Laurearsi al tempo del Covid, sembra quasi il titolo di un film, o un best seller

Arte, Cultura & Società

Dal primo giorno in cui si mette piede in un ateneo il pensiero fisso di ogni studente è raggiungere quel maledetto e desiderato titolo, Dottore.
Le lezioni, gli esami, le notti insonni, il 18 rifiutato o un 30 e lode guadagnato, sacrifici per arrivare a quel giorno tanto atteso, il giorno in cui tu dovevi essere lì nell’aula più bella della tua università e dietro di te il sostegno di amici, genitori e parenti che non vedono l’ora di correrti incontro, abbracciarti e gridarti “Congratulazioni Dotto’!!”.
Ma il destino decide che non doveva andare così, o meglio non doveva andare come lo avevi immaginato.

L’aula più bella adesso è la cameretta di tuo figlio, gli smartphone collegati in videochiamata sono il sostegno che non deve mancare ed io sono lì davanti a quel monitor, forse non ho il vestito che avevo sognato, ma è comunque il mio momento, di sicuro indimenticabile, la tanto attesa Laurea Magistrale in scienze pedagogiche è finalmente mia.

Il fatto di essere arrivata fin qui con tutto quello che ho avuto da fare come mamma,moglie, donna, definisce la forza di volontà e la determinazione che ho impiegato per raggiungere questo obiettivo

Memento audere semper

Il 110 lo dedico a voi, ma la lode è tutta mia