«Nelle case di riposo una generazione che non abbiamo saputo proteggere»

Diritti & Lavoro

I decessi nelle case di riposo della Bergamasca in questi primi mesi del 2020 sono stati 1.322 in più dell’anno scorso. In totale, dal primo gennaio, gli anziani morti nelle Rsa sono 1.998. Lo si è appreso nei giorni scorsi in seguito all’inchiesta della Procura di Bergamo per epidemia colposa e omicidio colposo, ancora a carico di ignoti.

Sulla questione interviene anche il sindacato pensionati della Cgil. «Dopo avere chiesto conto, per settimane, del numero di decessi nelle Rsa alle autorità sanitarie e dopo che autonomamente, attraverso la rete dei propri delegati nei diversi luoghi di lavoro, la Cgil è riuscita a fare una stima delle dimensioni reali del dramma – si legge in una nota -, ora lo Spi Cgil di Bergamo apprende ufficialmente, come tutti i cittadini, che sono 1.998 i decessi avvenuti nelle case di riposo della provincia dall’inizio dell’anno».

«Un terzo degli ospiti delle stesse case di riposo, dunque, non c’è più – commenta Augusta Passera, segretaria dello Spi provinciale -. È il triplo dei decessi degli anni scorsi. Nella drammaticità dei dati, vediamo il fallimento di un sistema che non ha saputo proteggere i più fragili. In questi mesi abbiamo provato a far emergere la vera dimensione di questo dramma, di quanto l’epidemia colpisse le persone nelle strutture per anziani. Per primi come organizzazioni sindacali dei pensionati abbiamo stimato i decessi del mese di marzo e poi ancora a metà aprile. Oggi vediamo, purtroppo confermate quelle stime».

«In queste settimane – prosegue Augusta Passera – abbiamo chiesto più volte all’Ats (Agenzia di tutela della salute, ndr) di Bergamo di rendere nota la situazione dei decessi, dei tamponi effettuati, delle protezioni per il personale, delle misure prese a difesa degli anziani. L’Ats ha scelto la via delle rassicurazioni e degli elenchi di cose fatte, ma nessun numero, nessuna risposta concreta. Abbiamo addirittura lanciato una operazione ‘Verità e trasparenza’ con annessa una petizione».

«Ora finalmente – conclude la responsabile dello Spi Cgil – la Procura della Repubblica ci restituisce nella sua drammaticità numerica quello che è avvenuto. È una prima forma di giustizia nei confronti di chi non c’è più e dei loro famigliari. Successivamente, si individueranno le eventuali responsabilità collettive o individuali e sarà un’altra forma di giustizia. Nessuno restituirà ai propri cari le persone che sono mancate. Nessuno ci restituirà una generazione che non abbiamo saputo proteggere».