice Besostri (noto per i ricorsi che hanno condotto all’abrogazione parziale del Porcellum e dell’Italicum) ha portato la questione referendaria al TAR del Lazio. Una buona notizia per chi (come noi) da sempre teme che “ancora una volta per la prima volta” gli effetti perversi del populismo costituzionale incrinino alle fondamenta l’assetto democratico della Repubblica Italiana. 

di Sofia Alastor 

Lo scorso 23 maggio l’avvocato socialista milanese, Felice Besostri, ha fatto notificare un ricorso presso il TAR del Lazio. Il ricorso è stato promosso da 11 cittadini elettori per riaffermare che: 1) L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro (art. 1 Cost.), sulla dignità della persona umana, che gode di diritti inviolabili, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità (art. 2 Cost.), su donne e uomini eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali (art. 3 c. 1 Cost.); 2) La sovranità appartiene al popolo. In nessun’altra Costituzione democratica è detto con questa chiarezza che “appartiene” e non genericamente “deriva” dal popolo, il quale la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione (art. 1 c. 2 Cost.).

    In una Repubblica democratica rappresentativa con forma di Governo parlamentare, così l’hanno voluta le madri e i padri costituenti, la forma principale di esercizio della sovranità da parte del popolo è la partecipazioni delle elettrici e degli elettori al voto per il rinnovo del Parlamento, dei Consigli regionali, comunali e provinciali e ai referendum abrogativi e costituzionali, come quello già previsto per il 29 marzo 2020 e sconvocato, senza contestualmente o parallelamente fissare allora una nuova data: un precedente pericolosissimo in mano ad una maggioranza e ad un parlamento diverso da questi.

Qui e ora nessuno può governare da solo. Dovete, invece, pensare ad una maggioranza, che controlla il Parlamento in seduta comune e quindi l’elezione del Presidente della Repubblica (art. 83 Cost.) o la sua messa in stato d’accusa (art. 90 Cost.), l’elezione di un terzo del Consiglio superiore della Magistratura (art. 104 Cost.) e, infine, 5 membri su 15 della Corte costituzionale. Quando questa futura ipotetica maggioranza avrà eletto il suo Presidente della Repubblica, ne nominerà 10 su 15 , i 2/3, per combinazione 9 su 10 od anche 8 su 10, perché la sostituzione della Presidente, l’eccellente prof. Cartabia, spetta al Presidente in carica, e l’ultimo eletto dal Parlamento nel 2018 dalla XX Legislatura, in caso di elezioni anticipate, cioè di scioglimento appena dopo la riconferma del Presidente Mattarella nel febbraio 2022 o l’elezione di un successore.

Questo è il punto cruciale: con questa legge elettorale (l.n. 165/2017 + l.n. 51/2019) una forza anche di poco superiore al 30%, purché distribuito in modo omogeneo sul territorio nazionale, anche se minore del 35%, può controllare il Parlamento in seduta comune, perché il premio di maggioranza annullato per 2 volte dalla Corte Costituzionale è stato reintrodotto di contrabbando nel Rosatellum.

Rosatellum! L’avv. Besostri l’ha sempre detto, che non è il nome di un buon vino, ma di una pessima legge elettorale. Una volta ne erano convinti anche i 5 Stelle, l’unica forza che si batté contro, ma poi la consolidarono con la legge n. 51/2019, che ha privilegiato la parte maggioritaria a danno di quella proporzionale + 4 seggi alla Camera (1% su 400) e + 16 seggi al Senato (8% su 200). Gli effetti dei pericoli potenziali si amplificano con la riduzione media del 36.50% dei Parlamentari che però al Senato sono -40% per la CALABRIA, -57% per la BASILICATA, che ha 159.000 abitanti di più della PROVINCIA DI BOLZANO e lo stesso numero di senatori 3, o l’UMBRIA che con 359.000 abitanti in più della PROVINCIA DI TRENTO ha lo stesso numero di senatori sempre 3.

Se si vota per il referendum insieme alle elezioni Regionali e il primo turno delle comunali non si parlerà del taglio dei Parlamentari e l’Italia diventerà il fanalino di coda della rappresentanza parlamentare, il paese in cui ci vogliono più cittadini per eleggere un parlamentare, ma grande vittoria se si tagliano le poltrone!

Ora, se lo scopo è quello sono ancora troppi. Basterebbe una sola Camera di quattrocento membri, o magari quaranta o anche solo quattro. Anzi: nessun Parlamento sarebbe ancor meglio (sanno solo parlare…). Meglio, invece, uno solo al comando, con pieni poteri, eletto direttamente dal popolo. Farà arrivare i treni in orario.