L’Italia, il Governo e le varie anime del Paese da tutelare

Politica regionale, nazionale e internazionale

Raffaele Vairo

Da un po’ di tempo contro il Governo vengono lanciati strali da parte delle opposizioni che hanno mal digerito i successi ottenuti in sede europea da Conte e dalle forze politiche che lo sorreggono. I partiti delle opposizioni (il plurale non è casuale), come appare evidente, cercano di inquinare i risultati economici e politici del Governo con puntualizzazioni pretestuose inventandosi l’esistenza di condizionalità che, a loro dire, potrebbero in seguito consentire all’Europa di entrare nelle faccende del nostro Paese attenuandone gravemente la sovranità.

Le opposizioni non sono solo i partiti politici che fanno parte del Parlamento, ma anche associazioni di imprenditori tra le quali brilla la Confindustria, guidata da poco dal dr. Carlo Bonomi, per il quale “Questa politica rischia di fare più danni del covid”. Critiche ingenerose che, però, sono in linea con la sua visione del Paese secondo la quale, per creare lavoro, devono essere privilegiate le imprese: i soldi a pioggia non devono alimentare redditi di cittadinanza ma devono servire a mettere liquidità nelle casse delle imprese, affermazione che nasconde piuttosto la voglia dell’assalto alla diligenza.

Recentemente anche Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, nelle sue “Considerazioni finali”, di fronte a una piccola platea, presente Mario Draghi, ha indicato le linee guida per affrontare positivamente la crisi economica provocata da un piccolissimo e invisibile essere (il virus). Linee guida, ben inteso, condivisibili ma che hanno rivelato, ad avviso di alcuni commentatori, il disegno circa la formazione di un nuovo Esecutivo composto da personalità di forte caratura anche internazionale. Non che sia il pensiero di Visco, ma possono considerarsi interpretazioni artificiose dei nemici del Governo che, per le condizioni in cui ci troviamo, dovrebbero, invece, far quadrato per sostenere le riforme necessarie per la ripresa. Solidarietà politica doverosa anche nell’ipotesi che il Governo fosse considerato non all’altezza

Tutte queste posizioni mi fanno venire in mente l’apologo di Menenio Agrippa: «Una volta, le membra dell’uomo, constatando che lo stomaco se ne stava ozioso [ad attendere cibo], ruppero con lui gli accordi e cospirarono tra loro, decidendo che le mani non portassero cibo alla bocca, né che, portatolo, la bocca lo accettasse, né che i denti lo confezionassero a dovere. Ma mentre intendevano domare lo stomaco, a indebolirsi furono anche loro stesse, e il corpo intero giunse a deperimento estremo. Di qui apparve che l’ufficio dello stomaco non è quello di un pigro, ma che, una volta accolti, distribuisce i cibi per tutte le membra. E quindi tornarono in amicizia con lui. Così senato e popolo, come fossero un unico corpo, con la discordia periscono, con la concordia rimangono in salute.». Solo che questa volta non è la plebe indicata, nell’apologo, con le membra dell’uomo, ma è lo stomaco che tutto vuole senza distribuire nulla. Il messaggio, delle “Considerazioni finali”, è proprio nel senso che la distribuzione dei doveri tra tutte le parti sociali deve tendere a una maggiore giustizia sociale che attenui le disuguaglianze sempre più marcate tra ricchi e poveri. Il patto tra Governo,  imprese e società deve avvenire nella consapevolezza che esso può funzionare solo se si fonda sui principi di lealtà e nella consapevolezza che serve al Paese. Sarà così? La speranza è che ogni soggetto non miri furbescamente al conseguimento di maggiori vantaggi in danno degli altri.

Perché chi tende insidie ai compagni può provocare la rovina all’intero sistema. Ma la speranza, che è l’ultima a morire, è che l’epidemia infonda saggezza in tutte le componenti dello Stato. In ogni caso occorre un maggior amore di patria che finora le imprese, non tutte, hanno dimostrato di non avere. Le delocalizzazioni dimostrano che le imprese italiane affermano la loro italianità solo quando hanno bisogno degli aiuti statali. Per tutte basti citare la FCA, ex FIAT, dimostratasi ingrata verso l’Italia pur avendo ricevuto nel passato consistenti aiuti. Sempre, comunque, sotto la spada di Damocle (vera e propria minaccia) di indiscriminati licenziamenti. Ora, però, il Governo dimostri di sapere usare sapientemente le risorse che arriveranno dal Recovery Fund europeo saltando con coraggio e determinazione gli ostacoli che le varie voci del Paese e la burocrazia tenderanno di frapporre.